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Tennis

Puppo: “Mi ha colpito la crescita nel gioco di Cobolli. Shelton è un po’ teatrale”

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Flavio Cobolli
Flavio Cobolli / LaPresse

Nuova puntata di TennisMania, condotta da Dario Puppo (giornalista/telecronista di Eurosport) in onda canale Youtube di OA Sport. Si è approfondito quanto accaduto nella nottata italiana tra Flavio Cobolli e Ben Shelton, nel match valido per gli ottavi di finale del Masters1000 di Toronto. Sul cemento canadese ha prevalso al tie-break decisivo l’americano, con Cobolli non in grado di sfruttare le proprie occasioni.

Partita a tratti bella e interessante. Se Shelton sarà quello contro Cobolli, non credo che farà molta strada nei prossimi tornei, soprattutto pensando agli US Open. Non ha così tanto margine e col dritto commette troppi errori. Lo gioca molto lontano dal corpo“, le prime parole di Puppo sul confronto.

Entrando maggiormente nel dettaglio: “Pensavo che la vincesse Cobolli perché stava giocando meglio, al di là di essere avanti di un break nel terzo set. Si era portato nella situazione ideale. Non è stato così, ha avuto troppa fretta ed era troppo nervoso l’italiano. Poi c’è stato il chiarimento a fine partita, dettato da un malinteso di Shelton su un gesto di Flavio nel tie-break. Lo statunitense è anche un po’ troppo teatrale“, il parere del collega di Eurosport.

Sono rimasto stupito anche dal fatto che papà Shelton in un game gli avesse suggerito di fare un serve&volley, come a dire che lo statunitense a volte giochi un po’ a caso. Cobolli mi ha colpito perché la sua qualità di gioco è molto cresciuta, al punto che se la giocava tranquillamente di rovescio sulla diagonale del dritto di Shelton e faceva il punto. Sapeva come rubargli il tempo“, ha commentato Puppo.

Tornando su Shelton: “L’americano ha raggiunto dei picchi importanti, come dimostrano le semifinali agli US Open e a Melbourne, ha un grande potenziale, ma non so se sarà in grado di mettere tutto insieme. Inoltre, a me non piace questo fatto che il padre gli dia così tanti suggerimenti nel corso della partita. Un coaching così lo gradisco poco“.

Una battuta finale sul calendario e sulle dichiarazioni di Alexander Zverev, che si è lamentato dell’eccessiva lunghezza dei Masters1000: “Io credo che di base Cincinnati, rispetto all’Open del Canada, goda di una storia diversa e poi c’è anche un posizionamento nel calendario che sfavorisce l’impegno sul cemento canadese“.

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