MotoGP, per Valentino Rossi è la peggior stagione di sempre. Ha senso questa marcia sul viale del tramonto?

Sono andati in archivio sette Gran Premi del Motomondiale 2021. In altre parole abbiamo ormai superato la pietra miliare del terzo di stagione, poiché quest’anno sono previste 19 gare. Si può dunque tracciare un primo bilancio strutturato delle prestazioni di Valentino Rossi, che sta attraversando il momento peggiore della sua carriera. Mai, infatti, il Dottore si era trovato ad avere un bottino così scarno dopo sette appuntamenti.

Finora il quarantaduenne di Tavullia ha raccolto la miseria di 15 punti, con un 10° posto al Mugello come miglior risultato. Si tratta di un rendimento che lo fa vegetare in una mesta 19ma posizione nel Mondiale, dietro anche ad avversari che hanno disputato un numero inferiore di competizioni (Jorge Martin e Marc Marquez hanno ottenuto più punti nonostante le assenze).

Nel 2020 la situazione era decisamente migliore, poiché nelle sette gare iniziali Rossi aveva conquistato un podio (3° nel GP di Andalusia) e si era classificato quattro volte nei primi cinque (4° a Misano, 5° sia a Brno che nel GP d’Austria). Neppure gli anni in Ducati erano stati così avari di piazzamenti di prestigio. Sia nel 2011 che nel 2012 era arrivato un podio alla quarta gara e, in ogni caso, nella prima stagione con la Casa di Borgo Panigale Valentino era una presenza fissa nella top-six.

Insomma, mai in 22 anni di militanza nella top-class, il Dottore aveva ottenuto risultati così deboli. Per trovare una prima parte di campionato senza neppure un podio si deve tornare indietro addirittura di un quarto di secolo, all’ormai lontano 1996, ovvero all’esordio assoluto del tavulliese nel Motomondiale. Però, anche in quel caso, la competitività era comunque superiore, perché erano quantomeno arrivati due quarti posti. Pertanto, inutile girarci intorno, al momento il 2021 è il peggior anno della lunghissima e gloriosa carriera di Valentino.

Il dato più impietoso è rappresentato dal confronto con i compagni di marca. Se Yamaha fosse una moto in difficoltà, allora sarebbe il mezzo meccanico la causa dei problemi. Invece la competitività della M1 non può essere messa in discussione. Per dare un’idea di quanto Rossi sia indietro rispetto a Fabio Quartararo, Maverick Viñales e Franco Morbidelli, è sufficiente dare uno sguardo al distacco dal vincitore accumulato sul traguardo in ognuno dei 7 GP disputati sinora.

GP QUARTARARO VIÑALES MORBIDELLI ROSSI
LOSAIL I 3.030 0 23.892 10.742
LOSAIL II 0 2.110 5.787 14.246
PORTIMAO 0 23.761 5.127 RIT
JEREZ 18.907 5.651 2.516 22.731
LE MANS 14.468 40.577 LAP 42.198
MUGELLO 0 17.239 37.906 25.146
MONTMELO’ 7.815 6.281 15.652 RIT

 

Come si può notare, il Dottore non è ancora riuscito a chiudere una gara sotto i dieci secondi da chi l’ha vinta, ma la cosa peggiore è che almeno altre due Yamaha sono sempre passate prima di lui sotto la bandiera a scacchi. Quando il tavulliese l’ha vista, perché al momento è anche il solo centauro della casa di Iwata a essere caduto in più di un’occasione.

Il problema è che non può neppure essere tirata in ballo la sfortuna, perché anche in tema di velocità pura la situazione è deficitaria. Basta dare uno sguardo ai risultati in qualifica, riassunti dalla seguente tabella.

GP QUARTARARO VIÑALES MORBIDELLI ROSSI
LOSAIL I 2 3 7 4
LOSAIL II 5 3 10 21
PORTIMAO 1 12 5 17
JEREZ 1 7 2 17
LE MANS 1 2 4 9
MUGELLO 1 13 10 19
MONTMELO’ 1 6 5 11

 

Si evince come, eccezion fatta per Losail-1, Valentino sia sempre stato il più lento tra i quattro piloti Yamaha e vanti un mediocre 14° posto come posizione media in qualifica. Per intenderci, la media delle prestazioni di Quartararo da’ 1,7, quella di Morbidelli 6,1 e quella di Viñales 6,6. Indi per cui Rossi è lontanissimo dal rendimento del francese, ma anche distante sia da quello di Morbido che dello spagnolo.

Ricapitolando, qui c’è poco da interpretare. Il 2021 del Dottore è ben lontano dall’essere soddisfacente. Alla luce di questa evidente situazione, cosa succederà durante la pausa estiva? Certo, rimangono il Sachsenring e Assen per provare a combinare qualcosa di buono, ma la tendenza non è delle più incoraggianti, soprattutto perché si protrae ormai da ottobre 2020.

Luglio sarà il mese decisivo per il futuro del tavulliese. Lo vedremo in pista anche nel 2022, a 43 anni, nel tentativo di effettuare un “rimbalzo”? Ci sarà da parte sua la determinazione di provarci? Ma al di là di questo, Yamaha e Petronas daranno ulteriormente fiducia al sette volte Campione del Mondo della classe regina? D’accordo, l’impatto mediatico di Valentino rimane superiore a quello di qualunque centauro più giovane e, potenzialmente, più performante. Però non si può vivere in eterno della luce riflessa di un luminosissimo passato, soprattutto se non c’è neppure qualche fiammata estemporanea a ravvivare la fiamma. Se non dovessero più verificarsi degli exploit, il Rossi pilota è destinato a rimanere solo il brand di sé stesso.

In conclusione, la speranza è che l’uscita di scena di un fuoriclasse come il Dottore possa essere all’altezza del suo blasone, senza assumere i contorni della lunga e triste camminata sul viale del tramonto a cui tanto assomiglia questo sofferto 2021.

Foto: MotoGPpress.com

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