‘Le Tour du directeur’: Hirschi da Mondiale; i problemi di Cassani verso Imola; domani si torna a salire

HIRSCHI TRA I GRANDI FAVORITI DEL MONDIALE DI IMOLA

Fuga doveva essere e fuga è stata nella tappa odierna, anche se la corsa si è rivelata molto più incerta ed appassionante del previsto. Il gruppo non ha lasciato fare, sono servite grandi gambe per scappare via e fare la differenza. Dopo un secondo ed un terzo posto, Marc Hirschi ha conquistato finalmente la prima vittoria in carriera al Tour de France, dimostrando di eccellere anche sopra i 200 km. Ogni giorno che passa questo giovane elvetico sembra sempre più forte. E’ esplosivo in salita, incisivo in discesa, solido anche sul passo in pianura. Ha 22 anni ed i suoi limiti sono tutti da scoprire. E’ già un grande corridore da classiche, con gli anni potrebbe diventare competitivo anche nei grandi giri. Dopo Fabian Cancellara, la Svizzera ha trovato un nuovo campione su cui puntare per il prossimo decennio, senza dimenticare Stefan Kueng, già bronzo iridato nel 2019. Il percorso odierno, per certi versi, poteva ricordare quello dei Mondiali di Imola in programma a fine mese. A questo punto Hirschi non può più nascondersi: fa parte della strettissima cerchia dei principali favoriti insieme a Julian Alaphilippe, Wout Van Aert e Mathieu Van der Poel.

PREOCCUPA INVECE L’ITALIA VERSO I MONDIALI

Già che siamo in tema di rassegna iridata, soffermiamoci anche sull’Italia. Il ct Davide Cassani non può dormire sonni tranquilli, tutt’altro. Ha già perso due pedine importantissime, fondamentali: Giulio Ciccone, fermato dal Covid-19, e Davide Formolo, fuori dai giochi dopo essersi rotto una clavicola al Tour. I segnali che stanno giungendo da Vincenzo Nibali alla Tirreno-Adriatico non sono incoraggianti: lo Squalo aveva dichiarato di non essere al meglio dopo il ritiro in altura, tuttavia appare troppo indietro di condizione per pensare di volare tra poco meno di tre settimane. Inoltre il percorso di Imola, a differenza di quello originariamente previsto in Svizzera, è decisamente meno adatto al siciliano, perché necessità di quell’esplosività che negli anni ha inevitabilmente e gradualmente perso. Gianni Moscon, pupillo del ct, non gareggia ormai da quasi un mese. Della rosa faranno parte certamente Diego Ulissi, Alberto Bettiol, Matteo Trentin, Fausto Masnada (per ora rivelazione della Tirreno-Adriatico) e, probabilmente, anche il giovane Andrea Bagioli; poi non mancheranno i cosiddetti uomini di fatica, a partire da Alessandro De Marchi. Occorre tuttavia grande realismo: difficile pensare che gli azzurri possano giocarsela con i vari Hirschi, Alaphilippe, Van Aert…Anche se, va detto, sovente i corridori del Bel Paese riescono a superare i propri limiti quando indossano la casacca della Nazionale. Chissà allora che le principali ambizioni di Cassani non vengano riposte nella cronometro individuale, dove Filippo Ganna cercherà di confermare e, perché no, migliorare il podio del 2019.

DA DOMANI SI TORNA A LOTTARE PER LA CLASSIFICA GENERALE

Finalmente, dopo tre tappe interlocutorie, domani torneremo ad assistere ad un confronto diretto tra i big che si giocano la maglia gialla. 191,5 km da Chatel-Guyon a Puy Mary Pas de Peyrol, arrivo in salita sul Massiccio Centrale. Un continuo saliscendi che prevederà addirittura sette GPM. La corsa potrebbe esplodere e si presta ad attacchi da lontano anche da parte di chi ha bisogno di recuperare terreno in classifica generale. Il finale sarà esplosivo: prima il Col de Neronne (3,8 km al 9.1%); poi, dopo un falsopiano di 6 km, l’ascesa finale che farà la differenza (5,4 km all’8,1%, ma gli ultimi 3 km sono sempre sopra l’11%, con punta del 15%). Non aspettiamoci grandi distacchi, ma nell’ordine dei 20-30 secondi sì, anche molto di più per chi andrà in crisi.

COME CORRERA’ LA MAGLIA GIALLA?

Primoz Roglic dovrà spremere la Jumbo-Visma nelle prime battute della tappa, qualora si inserisse in una fuga da lontano qualche corridore pericoloso per la classifica. Ma viene difficile pensare che lo sloveno decida di ‘fare la corsa’ nel finale. Probabile dunque che il leader decida di mettere la squadra al comando, impostando un ritmo regolare. Toccherà agli altri attaccare e prendere l’iniziativa.

EGAN BERNAL, PRIME SCARAMUCCE O MIRINO SULLA GRAND COLOMBIER?

Domani Bernal troverà pendenze favorevoli, ma un chilometraggio delle salite troppo ridotto per le sue caratteristiche. Il colombiano sui Pirenei aveva palesato una mancanza di esplosività, pur migliorando giorno dopo giorno. Potrebbe provare a rendere la corsa dura imponendo un ritmo notevole, ma la Ineos sarà in grado di assecondarlo? Sin qui hanno convinto veramente i soli Carapaz e Castroviejo; fondamentale per il vincitore del 2019 sarà ritrovare Sivakov su buoni livelli in vista della terza settimana. Bernal, ad ogni modo, potrebbe attendere la tappa di domenica per provare a piazzare l’affondo: sull’arrivo in salita del Grand Colombier, che sarà preceduto da altri due GPM di prima categoria, si potranno scavare distacchi notevoli.

COLOMBIA VS SLOVENIA

Nairo Quintana ha invocato una alleanza tra i colombiani per provare a contrastare Primoz Roglic e Tadej Pogacar che, a suo dire, si aiutano costantemente nelle fasi cruciali della corsa. Tutto normale nel ciclismo. C’è un dettaglio: i sud-americani sono in superiorità numerica rispetto agli sloveni. Quintana, Bernal, Lopez e Uran, dunque 4 contro 2 (e occhio a Chaves che, in alcune tappe, potrebbe rivelarsi un fattore). Riusciranno a farla valere? Sulle grandi montagne sanno come colpire e potranno far male quando si salirà oltre i 2000 metri di altitudine. Attenzione anche alle possibili alleanze francesi, nonostante in questo momento Martin e Bardet, seppur rispettivamente terzo e quarto in classifica generale, sembrino poter puntare ad un buon piazzamento più che al successo finale.

federico.militello@oasport.it

LE TOUR DU DIRECTEUR

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Foto: Lapresse

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