Ciclismo, Davide Bramati: “Bagioli ha grandi doti, Evenepoel può battere Ganna a cronometro. E Nibali…”

Anche in questo 2020 la Deceuninck-Quick Step è riuscita ad aggiudicarsi il primato nel ranking UCI come miglior squadra dell’anno più tormentato di sempre. Una stagione sì vittoriosa per la corazzata belga e i suoi 39 successi, che però si sono mischiati alle paure legate agli infortuni da lasciare col fiato sospeso di Fabio Jakobsen al Giro di Polonia e di Remco Evenepoel al Lombardia. Fortunatamente, col passare del tempo, lo spavento è stato annientato dalla ripresa dei due giovani scudieri del Wolfpack, che sicuramente saranno stati allietati, almeno moralmente, dagli interminabili successi dei loro compagni di squadra, che hanno lottato fino all’ultima gara sempre per loro; mossi da una motivazione più grande di qualsiasi altra cosa.

Davide Bramati, direttore sportivo della Deceuninck-Quick Step, sa bene cos’ha passato assieme ai suoi colleghi e ai suoi ragazzi, e in un’intervista rilasciata a noi di OA Sport ha parlato proprio delle gioie e dei dolori che hanno accompagnato la compagine fiamminga in questa stagione così strana. Oltre alle grandi soddisfazioni del Mondiale di Julian Alaphilippe e il Giro d’Italia di Joao Almeida, i punti più alti di questa annata appena finita, ha avuto una menzione speciale per i suoi quattro azzurri: Masnada, Bagioli, Ballerini e Cattaneo, protagonisti assoluti tra la prima parte del 2020 e la ripresa stagionale. E per il 2021 le ambizioni sono ancora più alte e concrete.

Partiamo da questo 2020 così travagliato…

“Non è stato facile sia per i corridori che per noi. Abbiamo passato quattro mesi di lockdown senza le corse, dove abbiamo cercato di tenere motivati e concentrati i nostri ragazzi. Si sperava nella ripresa stagionale, e così è stato. È stata un’annata molto strana. Speriamo soltanto che questa cosa non si ripeta nel 2021”. 

Le gioie più grandi sono state sicuramente il magnifico Giro d’Italia di Joao Almeida e il Mondiale di Julian Alaphilippe…

“Joao è sempre stato un ragazzo molto lontano dai riflettori, fino alla Corsa Rosa. Tutti quanti avranno visto che è un ragazzo molto tranquillo, posato, di compagnia e che non ha mai sentito il peso della maglia di leader a soli 22 anni e per ben quindici giorni. Non è stato facile, ma ci siamo riusciti. Vivevamo questo sogno giorno per giorno. Poi è arrivato lo Stelvio dove abbiamo trovato degli avversari più forti. Sicuramente ne siamo usciti con la consapevolezza che Joao c’è, che abbiamo fatto un’ottima scelta a prenderlo in squadra; e sono certo che sentiremo ancora parlare di lui già dal 2021. Per il Mondiale di Julian, cosa posso dire? Durante il Tour de France, quando è stata presentata la rassegna iridata di Imola, tutti avevamo visto che era un percorso decisamente adatto a lui. Ha corso l’ultima settimana della Grande Boucle pensando soltanto a quella maglia. È stata una grande vittoria. Era da qualche anno che la cercava, praticamente da Bergen 2017, e ha già onorato alla grande l’iride che indossa. Per alcuni anni si è sempre parlato della ‘maledizione della maglia iridata’ per le mancate vittorie, invece lui ha già dimostrato che ce la si può fare; e questo è un grande auspicio per il 2021”.

Mentre i dolori più grandi riguardano i brutti infortuni di Fabio Jakobsen e Remco Evenepoel. Come stanno?

“Remco è già in ritiro a Calpe e ha iniziato la preparazione per la prossima stagione. Per Fabio ci vorrà ancora un po’ di tempo, visto che dovrà sistemare un problema ai denti. Quindi bisognerà pazientare ancora un attimo, ma sono certo che lo vedremo preparare l’annata”.

Un Evenepoel al 100%, può essere il rivale numero uno di Filippo Ganna nelle prove a cronometro?

“Secondo me sì, e lo ha già dimostrato l’anno scorso. Quest’anno Ganna ha fatto un grandissimo Giro, una bellissima stagione, ed è migliorato tantissimo. Ovviamente non c’è solo Remco, ma anche uomini come lo stesso Rohan Dennis, compagno di squadra di Filippo. Nel 2019 Remco ha dimostrato di poter essere al pari di Ganna e gli altri e confidiamo tanto anche per la prossima annata”.

Un bilancio sugli azzurri della Deceuninck-Quick Step?

“Sicuramente i miei quattro italiani sono andati benissimo in questo 2020. Parto da Fausto Masnada che è l’ultimo arrivato. Ha fatto la Tirreno-Adriatico e il Giro d’Italia classificandosi rispettivamente sesto e nono nella generale. Era sempre presente anche per la squadra nel momento del bisogno e sono veramente contento del lavoro che ha svolto. Andrea Bagioli, il nostro neo professionista, ha vinto fin da subito e ha già dimostrato il suo grande valore. È un ragazzo con delle grandi doti e sono certo che ne sentiremo parlare tanto in futuro. Per quanto riguarda Davide Ballerini, beh, abbiamo visto il grande lavoro che ha fatto al Giro. Ha perso il Campionato Italiano per pochissimo e questa è stata la sua delusione del 2020. Purtroppo il ciclismo è così, si perde e si vince; e sicuramente l’anno prossimo lo vedremo protagonista nelle corse importanti. Infine, Mattia Cattaneo ha fatto un grande inizio di stagione, poi ha avuto tanta sfortuna al Giro dell’Emilia con quella brutta caduta dove ha rotto delle vertebre. Ma poi è tornato alla grande e ha anche sfiorato una vittoria di tappa alla Vuelta a España. È un ottimo uomo squadra e sarà molto importante nelle grandi corse a tappe per Evenepoel e Almeida”.

Soffermandoci su Bagioli, il valtellinese potrebbe diventare un corridore da classiche per poi evolversi nelle corse a tappe?

“Adesso come adesso ha dimostrato di essere un corridore finisseur, un killer. È giovane e al momento io punterei sulle corse di un giorno. Per i grandi giri potrebbe focalizzarsi sulle frazioni, per poi vedere tra qualche anno se ci sarà o meno la possibilità di cambiare strategia e puntare sulla classifica delle grandi corse a tappe. Adesso quelle di una settimana sono alla sua portata; poi potrebbe puntare a vincere un grande giro. Ma prima ci vuole esperienza e bisogna avere delle corse a tappe nelle gambe. Ci vuole tempo”.

Stiamo vedendo che si sta muovendo qualcosa tra i giovani italiani. E grazie a loro, secondo lei, riusciremo a tornare competitivi nelle corse a tappe? Su chi punterebbe?

“Penso che la nuova generazione stia arrivando, senza nulla togliere a corridori come Vincenzo Nibali o Alejandro Valverde, ad esempio, perchè sono certo che saranno ancora protagonisti. Però confido anch’io negli italiani del futuro, che riusciremo a trovare dei corridori in grado di poter vincere un grande giro. Se mi chiedi un nome, posso dire che ne abbiamo tanti; non vorrei mai dimenticarne qualcuno. Stanno arrivando, e forse tra un anno o due potremo dire chi potrà essere l’erede di Vincenzo Nibali”.

Parlando proprio di uomini come Nibali, Valverde o Froome, possiamo dire che è stata una stagione difficile per i grandi veterani nell’anno dei giovani. Il loro tempo è finito o si aspetta ancora qualche guizzo?

“Sicuramente. Sono campioni con una grande esperienza. Secondo me faranno un bellissimo inverno e vorranno tornare alla grande. Sono certo che li rivedremo ancora sul palcoscenico, soprattutto per quello che hanno sempre dimostrato. È innegabile la presenza di tanti giovani, mentre per loro c’è l’orgoglio, la voglia di far parlare ancora a lungo”.

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