F1, Ferrari e il rischio di abituarsi alla mediocrità

Il Mondiale 2020 di F1 si avvia verso la conclusione. La lotta per il successo finale non è frizzante, poiché già nella giornata di domenica Lewis Hamilton avrà l’opportunità di conquistare matematicamente il suo 7° casco iridato. Con ogni probabilità, anche se il titolo non dovesse essere arpionato nel Gran Premo di Turchia, al britannico sarà sufficiente aspettare solamente due settimane per chiudere definitivamente i conti. Un Mondiale mai in discussione, tale è stata la superiorità palesata dalla Mercedes, che a conti fatti è stata veramente battuta sul campo solamente in occasione del GP del 70° Anniversario, durante il quale le Frecce Nere hanno pagato dazio in tema di gestione degli pneumatici rispetto alla Red Bull. A Monza, senza la penalità rimediata da Hamilton per aver effettuato un cambio gomme in regime di pit-lane chiusa, la Casa di Stoccarda avrebbe facilmente trionfato.

In questo scenario, la Ferrari si attesta ad anni luce dalla Mercedes. Il Cavallino Rampante sta per archiviare una delle sue stagioni più difficili di sempre. Due fortunosi podi ottenuti da Charles Leclerc, in Austria e in Gran Bretagna, rappresentano il punto più alto di un’annata in cui la monoposto concepita da Maranello ha palesato ogni genere di lacuna, in quanto la SF1000 soffre di un motore poco potente e di scarsa efficienza aerodinamica, sia in tema di carico generato che nell’ambito di resistenza all’avanzamento. Ormai le Rosse non salgono sul podio da 9 Gran Premi consecutivi. Si tratta di una sequenza priva di precedenti nel XXI secolo, poiché per trovare una striscia negativa più lunga sotto questo punto di vista si deve tornare indietro di oltre 27 anni. Dopo il terzo posto di Jean Alesi nel GP di Canada 1992, passarono ben 14 gare prima che una Ferrari rientrasse nelle prime tre posizioni. Ci pensò lo stesso francese a interrompere il filotto “nero”, concludendo il GP di Montecarlo 1993 sul gradino più basso del podio. Che sia una stagione da dimenticare, lo dimostra il fatto che la Scuderia di Maranello sia attualmente sesta nel Mondiale Costruttori, ben più vicina al settimo posto di quanto non lo sia al terzo (infatti il distacco dalla Renault è di 32 punti, mentre il vantaggio sull’Alpha Tauri è di sole 16 lunghezze).

Il Reparto corse del Cavallino Rampante sta cercando di uscire dalla palude in cui è finito, utilizzando la seconda parte del 2020 come una sorta di test in vista del 2021, anche perché l’anno prossimo le ore di sviluppo in galleria del vento saranno limitate. Dunque, meglio portarsi avanti con il lavoro per cercare di raddrizzare una situazione terribile. In tal senso, il rischio peggiore è quello di abituarsi alla sconfitta. La Ferrari non può e non deve correre per un piazzamento, perché né il suo blasone, né il suo attuale budget giustificano il fatto di rischiare il doppiaggio dalla Mercedes praticamente in ogni gara. D’accordo, non si può pretendere che le Rosse tornino a lottare ad armi pari con le Frecce Nere già dalla prossima stagione, nella quale le vetture saranno molto simili a quelle attuali. Cionondimeno non ci si potrà neppure accontentare di “vedere il bicchiere mezzo pieno” per sempre.

Ci sono tanti aspetti su cui la Ferrari deve obbligatoriamente migliorare e non parliamo esclusivamente del piano tecnico. La strategia e i pit-stop sono una nota dolente da ormai troppo tempo. Se c’è da sbagliare qualcosa in merito alla pianificazione della gara, a Maranello lo sbagliano. L’ultimo esempio è rappresentato dal cambio gomme anticipato a Imola, che ha impedito a Leclerc di montare la mescola media, ovvero la più performante in assoluto sul circuito del Santerno. Al tempo stesso la sosta di 13 secondi di Sebastian Vettel si incastona in uno scenario inquietante, perché le statistiche affermano che in tema di velocità media dei pit-stop, il Cavallino Rampante è mestamente settimo, davanti solamente a Racing Point, Alpha Tauri e Haas. Una situazione inaccettabile per un top team che dovrebbe lottare con Mercedes e Red Bull, le quali invece risultano sempre di tre/quattro decimi più rapidi in ogni pit-stop.

Insomma, in ottica 2021 c’è veramente tanto da lavorare allo scopo di ritrovare il sentiero che porta alla vittoria già dal 2022. Perché la Ferrari ha costruito la sua epopea e il suo mito sul fatto di essere in grado di mettere in campo il meglio del meglio. Questo deve essere l’obiettivo di una Scuderia che, quindi, non può permettersi di navigare ancora a lungo nella mediocrità del 2020.

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Foto: La Presse

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