Tour de France 2020, bilancio deficitario per l’Italia. Ora Mondiali e Giro per il riscatto

Quello di quest’anno è stato un Tour de France pressoché da dimenticare per la spedizione azzurra in terra transalpina. Partiti in sedici, arrivati in undici, e a quota zero vittorie, l’unica bella soddisfazione è arrivata da Damiano Caruso; che contro ogni previsione, non solo è riuscito a proteggere il suo capitano Mikel Landa, ma si è anche tolto la gioia personale di chiudere questa Grande Boucle al decimo posto, risollevando così il morale azzurro. Per il resto, è tutto da mandare in archivio e pensare ai prossimi appuntamenti azzurri, con un Mondiale sulle nostre strade, e un Giro d’Italia da onorare.

Ritornando a Caruso, dispiace non aver potuto assistere ad una vittoria del ragusano della Bahrain McLaren. Ma il siciliano ha dato tutto quello che poteva dimostrandosi all’altezza dei big della generale in ogni singola situazione. Ha mostrato lucidità, freddezza, e sete di conquista di quell’ambita top ten appena ha preso il via della fatidica cronometro de La Planche des Belles Filles che ha ribaltato questo Tour. Ha compiuto una vera e propria impresa con un settimo posto di tappa da incorniciare, e con il decimo posto definitivo in classifica generale, scalzando l’ex iridato Alejandro Valverde. Ha fatto un regalo immenso all’Italia del pedale, e la convocazione al Mondiale di Imola è stato il pass più meritato di tutti.

Rimanendo in casa Bahrain McLaren, purtroppo Sonny Colbrelli è riuscito ad agguantare soltanto una top ten in quel di Lione, ed è mancato agli occhi del pubblico italico in tantissime occasioni. C’è da dire peró, che è stato propedeutico nella rincorsa di Mikel Landa verso il podio di questa Grande Boucle, mancato proprio per un soffio. Aver visto Sonny fare un ritmo infernale nelle tappe alpine, è stata una piccola e bella consolazione per noi, e una gratificazione per lo stesso bresciano. Abbiamo dunque uomini da classiche come Matteo Trentin (CCC) e Alberto Bettiol (EF Pro Cycling). Ci hanno provato, ma non è bastato. Lo spazio c’era, ma tra un pizzico di sfortuna, e poco rischio da parte di entrambi, non è arrivato il risultato completo. Li aspettiamo nelle corse del nord.

Passando alle volate, la delusione più grande, ma giustificata, è Elia Viviani. L’ex campione europeo è mancato davvero tanto negli sprint di gruppo. Tra una condizione non ottimale, alcuni problemi fisici trovati sulle strade francesi, e una squadra non all’altezza della situazione come la Cofidis, sono arrivate soltanto due top five che non rispecchiano il valore del campione olimpico. Simone Consonni ha fatto quello che poteva, ma è mancata la presenza di Fabio Sabatini. Medesimo discorso per Niccolò Bonifazio (Total Direct Energie). Ci ha provato, ma non era all’altezza degli altri colleghi.

Abbiamo dunque Alessandro De Marchi (CCC), che purtroppo non è mai riuscito ad azzeccare la fuga giusta per giocarsi la vittoria di tappa. Ma adesso c’è il Giro. Invece, Daniel Oss (Bora-hansgrohe), Dario Cataldo (Movistar) e Marco Marcato (UAE Team Emirates) hanno sempre svolto il proprio lavoro alla perfezione. Il primo ha sempre protetto il suo capitano Peter Sagan, anche se lo slovacco non è mai riuscito a finalizzare il lavoro della sua formazione. Cataldo è stato propedeutico per Valverde ed Enric Mas nella loro rincorsa alla top ten, e tutta la fatica dell’abruzzese è stata ripagata col podio parigino in cui la Movistar è stata premiata, per l’ennesimo anno, come migliore squadra di questa Grande Boucle. Marcato sorride più di tutti, togliendosi la grandissima soddisfazione di poter accompagnare e abbracciare Tadej Pogacar verso la conquista del Tour. Una gioia che ripaga a pieno tutto il lavoro che ha fatto.

Ovviamente sono mancati all’appello Fabio Aru, Davide Formolo, che non hanno potuto supportare Pogacar verso la sua maglia gialla; poi il campione europeo e nazionale Giacomo Nizzolo (NTT), davvero sfortunato in questa spedizione francese, come del resto il suo compagno di squadra Domenico Pozzovivo, e Diego Rosa (Arkea Samsic), che ha pagato le conseguenze maggiori con il ritiro per una frattura alla clavicola.

Adesso è tempo di resettare tutto quanto e di pensare al Mondiale. Tra tutti coloro che sono reduci dal Tour, a Imola ritroveremo, come detto in precedenza, Damiano Caruso, ma anche Alberto Bettiol. Al loro fianco ci saranno, ovviamente, il capitano Vincenzo Nibali, poi Andrea Bagioli, Gianluca Brambilla, Nicola Conci, Matteo Fabbro, Fausto Masnada, Diego Ulissi e Giovanni Visconti. Una squadra completa che avrà il compito di onorare al meglio la rassegna iridata tricolore, anche per il livello altissimo della formazione di Davide Cassani.

Successivamente ci sarà il Giro d’Italia, in cui, tra coloro che hanno partecipato alla Grande Boucle, ci saranno nuovamente Alessandro De Marchi, e un Domenico Pozzovivo in leggera ripresa. La rassegna mondiale sarà la prova del nove per Nibali, candidato numero uno alla conquista della Corsa Rosa. Domenica prossima dovrà dimostrare tutto prima di presentarsi nella sua amata Sicilia per iniziare la sua rincorsa verso il podio milanese. Al Giro ci potremo affidare anche a Filippo Ganna, che sogna la maglia iridata ma anche quella di leader nella prima frazione della Corsa Rosa, poi Davide Ballerini in corsa per le volate e gli attacchi da lontano, Fausto Masnada per un azzardo alla generale come Diego Ulissi. Al momento saranno al via da Monreale 30 azzurri per rilanciare l’annata degli italiani sulle strade di casa nostra. In questo mese non possiamo permetterci in alcun modo di nasconderci.

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Foto: Lapresse

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