Biathlon, Andrea Zattoni: “Fino ad ora la preparazione è andata molto bene. Spero che possa esserci un po’ di pubblico durante la Coppa del Mondo”

Ci siamo confrontati al termine del raduno di Anterselva, il sesto per gli azzurri, con Andrea Zattoni, tecnico della Squadra A Nazionale di biathlon. Classe 1987, con alle spalle una carriera da atleta nello sci di fondo nelle Fiamme Gialle, Gruppo Sportivo nel quale ha già ricoperto i ruoli di tecnico dei materiali ed allenatore sempre nel fondo, è approdato alla Nazionale del biathlon dalla stagione 2018-2019, accompagnando Andreas Zingerle, con lui in questa stagione figureranno anche Klaus Hollrigl e Nicola Pozzi. Con il tecnico fiemmese abbiamo approfondito alcuni temi della preparazione degli azzurri, valutando le incertezze e le preoccupazioni in vista della prossima edizione della Coppa del Mondo. Cogliamo inoltre l’occasione per fargli i migliori auguri per la nascita della primogenita Aurora.

L’inizio della preparazione di questa stagione è coinciso con l’uscita dal lockdown per molti degli azzurri. Come hanno gestito i tuoi atleti questo periodo particolare e come sono ripartiti gli allenamenti dopo lo stop forzato per il Covid-19?

“Penso che, così come gli altri sport invernali, siamo stati particolarmente fortunati perché questo periodo di chiusura e di divieto di fare attività all’aperto è arrivato in un momento in cui i nostri ragazzi generalmente fanno poco o addirittura niente per la maggior parte. Quindi quello è stato un bel vantaggio: poi gradualmente quando le cose sono andate migliorando, verso fine aprile-inizio maggio, tutti hanno iniziato la preparazione che avevamo impostato e che gli abbiamo dettato, seppur qualcuno già durante il mese di aprile aveva iniziato a fare attività indoor sulla bicicletta, sui rulli, piuttosto che dei circuiti forza carico naturale in casa oppure da corsa sul tapis roulant. Quindi quando effettivamente abbiamo iniziato la preparazione le cose sono andate molto bene, perché tutti erano già ad un buon livello di fit e poi quest’anno fino ad ora è andato tutto molto bene, non abbiamo avuto particolari problemi fisici, a parte la caduta di Michela Carrara che è stata come dire destabilizzante, soprattutto per lei, però adesso è rientrata. Si sta allenando bene, non prova più dolore e quindi già quello è un ottimo passo e speriamo che possa pian piano riprendere il tempo e gli allenamenti che ha perso”.

Sappiamo che a causa del Covid-19 non si sono potuti organizzare i Campionati Italiani, pensi però che possano essere confermate le classiche tappe dell’avvicinamento alla stagione, ossia sciare sul ghiacciaio di Ramsau (dove sono impegnati attualmente gli azzurri) e nel tunnel di Oberhof, per poter finalizzare a Sjusjoen la preparazione?

“Noi speriamo di poter riuscire a fare tutto quello che abbiamo programmato: l’idea è appunto quella di sciare a fine settembre e poi richiamare ancora l’attività specifica sullo sci con il tiro in ottobre e poi andare in Scandinavia a novembre: speriamo che le cose non peggiorino ulteriormente, anche perché se peggiorassero poi ne andrebbe di mezzo probabilmente tutto il mese di dicembre con le competizioni, quindi speriamo di no”.

Potrebbe essere una stagione un po’ particolare anche perché il calendario sarà deciso in itinere: Dorothea Wierer ci ha confessato che non le dispiace questa soluzione stile Formula 1-MotoGP dove vengono fissate più tappe nella stessa località.

“Sul primo discorso, quello di fare due tappe in una località, probabilmente ha i suoi vantaggi, perché sono meno viaggi per tutti a partire dagli atleti, per passare ai tecnici ed agli skimen, che forse sono quelli che più subiscono il discorso dei viaggi, perché devono smontarsi lo skiroom e viaggiare con i pulmini, anche quando noi magari possiamo sfruttare gli aerei. Quindi dal punto di vista logistico potrebbe essere un punto a favore. Dall’altra deve andarti bene, nel senso che devi capitare in un posto che ti cada a pennello sulle tue caratteristiche: pista, poligono, ecc. Però alla fine poi ognuno si adatta nel migliore dei modi e cerca di fare gruppo”.

D’altra parte sarà molto difficile poter viaggiare dopo il Mondiale di Pokljuka a Pechino per la tappa preolimpica, complicato anche uscire dall’Europa, perché oltre al fatto di distogliere tante energie, sarebbe comunque incerto per il discorso Covid-19. Quasi sicuramente per questo motivo le tappe verranno disputate a porte chiuse. Cosa ne pensi?

 “Per quanto riguarda l’inverno ogni mese decideranno per un mese di gare, ad esempio entro fine settembre hanno deciso per il mese di dicembre e poi di mese in mese andranno a valutare la situazione per permetterci di poter fare le gare nella maniera migliore. Spero vivamente che possa esserci un po’ di pubblico perché le ultime due tappe che abbiamo vissuto l’anno scorso erano particolarmente tristi dal punto di vista del contorno. Io ho parlato con i ragazzi l’anno scorso a Nove Mesto e Kontiolahti, per loro nel momento in cui escono dal cancelletto non c’è pubblico, non c’è nulla e per fortuna che è così perché vuol dire che sono veramente immersi nel loro lavoro, concentrati nella loro prestazione indipendentemente dal fatto che ci sia il pubblico o meno in pista e riescono a dare il massimo”.

Essendo tu per Dorothea Wierer e Tommaso Giacomel anche allenatore nel Gruppo Sportivo delle Fiamme Gialle, spesso ti alleni con loro, anche per prossimità di casa. Ora che c’è anche la possibilità di allenarsi al poligono al Passo Lavazè, per loro sei diventato una sorta di personal trainer. Lo stesso discorso vale anche Mirco Romanin, essendo oltre che allenatori anche una sorta di supporto con cui confidarsi e motivarsi ancora di più anche durante gli allenamenti a casa ed è per loro un grosso vantaggio.

“Penso che il vantaggio di rimanere allenati e condizionati ci permetta di seguire gli atleti in determinati allenamenti e di riuscire a percepire delle variazioni nella loro condizione quando magari neanche loro riescono a farlo. Poi ovviamente Mirco è sicuramente più allenato di me, ma noi dobbiamo tararci sui nostri atleti: quindi se io un giorno sto bene e l’atleta no, o viceversa, noi abbiamo anche l’occhio critico per poterlo percepire. Il fatto di riuscire a seguire gli atleti a casa è sicuramente un vantaggio, quest’anno abbiamo creato dei gruppi di lavoro a zone, dove cerchiamo di garantire a tutti gli atleti che abbiamo un tecnico in prossimità e quello è sicuramente importante perché, nonostante i tanti giorni di raduno, ne facciamo altrettanti a casa. Riuscire a garantire assistenza e la presenza sul territorio di un tecnico sicuramente giova agli atleti perché si sentono seguiti, non dico 365 giorni all’anno, ma in molte giornate, soprattutto durante la preparazione, che è il periodo più importante”.

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Foto: Andrea Zattoni

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