Sci di fondo, Federico Pellegrino è il paravento dietro cui si nasconde un movimento in crisi

La Coppa del Mondo di sci di fondo si è messa alle spalle la fase iniziale della stagione 2020-21. Le ultime settimane sono state molto particolari. In primis perché una delle quattro tappe previste è stata cancellata; in secondo luogo, poiché gli appuntamenti di Davos e Dresda sono andati in scena senza Norvegia, Svezia e Finlandia. Questa dinamica ha indubbiamente depauperato il livello medio delle competizioni, aprendo al contempo prospettive inaspettate per chi si è presentato comunque al via delle prove. Non a caso Federico Pellegrino ha sfruttato al meglio le occasioni propizie, inanellando due vittorie di fila e tornando al successo dopo quasi due anni di digiuno. Cionondimeno, i risultati del trentenne valdostano non possono essere il tappeto sotto cui nascondere le magagne di un movimento in piena crisi.

D’accordo, Pellegrino ha fatto il suo e forse anche di più, perché le due affermazioni non erano scontate. Soprattutto quella di Dresda, dove la caduta è sempre dietro l’angolo e su un tracciato non certo favorevole alle caratteristiche dell’azzurro. Bravo Chicco a emergere sia nei Grigioni che in Sassonia. Nel suo caso il bilancio è indubbiamente positivo, anche perché il doppio trionfo gli ha permesso di prendere il comando nella Coppa del Mondo sprint con 40 punti di vantaggio sul russo Alexander Bolshunov e ben 189 su Johannes Høsflot Klæbo, fermo ai box in attesa di tornare a gareggiare nel massimo circuito. A skating, Pellegrino ha ribadito di essere ancora il miglior sprinter del mondo tra coloro che non hanno passaporto norvegese, respingendo l’assalto a tale ruolo lanciato dal francese Lucas Chanavat, cresciuto prepotentemente lo scorso inverno.

Il resto della squadra azzurra, invece, ha lasciato a desiderare. Anche Francesco De Fabiani, che procede a corrente alternata senza riuscire a trovare alcun tipo di costanza. Il ventisettenne di Gressoney St.Jean ha certamente ottenuto un paio di piazzamenti di prestigio nelle gare distance contro il tempo (la 12ma posizione di Kuusamo con tutti i migliori al via e il 5° posto di Davos senza nordici sono risultati dal medesimo peso specifico), ma da’ costantemente l’impressione di non riuscire a carburare al 100% delle proprie potenzialità. Intendiamoci, questa versione di De Fabiani è comunque superiore a quella dell’anno passato. Tuttavia, non siamo ancora al livello di due stagioni orsono. Il Francesco attuale è una via di mezzo tra quello brillante del 2018-19 e quello anonimo del 2019-20. La speranza è che dicembre possa essere solo il prodromo di una crescita di livello nelle settimane venture.

Non pervenuti tutti gli altri italiani. Certo, si è visto qualche timido lampo firmato da Giandomenico Salvadori, Giacomo Gabrielli e Michael Hellweger, ma si è trattato di episodi isolati, privi di qualsiasi continuità. Il settore boccheggia ed è inutile santificare il 26° posto del ventenne Davide Graz ottenuto in una 15 km di Davos priva di norvegesi, svedesi e finlandesi. Se al via ci fossero stati tutti i migliori, il pur talentuoso sappadino avrebbe concluso attorno alla quarantesima piazza. Dunque, c’è davvero poco da festeggiare in casa Italia, perché a parte un ottimo Pellegrino e un discreto De Fabiani, la situazione è oltremodo preoccupante. Il bilancio non può pertanto essere ritenuto positivo, perché oggi potrà anche esserci il paravento rappresentato dai grandi risultati dello sprinter valdostano, ma dietro di lui il vero aspetto dello sci di fondo azzurro maschile in questo mese di dicembre 2020 ha assunto contorni davvero inquietanti.

Foto: La Presse

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