Rugby a 7, la ricetta della nuova Federazione per investire sul Seven

Settimana scorsa su queste pagine abbiamo iniziato ad affrontare il tema scottante dello stato dell’arte del rugby Seven in Italia. Il rugby a sette, come sappiamo, è disciplina olimpica, eppure nel recente passato è stato ignorato dalla Federazione Italiana Rugby, che lo ha relegato a poco più di un’attività da dopolavoro, investendo quasi nulla e, di fatto, lasciando lo sviluppo nelle sole mani dei tecnici delle nazionali, ma senza alcun supporto alle spalle.

Con la vittoria di Marzio Innocenti alle ultime elezioni federali uno dei quesiti più importanti è capire se e come la FIR vorrà investire sul Seven in chiave olimpica. Se Tokyo è ormai andata, l’obiettivo dev’essere nell’immediato quello di creare i presupposti per provare a centrare l’obiettivo Parigi 2024 e, comunque, creare una struttura tale da far trovare pronto il rugby italiano agli appuntamenti del prossimo decennio.

Partiamo da una questione rimasta troppo a lungo nell’ombra. Il rugby Seven è, come detto, disciplina olimpica e proprio in funzione di questo ruolo il Coni dà un importante contributo economico alla Fir. Contributo che, però, è stato speso in minima parte per far crescere la versione ridotta della palla ovale. E questo sarà il primo punto che Innocenti dovrà affrontare. Spendere i soldi Coni in funzione del motivo per il quale arrivano. Cioè il rugby a sette.

Nel programma del neopresidente federale il rugby Seven ha uno spazio magari ridotto, ma che per sommi capi mette nero su bianco quelli che sono stati i limiti fino a oggi e quali debbano essere le soluzioni da mettere in campo. Andiamo a vedere, dunque, qual è la ricetta della Federazione per investire sul Seven.

“Il Rugby Seven deve essere valorizzato. Obiettivo primario: le Olimpiadi! Sarà quindi oggetto di una profonda rivisitazione, identificando risorse e competenze di alto livello, individuando un centro di formazione militare cui demandare la gestione della disciplina, stimolandone al contempo la promozione sul territorio nazionale attraverso circuiti, tornei ed eventi sostenuti da un’adeguata struttura organizzativa. Diventerà attività complementare di campionato per tutte le categorie a partire dall’Under 15. Nella didattica di formazione dei tecnici di alto livello, saranno istituiti corsi specifici per Rugby Seven” si legge nel programma.

Partiamo dall’inizio. “Identificando risorse e competenze di alto livello”, cioè come detto investire i soldi Coni nel Seven e dare alle nazionali maschili e femminili una struttura basata sulle competenze, che devono essere valide, credibili. “Individuando un centro di formazione militare cui demandare la gestione della disciplina”, cioè quello che Gavazzi ha annunciato per anni senza mai metterlo in pratica. Cioè la creazione di un’Accademia – sia maschile sia femminile – dove specializzare un gruppo di atleti al rugby a sette, che ha bisogno di competenze tecniche, fisiche e tattiche diverse dal rugby a XV. Si è spesso parlato delle Fiamme Oro come possibile soluzione, vedremo se ciò si concretizzerà a breve.

“Stimolandone al contempo la promozione sul territorio nazionale attraverso circuiti, tornei ed eventi sostenuti da un’adeguata struttura organizzativa”, cioè creare, finalmente, un campionato Seven per far crescere i giovani e anche per diffondere anche mediaticamente il rugby a sette in Italia. L’opzione potrebbe essere eliminare la Coppa Italia, da sempre ignorata e inutile, e sostituirla con un torneo itinerante di rugby Seven nei periodi di pausa dei campionati nazionali. Questa è la ricetta, ora vedremo se arriveranno i risultati.

Foto: Luigi Mariani – LPS

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