Boxe: alle Olimpiadi Italia tutta al femminile. Uomini, pagata Londra ben più di Parigi

Si è concluso da poche ore il secondo troncone del Preolimpico di boxe, finito a Parigi dopo che era partito più di un anno fa a Londra, prima di essere interrotto dal rapido evolvere della pandemia di Covid-19 e delle sue conseguenze. Bilancio più che positivo per l’Italia al femminile, con quattro qualificate su cinque, mentre per gli uomini è particolarmente desolante: per la prima volta da cent’anni a questa parte è stato infatti depositato un uovo alla casella dei partecipanti alle Olimpiadi.

Il capitolo delle donne è chiaramente quello che più sorrisi ha regalato al pugilato tricolore, con ben quattro rappresentanti di cui una, Irma Testa, vincitrice del suo torneo nei 57 kg, e anche futura testa di serie in Giappone, un vantaggio non da poco. Proprio il suo nome sarà da tenere particolarmente d’occhio per le prospettive di ciò che accadrà tra un mese e mezzo: ci sono da migliorare i quarti di finale del 2016 (dove era in ogni caso sfavorita), e ci sono anche i mezzi per poterlo fare.

Anche le altre hanno dato segnali positivi: Angela Carini e Giordana Sorrentino (69 e 51 kg rispettivamente) hanno messo in mostra personalità, ma soprattutto sono accomunate da una caratteristica di rilievo: l’età. Una ha 22 anni, l’altra 21, e dunque non sono solo due pugili che entrano nel lotto azzurro a Tokyo, ma sono anche due persone che possono restare a questi livelli a lungo, e quindi disputarne altre di manifestazioni a cinque cerchi. Per loro non è che l’inizio di un percorso più ampio. Allo spareggio ce l’ha fatta Rebecca Nicoli, per cui si può applicare un discorso simile essendo la milanese del 1999. Beata gioventù, viene da dire.

Per quel che riguarda gli uomini, se ci sono dei processi da fare, di certo sul banco degli imputati sarebbe per buona misura ingiusto porre Simone Fiori e Aziz Abbes Mouhiidine. Loro si sono ritrovati nel ruolo di unici due sopravvissuti di Londra, quando tutti gli altri azzurri si erano fatti battere, più o meno contro pronostico, non riuscendo neanche a sperare di arrivare a Parigi dopo lo stop provocato dal Covid. Il tutto lasciando ovviamente da parte il discorso di Clemente Russo, che nulla ha a che vedere col ring nel senso che non ci è mai nemmeno potuto salire.

C’è di più: se per Fiori il destino era abbastanza segnato in partenza, Mouhiidine ha avuto l’enorme sfortuna di trovare Gadzhimagomedov, il russo che difficilmente perdona, ai quarti. Ed è stato anche bravo: il problema, come si diceva, è più di ricostruzione di una competitività maschile a livello internazionale che, soprattutto dal 2019 in avanti, è calata.

Foto: Jérémy Whyte (Boxing Road to Tokyo)

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