Filippo Ganna e la metamorfosi per le corse a tappe: un salto nell’ignoto. Ma dal 2024…

Filippo Ganna è attualmente lo sportivo italiano più vincente in campo maschile assieme al nuotatore Gregorio Paltrinieri. A nostro avviso si tratta del miglior azzurro in assoluto del 2020, avendo conquistato il quarto oro iridato in carriera nell’inseguimento individuale su pista (con tanto di record del mondo) ed essendo riuscito nell’impresa di regalare la prima maglia arcobaleno della storia al Bel Paese in una cronometro su strada. Aggiungiamoci poi le quattro tappe vinte al Giro d’Italia, con tanto di maglia rosa vestita per due giorni: quanto basta per dipingere il piemontese come vera e propria leggenda, a dispetto dei soli 24 anni.

Il settimo posto di Vincenzo Nibali nella recente Corsa Rosa ha ulteriormente rimarcato quanto già noto da tempo: in Italia è mancato completamente un ricambio generazionale per le corse a tappe. E’ stato saltato in blocco l’intero decennio degli anni ’90 ed ora l’auspicio è che i ragazzi nati all’inizio del Nuovo Millennio possano invertire la rotta: serviranno tempo e pazienza.

Da alcuni giorni, tuttavia, si è diffusa tra gli addetti ai lavori l’ipotesi che proprio Ganna, seppur con caratteristiche quasi agli antipodi, potrebbe diventare l’erede di Nibali nelle corse a tappe. Un tam-tam che è arrivato fino alle orecchie del fuoriclasse nativo di Verbania, che si è lasciato ammaliare da uno scenario suggestivo, tanto da arrivare a dichiarare che “mi piacerebbe vincere il Giro d’Italia, dovrei perdere 7-8 kg“. Ganna, dunque, non esclude in futuro una ‘trasformazione’ fisica per provare ad inseguire le corse di tre settimane. Una scelta del genere nasconde però notevoli insidie e, di sicuro, i rischi appaiono maggiori rispetto ai possibili benefici.

Va detto che l’azzurro si trova in questo senso nella squadra giusta. Il Team Sky, ora Ineos, in passato è riuscito nell’impresa di realizzare delle vere e proprie metamorfosi. Pensiamo ai campioni olimpici su pista Bradley Wiggins e Geraint Thomas, in seguito entrambi capaci di vincere il Tour de France a 32 anni! Occorre tuttavia sottolineare che si trattava di corridori britannici in un team britannico, che dunque aveva tutto l’interesse (sia economico sia di marketing) ad investire su di loro. Diverso è il discorso per l’italiano Ganna, la cui conformazione fisica appare comunque molto differente rispetto ai campioni sopracitati. Stiamo parlando di un vero e proprio colosso di 193 cm e 82 kg. Un cronoman puro, capace di spingere rapporti impensabili e di sviluppare medie di velocità che vanno oltre l’immaginazione.

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Il portacolori del Bel Paese sarà potenzialmente in lizza per due medaglie d’oro alle prossime Olimpiadi di Tokyo 2021: inseguimento a squadre su pista e cronometro individuale su strada. E chissà che i tecnici Marco Villa e Davide Cassani non facciano un pensierino anche alla madison, dove a nostro avviso l’innesto di Ganna potrebbe rivelarsi letale per gli avversari. Considerando i calendari internazionali riscritti dalla pandemia, assisteremo a due Olimpiadi in tre anni. Fino a Parigi 2024 il classe 1996 potrebbe togliersi soddisfazioni in serie, provando a stabilire nuovi record e catene di vittorie, magari puntando gradualmente ad aggiudicarsi anche qualche classica prestigiosa su strada come la Parigi-Roubaix.

Perdere sin da subito 7-8 kg come prospettato da Ganna (ma forse ne servirebbero anche 10) comporterebbe il rischio di snaturare e compromettere una macchina perfetta, senza alcuna certezza di ottenere i benefici sperati. La massa muscolare sarebbe ridotta, con inevitabile abbassamento della potenza. Il rischio serio è di ritrovarsi non più dominante né nelle cronometro né su pista. E siamo davvero sicuri che Ganna, a quel punto, riuscirebbe a rimanere con i migliori scalatori sulle grandi montagne? Al momento si tratterebbe di un vero e proprio salto nel vuoto. E’ vero che la tappa vinta al Giro a Camigliatello Silano, con una progressione impressionante sull’ascesa conclusiva, ha dimostrato come l’azzurro possa andare fortissimo anche in salita, ma da qui a vincere un grande giro ce ne passa. Inoltre, negli ultimi anni, i km a cronometro nelle corse a tappe sono stati ridotti drasticamente dagli organizzatori. Qualche esempio. Lo spagnolo Miguel Induirain, nel primo Tour de France vinto nel 1991, ebbe a disposizione 135,4 km di cronometro, oltre ai 36,5 di una prova a squadre! Un totale di ben 171,9 km contro il tempo! Lo stesso Marco Pantani, nel 1998, realizzò un’impresa memorabile, se pensiamo che, da scalatore puro, dovette fronteggiare alla Grande Boucle la bellezza di ben 115,6 km a cronometro (già comunque molti meno rispetto a 7 anni prima). Quest’anno, invece, il Tour ha previsto una sola frazione contro il tempo, di soli 36,2 km e con tanto di salita finale durissima verso la Planche des Belles Filles. Se i percorsi tornassero quelli di 30 anni fa, allora Ganna potrebbe realmente fare un pensierino ad una mutazione fisica. E’ chiaro che gli organizzatori di RCS dovrebbero venirgli incontro, magari disegnando un tracciato ad hoc al Giro d’Italia e caratterizzato da almeno 80-90 km contro il tempo.

Sul piatto vediamo da una parte la concreta opportunità di continuare a dominare per anni su pista e nelle cronometro, magari con l’opportunità di conquistare anche la Roubaix o, perché no, anche un Mondiale su strada in linea; dall’altro un vero e proprio viaggio nell’ignoto alla ricerca di una competitività tutta da dimostrare nei grandi giri. Almeno fino a Parigi 2024 l’auspicio è che Ganna prosegua nella direzione intrapresa sino ad ora. A 28 anni potrebbe arrivare l’ora dei nuovi stimoli e chissà che non sia quello il momento giusto per tentare la metamorfosi. In fondo Wiggins e Thomas sono diventati corridori da corse a tappe dopo aver valicato la soglia delle trenta primavere. Il tempo è dalla parte del fuoriclasse azzurro, a patto che la fretta non sia cattiva consigliera.

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Foto: Lapresse

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