America’s Cup, le manovre di Dunphy per restare ad Auckland. Lo scatto di Cork, i milioni di Jeddah: dove si gareggerà?

Tra 18 giorni sapremo dove si disputerà la prossima edizione della America’s Cup. Siamo alle strette finali per quanto concerne la decisione di sede e date della competizione sportiva più antica al mondo: il prossimo 17 settembre Team New Zealand, detentore della Vecchia Brocca (vinta cinque mesi fa battendo Luna Rossa per 7-3 in una spettacolare finale), darà l’annuncio ufficiale. Lo scenario si sta pian piano delineando e stiamo giungendo alla stretta finale: siamo arrivati a una sorta di ballottaggio di cui si sta parlando da un paio di settimane in maniera insistente.

Secondo quanto riporta la stampa neozelandese (NZ Herald e Stuff, le due testate più quotate) c’è ancora una piccolissima possibilità di mantenere l’evento nella baia di Auckland. Ci si aggrappa a Mark Dunphy, il miliardario a capo della Greymouth Petroleum, ma sembra che si tratti di un tentativo davvero disperato e troppo dietro le quinte per poter essere concretamente condotto in porto. Non c’è grande ottimismo riguardo a questo possibile scenario e sembra una pentola con bollicine troppo ferme per poter davvero esplodere in poco più di due settimane (ricordiamo che l’annuncio sulla location non può slittare oltre il 17 settembre, ovvero sei mesi dal momento in cui si è conquistato il trofeo). Grant Dalton, CEO di NZ, tiene aperta la porta ma egli stesso ha dichiarato di avere avuto soltanto un colloquio e un po’ troppo fumoso.

Il ballottaggio è dunque tra tre località, come appare ormai abbastanza evidente (al netto dell’ipotesi Golfo di Hauraki appena evidenziata): Cork, Jeddah, Valencia. Le abbiamo riportate in ordine di exit poll: al momento, infatti, l’amena cittadina dell’Irlanda appare essere prediletta. I motivi sono variegati: portare la America’s Cup in Europa potrebbe essere interessante per diverse ragioni (economiche e mediatiche in particolar modo), le strutture esistenti sono di ottimo impatto e andrebbero rimodernate, Origin Sports ci sta mettendo più di una buona parola. La società di consulenza sportiva con sede a Londra, a cui Team New Zealand si è rivolto per valutare le varie candidature, è guidata dall’amministratore delegato Steward Hosford, il quale è originario di Cork e ha dichiarato all’Irish Times che ospitare la Coppa America garantirebbe “un eccezionale rapporto qualità-prezzo”.

Cork avrebbe messo sul piatto circa 200 milioni di euro, ma attenzione a Jeddah perché i petrodollari hanno come sempre enormi potenzialità. La capitale dell’Arabia Saudita sogna in grande ed è pienamente in corsa: non avrà il fascino marino e romantico di Cork, ma i soldi hanno un potere enorme ed è anche il motivo che ha spinto i Kiwi a cercare sedi lontane da Auckland (il Governo nazionale aveva offerto circa 60 milioni di euro per restare nel Paese). Jeddah ospiterà un Gran Premio di F1 il prossimo 5 dicembre ed è stata cornice del confronto di boxe tra Anthony Joshua e Andy Ruiz per il Mondiale WBA, WBO, IBF, IBO dei pesi massimi: ospitare la Coppa America permetterebbe di dare una spallata vera e proprio ai mai amati vicini di casa Qatar e Bahrain, che negli ultimi venti anni si sono dati da fare per strappare l’organizzazione di eventi sportivi (in Qatar si disputerà anche il Mondiale di calcio 2022).

La terza opzione sembra essere quella meno calda. Valencia ha già ospitato la America’s Cup nel 2007 e nel 2010, quando Alinghi scelta la località spagnola per difendere la Vecchia Brocca visto che in Svizzera non ci sono sbocchi sul mare. Le infrastrutture sono già presenti e la capacità organizzativa è notevole, ma al momento è attardata nei pronostici della vigilia rispetto a Cork e Jeddah, anche per un “semplice” fatto economico: come ha dichiarato il sindaco, si stanno ancora pagando i debiti di ormai quindici anni fa. La data più probabile è quella del 2024, ma staremo a vedere se ci saranno anticipi o posticipi di un anno.

I partecipanti? Team New Zealand difenderà il titolo, i britannici di Ineos Uk sono Challenger of Record, la nostra Luna Rossa e gli statunitensi di American Magic hanno già garantito la partecipazione. Sono gli stessi team che si sono fronteggiati in acqua durante l’ultimo inverno boreale, vedremo se ci saranno ulteriori inserimenti.

Foto: Lapresse

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