Sci di fondo, Mondiali 2021: una speranza…e mezza di medaglia per l’Italia? Chance ridotte all’osso

Mancano pochi giorni all’inizio dei Mondiali di sci nordico di Oberstdorf 2021, che andranno in scena dal 25 febbraio al 7 marzo. La località tedesca ospiterà la manifestazione iridata per la terza volta nella sua storia, dopo averlo già fatto nel 1987 e nel 2005. In passato, lo sci di fondo italiano si è ricoperto di gloria sulle nevi bavaresi, scrivendo pagine della propria Storia con la “S” maiuscola. Trentaquattro anni or sono, Marco Albarello divenne il primo fondista azzurro a conquistare un titolo mondiale, imponendosi nella 15 km a tecnica classica. Il valdostano venne emulato pochi giorni dopo da Maurilio De Zolt, vincitore della 50 km a skating. Inoltre, nel 2005, Pietro Piller Cottrer e Fulvio Valbusa firmarono una sensazionale doppietta nella 15 km in passo pattinato, permettendo all’Italia di realizzare l’unica accoppiata iridata oro-argento della propria storia. Insomma, autentici trionfi di cui ancora oggi si sente l’eco, ma che appaiono difficili da replicare. Il presente dello sci di fondo azzurro è decisamente meno luminoso e, per l’edizione 2021, le speranze di medaglia sono davvero ridotte all’osso.

Francamente, ai nastri di partenza del Mondiale, sembrano solo due le gare in cui l’Italia può concretamente ambire al podio. Parliamo, ovviamente, delle due prove veloci maschili. Nel titolo si è scritto “una speranza e mezza” perché, effettivamente, la tecnica classica con la quale si disputerà la sprint individuale riduce notevolmente la competitività di Federico Pellegrino che, come ben sappiamo, è decisamente più performante a skating. Vero che in carriera “Chicco” si è preso il lusso di vincere anche in alternato (a Canmore nel 2016) e che ai Giochi Olimpici di PyeongChang 2018 è stato capace di fregiarsi di una splendida medaglia d’argento proprio in classico, ma 33 dei suoi 36 podi in gare di primo livello sono arrivati in pattinato. Inoltre, la prova a Cinque Cerchi di tre anni fa è stata l’ultima in classico in cui il valdostano ha concluso nelle prime tre posizioni.

Pellegrino partirà quindi fra gli outsider ma, francamente, appaiono esserci svariati atleti più quotati di lui nella corsa alle medaglie. Al di là di Johannes Høsflot Klæbo, favoritissimo per l’oro, hanno probabilmente più credenziali del trentenne azzurro anche i vari Erik Valnes, Alexander Bolshunov, Pål Golberg e Oskar Svensson. Per il Campione del Mondo 2017 sarà fondamentale raggiungere la finale, dove potrà eventualmente approfittare di uno schema tattico particolarmente favorevole (nel caso si tenga un ritmo basso) o di potenziali contatti tra i contendenti più agguerriti.

Se la sprint individuale è una “mezza speranza”, ben diversa è la situazione per quella a coppie, che invece andrà in scena a skating. Il tracciato di Oberstdorf dovrebbe addirsi particolarmente a Francesco De Fabiani, che potrà indubbiamente rappresentare un validissimo compagno d’armi per Pellegrino. Il tandem italiano, sulla carta, potrebbe essere secondo solo a quello norvegese e alla pari di quello russo. Il resto del mondo insegue e, ad onor del vero, sarebbe deludente non trovare la coppia tricolore sul podio. Non necessariamente sul gradino più alto, sia chiaro, ma comunque mancare una medaglia sarebbe un risultato alquanto amaro.

Nelle gare distance le speranze di salire sul podio sono al lumicino. L’unica carta da giocare potrebbe essere il già citato De Fabiani, che come detto in passato ha saputo ottenere risultati di grido a Oberstdorf. Cionondimeno, il “suo” format, ovvero la 15 km mass start, non assegna medaglie. Su quella distanza si gareggerà contro il cronometro. Invece le prove in linea si disputeranno sui 30 km (skiathlon) e sui 50 km, probabilmente troppi per il ventisettenne valdostano. Certo, se in queste ultime competizioni dovesse regnare sovrano l’attendismo e il ritmo fosse molto blando, allora Francesco potrebbe avere qualche possibilità nel finale, ma si tratta di uno schema tattico improbabile. Nella 15 km servirebbe, invece, un deciso aiuto da parte di materiali sopra la media e magari della buona sorte. Diciamo dello stesso tipo di cui si parlerà nel prossimo paragrafo.

In campo femminile, infatti, possibilità concrete di medaglia proprio non ce ne sono. L’unica speranza potrebbe essere rappresentata da una gara contro il cronometro fortemente condizionata dal meteo, come accaduto occasionalmente in passato. Dopotutto, la variabile impazzita rappresentata da una nevicata a competizione in corso ha permesso ad autentici carneadi di salire sul podio iridato. Chiedere al bielorusso Leanid Karneyenka o alla statunitense Caitlin Compton Gregg, clamorosamente medagliati rispettivamente a Sapporo 2007 e a Falun 2015, per informazioni. Insomma, senza un grande aiuto da parte della fortuna, le chance di vedere un’azzurra nella top-three sono pressoché nulle.

FOTO: La Presse

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