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Tennis

Jannik Sinner si lecca le ferite: “Dall’altra parte c’era un grande giocatore. Ho sbagliato le scelte”

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Jannik Sinner LaPresse
Jannik Sinner / LaPresse

Una sconfitta che fa male a Jannik Sinner e sempre al quinto set. Vince Novak Djokovic la seconda semifinale degli Australian Open 2026 e sarà il serbo ad affrontare domenica lo spagnolo Carlos Alcaraz. Non ci si aspettava un riscontro del genere, ma grandi meriti all’asso balcanico per il tennis espresso, ma anche qualcosa che nel tennis dell’azzurro che non ha funzionato.

L’altoatesino non cerca alibi, non si nasconde dietro le statistiche e né dietro la stanchezza. “Sono successe tante cose in questo torneo“, racconta a caldo, “e ho cercato di imparare sia dalle vittorie che dalle partite più difficili. Oggi ho dato tutto quello che avevo, ma non è bastato. E va bene così“.

Un’analisi lucida, se si considera che i numeri lo vedono primeggiare in molti fondamentali: 26 ace, record personale, e una resa complessiva che lo ha spesso messo in controllo dello scambio. A fare la differenza, però, sono stati quei pochi momenti chiave – due palle break convertite da Djokovic su 18 – che hanno spostato l’inerzia del match. “Il tennis si gioca in due“, sottolinea Jannik. “Dall’altra parte della rete c’era un grandissimo giocatore. In certi momenti ho fatto scelte che sentivo giuste, ma che magari non lo erano”.

Nessun riferimento a condizioni particolari, nessuna giustificazione esterna. Solo la consapevolezza di una crescita ancora in corso. “Stiamo facendo passi in avanti“, aggiunge, pur ammettendo che parlare a pochi minuti dall’uscita dal campo non è semplice. La partita è ancora lì, viva, addosso. Ma l’obiettivo resta lo stesso: trattenere il positivo, trasformare anche una sconfitta così dura in un tassello del percorso.

Dichiarazioni da Vanni Gibertini

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