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CiclismoStrada

Ballan: “Seixas è stato gestito con più gradualità di Finn nelle categorie giovanili. Vedo due favoriti al Giro”

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Paul Seixas
Paul Seixas / Lapresse

L’ultimo campione del mondo italiano tra i professionisti resta Alessandro Ballan, che conquistò la maglia iridata nel 2008 a Varese con una gara perfetta, tagliando il traguardo davanti a Damiano Cunego e Matti Breschel. Oggi il veneto classe 1979 è ancora profondamente legato al ciclismo: non solo come volto noto e testimonial, ma anche come dirigente della U.C. Giorgione, la squadra in cui è cresciuto e dove oggi corre anche sua figlia Azzurra. Con uno sguardo sempre attento e competente su ciò che accade nel panorama delle due ruote, Ballan continua a seguire da vicino l’evoluzione del ciclismo moderno, tra nuovi talenti, grandi campioni e scenari sempre più competitivi.

Secondo te davvero Pogacar non farà più la Sanremo o la tentazione di provare a vincere le cinque Monumento nello stesso anno sarà troppo grande?
“È una bella domanda. Credo che la sua priorità possa spostarsi verso la Parigi-Roubaix, ma con un corridore come lui è lecito aspettarsi qualsiasi scelta. Ha le qualità per correre e vincere tutte e cinque le Monumento e continuare a dimostrare di essere il numero uno al mondo. Quest’anno, tra l’altro, era anche un’occasione importante: la Milano-Sanremo è probabilmente la più difficile per le sue caratteristiche, mentre le altre, essendo più dure, si adattano meglio alle sue qualità”.

Seixas e Finn erano avversari da juniores, ora stanno facendo un percorso diverso…
“Sono due carriere molto interessanti, ma sviluppate in modo differente. Seixas è stato gestito con più gradualità da giovane, mentre Finn ha corso molto nelle categorie giovanili. Lorenzo è sicuramente un ottimo corridore, però questo tipo di percorso può incidere nel passaggio al professionismo. Seixas, invece, arrivando più fresco, sembra aver fatto un salto di qualità più evidente nel World Tour. Vedremo se Finn riuscirà a trovare lo stesso progresso nei prossimi anni”.

Dopo i sesti posti a Giro e Vuelta nel 2025, Pellizzari è pronto a giocarsi il podio al Giro?
“Secondo me sì. È cresciuto molto e ha dimostrato di avere continuità ad alti livelli. Inoltre, il parterre non è particolarmente ricco di corridori imbattibili, a parte Vingegaard che resta il grande favorito. Pellizzari può davvero puntare al podio e questa potrebbe essere la stagione della sua consacrazione”.

Quest’anno Vingegaard ha dominato le brevi corse a tappe cui ha preso parte. È tornato quello degli anni d’oro? Ti aspetti che possa vincere il Giro con tanti minuti di vantaggio?
“Ha attraversato anche lui momenti difficili, tra problemi fisici e infortuni. I valori mostrati sono molto buoni, ma forse non ancora quelli dei suoi anni migliori, quando dominava il Tour. Credo che il suo obiettivo sia proprio tornare a quei livelli. Il Giro, per caratteristiche del percorso, gli si adatta molto bene: ci sono salite più dure rispetto al Tour, anche meno lunghe”.

La scelta di Ganna di lasciare la pista per inseguire una Classica Monumento è corretta?
“Sì, assolutamente. In pista ha già vinto tutto quello che c’era da vincere, quindi è naturale cercare nuovi stimoli. Puntare a una Classica Monumento è una sfida importante e coerente con il suo talento e la sua voglia di mettersi alla prova in contesti diversi”.

Cosa ti aspetti da Ciccone alla Corsa Rosa?
“Ciccone è un corridore molto interessante, ma spero non si concentri troppo sulla classifica generale. Potrebbe ambire a una top5, ma il podio mi sembra complicato. Secondo me renderebbe di più puntando alle vittorie di tappa e alla Maglia Azzurra di miglior scalatore, obiettivi più nelle sue corde”.

Per Tiberi è giusto provare ad andare al Tour de France?
“Può essere un’esperienza molto importante per lui. Per caratteristiche fisiche il Tour potrebbe adattarsi anche meglio rispetto al Giro. La chiave sarà la gestione del picco di forma: dovrà arrivarci nelle condizioni giuste e saper distribuire le energie”.

Qualcuno sostiene che sarebbe un errore per Seixas partecipare al Tour. Tu come la pensi?
“È molto giovane, quindi la scelta può sembrare rischiosa. Tutto dipende però da come affronterà la corsa: se con ambizioni di classifica, potrebbe diventare molto stressante; se invece la vivrà come esperienza, allora potrebbe rappresentare un grande valore aggiunto per la sua crescita”.

Chi vedi come favoriti per il podio al Giro?
“Direi Vingegaard e Pellizzari. Per il terzo nome è ancora presto: bisognerà capire chi sarà al via e in che condizioni. Come sempre, il Giro saprà riservare qualche sorpresa”.