Combinata nordica, per l’Italia maschile un Mondiale senza infamia e senza lode. Bene, invece, le azzurre

I Mondiali di Oberstdorf 2021 sono ormai passati agli archivi. Per l’Italia della combinata nordica maschile la manifestazione iridata è stata letteralmente dimezzata dal ritiro dell’intera spedizione azzurra, tornata a casa con cinque giorni d’anticipo a causa della positività al Covid-19 di alcuni membri dello staff tecnico e del personale di supporto al team. Dunque, non abbiamo ammirato nessun italiano nelle prove su trampolino grande. Le donne, invece, hanno fatto in tempo a esprimersi appieno. Andiamo, tuttavia, con ordine. Quale bilancio si può tracciare tra gli uomini sulla base di quanto visto su trampolino piccolo?

L’unica nota veramente lieta è Aaron Kostner, che ancora una volta ha saputo raggiungere l’apice della condizione atletica proprio in concomitanza del principale appuntamento stagionale. Il ventunenne gardenese ha ottenuto il 15° posto nella gara individuale, distinguendosi in positivo anche nella prova a squadre, grazie ai migliori salti dell’intero inverno e a prestazioni nel fondo più brillanti della media. Per lui si può sicuramente parlare di Mondiale positivo, soprattutto alla luce di quanto accaduto in precedenza durante l’annata agonistica. Considerando come Kostner sia più adatto ai trampolini di grandi dimensioni, è un vero peccato non averlo potuto verificare su Large Hill. Resta tuttavia da capire quale possa essere la reale dimensione dell’altoatesino nel lungo periodo, ovvero se il livello d’eccellenza mostrato nel Mondiale di Seefeld 2019 e in quello di Oberstdorf 2021 possa essere mantenuto anche più a lungo di un paio di settimane, oppure se Kostner si iscriverà alla categoria dei François Braud e dei Bernhard Gruber, abituati a brillare principalmente nelle gare con medaglie in palio.

Per il resto cosa si può dire? Che Raffaele Buzzi è indiscutibilmente piaciuto nel fondo, dove ha firmato due performance pregevoli. Purtroppo è mancato sul trampolino, che rimane lo storico tallone d’Achille. In ogni caso, il venticinquenne friulano è migliorato anche nel comparto salto e la stagione 2020-2021 rimane la migliore della sua carriera tout-cout. Complessivamente, il suo non è stato un Mondiale malvagio.

Invece, non può essere considerato positivo il bilancio delle due punte del team, ovvero Alessandro Pittin e Samuel Costa. Il primo, dopo un inizio di inverno incoraggiante, è calato di rendimento sul trampolino da fine gennaio in poi, con ovvie ripercussioni sui risultati a tutto tondo. Al di là di questo fatto, va rimarcato come il trentunenne carnico a Oberstdorf non abbia neppure brillato nel suo storico punto di forza, ovvero la velocità sugli sci stretti. Pittin non ha rubato l’occhio né nella gara individuale, dove comunque una volta acquisita la venticinquesima posizione non aveva più possibilità di recuperare terreno e dunque sarebbe stato inutile svenarsi, né nella prova a squadre, dove invece non è stato in grado di recuperare alcunché rispetto a un avversario inferiore nel fondo come il francese Laurent Muehlethaler. Difficile, per non dire impossibile, trarre conclusioni sul conto di Alessandro. Quanto si è visto non è stato all’altezza delle aspettative, ma proprio per questo sarebbe stato interessante avere una prova d’appello nella seconda settimana.

Discorso simile, ma non analogo per Costa. Il ventottenne gardenese è l’unico atleta italiano che nella stagione 2020-21 è indiscutibilmente involuto nel salto, non solo in termini di risultati, ma anche di tecnica. I livelli d’eccellenza di un passato sempre più lontano sono ormai un pallido ricordo e l’altoatesino, un tempo tra i migliori cinque del circuito sul trampolino, oggi non è neppure tra i primi venti in questa componente. Anzi, il Samuel attuale è un atleta dalle caratteristiche opposte rispetto a quelle del momento migliore della sua carriera, essendo più efficace sugli sci stretti che nel salto. Attenzione, questo non significa che il baricentro di Costa si sia spostato verso il fondo, ma semplicemente che la regressione sul trampolino è tale da aver tramutato questa componente da piatto forte della casa a lacuna da colmare. Il 20° posto nella gara individuale è stato un brodino, mentre il gardenese è completamente mancato nella prova a squadre. Proprio la sua controprestazione è stata la ragione principale della deludente settima piazza azzurra. Viene da chiedersi se rivedremo mai il Samuel del 2016-17, capace di chiudere i segmenti di salto nelle primissime posizioni, oppure se ci si dovrà rassegnare a questa nuova versione decisamente meno competitiva e convincente.

Effettuati i distinguo del caso, in conclusione si può affermare che complessivamente per l’Italia della combinata nordica maschile il Mondiale (dimezzato) di Oberstdorf 2021 si sia concluso senza infamia e senza lode. Al contrario, le donne possono archiviare una manifestazione iridata completa e soprattutto brillante.

Alla vigilia, l’obiettivo del settore femminile era quello di piazzare un’atleta tra le prime sei e due nella top-ten. Traguardo centrato in pieno, in quanto Annika Sieff ha concluso sesta e Daniela Dejori settima. Anzi, con il senno di poi potrebbe esserci addirittura un po’ di rammarico, in quanto con un salto al top delle proprie potenzialità, la diciassettenne fiemmese avrebbe potuto addirittura sognare di giocarsi una medaglia con le norvegesi. Non sarebbe stato facile, ma partire assieme alle scandinave avrebbe completamente cambiato la dinamica della sua gara. Purtroppo un atterraggio non irreprensibile dopo il lunghissimo salto di allenamento ha verosimilmente lasciato qualche scoria mentale proprio in vista di quello di gara. In ogni caso, il giudizio non cambia, la combinata nordica femminile italiana scoppia di salute. Ci sono due ragazze che, in questo momento, possono essere considerate tra le prime dieci del mondo. La più attempata Veronica Gianmoena, assente per infortunio, avrebbe potuto esprimersi sullo stesso livello e Lena Prinoth sta accumulando esperienza. Si vedrà quale sarà l’evoluzione dei prossimi anni, la disciplina è ancora in fase embrionale e i valori potrebbero cambiare, ma le combinatiste azzurre archiviano il primo Mondiale della storia con un sorriso e una veemente iniezione di fiducia in vista del futuro.

FOTO: La Presse

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