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Tennis

Novak Djokovic ringiovanisce, gioca una partita stellare ed elimina Jannik Sinner in 5 set agli Austalian Open

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Jannik Sinner
Jannik Sinner / LaPresse

La giornata più lunga degli Australian Open 2026 ha un epilogo di un’amarezza infinita in casa Italia. Jannik Sinner vede spegnersi le speranze di giocare per il tris agli Australian Open di fronte a un Novak Djokovic ridiventato improvvisamente, se non quello degli anni migliori, perlomeno quello delle Olimpiadi 2024. 3-6 6-3 4-6 6-4 6-4 il punteggio con cui il serbo va in finale a Melbourne per cercare l’11° titolo e il 25° Slam in assoluto, contro un Carlos Alcaraz anche lui proveniente da un match complicatissimo e non solo per il lato tennistico. Si ferma a 5 la striscia di finali Slam consecutive di Sinner.

Dopo un game da un ace e una battuta con cui quasi non fa partire lo scambio, Sinner pressa subito il servizio di Djokovic con il passante lungolinea di rovescio del 15-30. Immediate le due palle break: ne basta una, con il dritto del serbo che va via ed è già 2-0 per Jannik. All’atto del 3-0 sono tre ace. Per Djokovic una palla del 4-0 da salvare, e arriva con un ace, poi il serbo vince con più di una difficoltà il game. Sul 3-1, dal 30-0, la prima di Sinner scompare, l’avversario ne approfitta, prende campo e vincenti e c’è la palla break, che Djokovic però manda in rete su una seconda insidiosissima. Sul 4-1 il conto ace dell’italiano dice 5. Di qui in avanti di game lottati neppure l’ombra, il serbo lo si nota in condizione migliore rispetto a due giorni fa, ma ha un problema dall’altra parte: Sinner, che concede molto più agli occhi del pubblico che a lui. E che, tra una palla corta incrociata stretta e una prima implacabile, sigla il 6-3 in 38 minuti.

Dopo tre game sostanzialmente innocui per l’uno e per l’altro, è Djokovic il primo ad avere la chance sul 2-1 in proprio favore. Sono tre le palle break che si guadagna. Nelle prime due occasioni Sinner gioca due prime precise. Prima che entra anche nel terzo caso, ma qui è il dritto che lo tradisce: 3-1 Djokovic. Jannik non si scompone, approfitta di qualche errore dall’altra parte e va subito sullo 0-40; una demivolée in allungo e due prime aiutano però il serbo a risalire, poi il break è confermato. Anche sul 4-2 Sinner va sul 15-30, poi sbaglia di rovescio di poco. Si va comunque ai vantaggi dopo una serie di quattro palle che non toccano terra, e Djokovic concede la palla del controbreak con un dritto che va a metà rete. Il serbo proprio qui mette il secondo ace, ritrovando poi la prima di servizio. Ed è quella la base che lo porta a portarsi a casa il 6-3 in 47 minuti.

Il terzo game del terzo parziale è fondamentale per Sinner, che nonostante un doppio fallo su una seconda che tale non doveva essere e un 30-30, riesce a giocare un passante in corsa che di fatto lo salva. Ugualmente Djokovic vede un dritto in diagonale di Sinner uscire di pochissimo sul 15-30, andando poi a salvarsi per il 2-2. Dove, poi, Jannik commette un altro doppio fallo che vuol dire palla break per il serbo. L’azzurro l’annulla con un passante lungolinea di rovescio che, quanto a brividi dietro la schiena, ne fa passare tanti. Poi due prime, cui seguono un dritto e uno schema palla corta-passante di dritto, offrono il 3-2. Di reali occasioni per un po’ non ne arrivano più, ma, sul 5-4, tutti i problemi di Djokovic arrivano a presentarsi in un sol colpo. Sinner tiene lo scambio, giungono lo 0-40 e i tre set point in fila. Il dritto in corsa sulla prima chance pare quello della finale di Wimbledon 2025, ma c’è un problema. Si chiama nastro, e la palla glielo porta via, con Jannik che fa fatica a non diventare blasfemo. Poco male, perché nel successivo scambio a rete Djokovic si trova in difficoltà ad alzare il lob per scavalcare l’italiano. La palla, infatti, finisce oltre la riga: 6-4.

Si riparte subito sul filo di lana: da una parte tre ace, dall’altra tre dritti vincenti, game ai vantaggi, due palle break non consecutive per Djokovic. Sinner sbaglia di dritto (anche nella scelta di quando cambiare lato nello scambio) e subito perde la battuta. Sul 2-0 per il 10 volte campione di Melbourne, di fatto, è un lob infinito sullo 0-15 che salva il game di Sinner, in grado poi di tenere la battuta. Jannik ci prova, in difesa si spende, ma il serbo è in quella fase in cui cerca di dare tutto, con un livello di gioco che forse dalla finale delle Olimpiadi 2024 non si vedeva da parte sua. L’azzurro riesce ad andare sul 15-30, Djokovic serve una prima esterna, poi però viene passato da Jannik a rete: il rovescio vale la palla break, annullata perché un bel recupero si ferma sul nastro, due centimetri più in basso del dovuto. La reazione è immediata: passante in corsa, questo sì, stile Wimbledon 2025, e seconda palla break. Solo che Sinner s’allontana in risposta, e sulla seconda Djokovic gioca servizio e volée (poi appoggia la palla, ma a punto vinto). Alla fine il serbo il 5-3 lo ottiene. L’italiano raggiunge il 5-4 con il 21° ace da record personale, poi con una risposta vincente e un gran dritto annulla due set point in fila. Non basta: dopo tre ore e 10 minuti è 6-4 e si va al quinto set.

E già nel secondo game Sinner mostra di esserci. Eccome se c’è: gioca tre gran punti dal 15-0 Djokovic, il terzo dei quali è un bel dritto che gli vale due palle break. Che, però, se ne vanno, soprattutto per merito del serbo. L’occasione, con annesso doppio fallo del classe 1987, si ripresenta ancora in formato 15-40 sul 2-1, solo che Djokovic ancora s’inventa due punti vecchio stile. Ce n’è una terza, ma Sinner trova male la palla e il risultato è un dritto in corridoio. Sul 3-3, dopo tre turni di battuta in cui Jannik non si fa neanche lontanamente avvicinare, arriva il momento critico: da 40-15 si va ai vantaggi, poi il dritto se ne va e Djokovic ha la palla break. Se ne va un altro, e arriva il 4-3 per il serbo. Se c’è uno che non molla mai, però, è Sinner, che subito ottiene lo 0-40 di personalità. Il problema è che manca l’ultimo passo, e questo vale soprattutto sulla terza palla break, che è un rovescio lungo al centro. E un altro che va appena largo gli impedisce di avere la quarta opportunità di tornare in parità. Djokovic si porta con un ace sul 5-3, poi il successivo game Sinner lo tiene a zero. Arrivano due match point per Djokovic: sul primo Jannik gioca un ottimo scambio, sul secondo intuisce il potenziale ultimo dritto del serbo, lo difende chissà come e poi chiude. Gli ultimi due punti, però, sono del serbo, che in 4 ore e 9 minuti mette fine al match.

Ci sono dei dati quasi senza senso se non si è visto l’incontro: 140-152 di punti vinti a favore di Sinner, che oltretutto ha un rapporto vincenti-errori gratuiti di 72-42 contro 46-42. In breve, Jannik è stato a livello numerico migliore in quasi tutto. Ma, alla fine, il match lo vince Djokovic perché il tennis non è matematica. Un tema, questo, già presente nella finale del Roland Garros 2025 contro Alcaraz. E che qui ritorna in modo ancora più assurdo, in una di quelle notti che per il serbo sono e restano oro capitato dal cielo.

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