‘Le Tour du directeur’: Bernal il grande sconfitto; Roglic, guai pensare di aver già vinto; Francia, ennesimo flop

PRIMOZ ROGLIC NON HA SBAGLIATO NIENTE

Quando aveva preso la maglia gialla domenica scorsa, ve lo avevamo detto: Primoz Roglic adora trovarsi nella condizione di doversi difendere. E’ quella che predilige perché gli consente di gestirsi con tranquillità, consapevole in ogni caso di avere ancora una cronometro in cui fare la differenza. Oggi tatticamente è stato perfetto, non ha sbagliato nulla. Giustamente ha lasciato andare la fuga, per non tirare inutilmente il collo alla squadra. Ha poi lasciato l’iniziativa alla Ineos di Egan Bernal (che, come vedremo, si è rivelato più che altro un depistaggio). Così facendo si è ritrovato in superiorità numerica e con due gregari freschi a disposizione sull’ascesa conclusiva. E che gregari: Tom Dumoulin e Sepp Kuss. Quando il connazionale Pogacar si è mosso, ha chiuso il gap senza battere ciglio. Poi, preso atto delle difficoltà degli avversari, ha compreso che la miglior difesa è sempre l’attacco. Quindi ha dato cambi regolari a Pogacar, spingendo fino all’ultimo metro e guadagnando secondi pesantissimi.

CHI PUO’ BATTERE ROGLIC?

Forse solo Pogacar, ma guai a dire che il Tour è già finito. Non lo è. Sappiamo come in una corsa a tappe di tre settimane basta un nulla per ribaltare tutto, figuriamoci nell’anno della pandemia. Quel che è certo è che Roglic sarà difficilissimo da battere. Fin qui in salita sembra inattaccabile, anche su pendenze più arcigne. Inoltre potrà giocarsi il jolly della cronometro della Planche des Belles Filles, dove potrebbe guadagnare (stando bassi) dal minuto in su rispetto alla stragrande maggioranza degli avversari. Potrebbe patire l’altitudine? L’unica frazione con arrivo in salita sopra i 2000 metri sarà quella di Meribel. Attaccarlo da lontano, con la squadra di cui dispone, è impensabile. La sensazione è che Roglic possa anche permettersi una giornata negativa, come quella avuta oggi da Bernal per intenderci, per vincere questo Tour. Sembra superiore a tutti, Pogacar compreso (anche se, non dimentichiamolo, ora lo sloveno sarebbe in maglia gialla senza il tempo perso nella frazione dei ventagli). Roglic non dovrà però commettere il peggior errore possibile: pensare di aver già vinto.

EGAN BERNAL, BANDIERA BIANCA?

Non avete idea di quante salite attendono i corridori nella terza settimana. Tutto è aperto, anche il colombiano può ancora lottare per la maglia gialla. Oggi ha fatto lavorare la squadra per ingannare gli avversari: è presumibile che volesse far credere di stare benissimo, di modo da disincentivare eventuali attacchi altrui. A scoprire il bluff è stato Pogacar, che sta infiammando questa Grande Boucle non appena si presenta un’ascesa impegnativa. Bernal ha faticato come non mai, ma non è affondato, non è andato alla deriva. Nell’ultimo km, dove la pendenza ha toccato l’11,9%, si è quasi piantato, ma ciò nonostante ha concluso a 38″ da Roglic. Non era una salita adattissima al vincitore del Tour 2019, ma al tempo stesso arrivava al termine di una tappa logorante, per corridori di fondo come lui. Di sicuro, finora, Bernal non solo non ha mai dato la sensazione di poter staccare Roglic, ma ha addirittura perso terreno in due circostanze dallo sloveno, oggi in maniera abbastanza importante. La sensazione è che il capitano della Ineos, se vorrà ribaltare la classifica, dovrà provarci domenica sul Grand Colombier e, soprattutto, mercoledì 16 sul Col de La Loze, 21,5 km al 7,8% di pendenza media ed altitudine di 2304 metri, proprio il suo habitat naturale. Bernal è in difficoltà, non è quello del 2019: nessun dubbio. Ma guai a darlo per morto.

ORMAI E’ CHIARO: NESSUNO, OLTRE AI PRIMI TRE, PUO’ VINCERE QUESTO TOUR

Erano i grandi favoriti anche prima della partenza di Nizza, la strada non ha fatto che ribadirlo: Roglic, Pogacar e Bernal sono superiori alla concorrenza. Lo sono in senso assoluto, considerando anche chi non è presente in questa Grande Boucle tra i corridori sani. L’unico al loro livello (e forse anche oltre in prospettiva…) è il fenomeno belga Remco Evenepoel, fuori per tutta la stagione dopo la sfortunata caduta al Giro di Lombardia. Sarà difficile strappare dei grandi giri a questi corridori nei prossimi anni. Tanti, se vorranno puntare ad una vittoria di prestigio, dovranno scegliere di prendere parte a quegli eventi in cui saranno assenti i “Magnifici Quattro” (un po’ come avverrà a breve al Giro d’Italia).

ADAM YATES SI E’ SALVATO

E’ andato in difficoltà sin dal Col de Neronne e sembrava poter prendere un’imbarcata come Bardet e Martin. Invece, con carattere, ha limitato i danni, arrivando al traguardo con Bernal, Uran e Quintana. Resta settimo in classifica generale, ma cresce sempre più la consapevolezza che il gemello più forte sia alla Tirreno-Adriatico…

ADIEU FRANCE

E anche quest’anno la Francia ammaina mestamente la bandiera. Bardet e Martin sono incappati in una crisi importante, che non lascia ben sperare neppure per il prosieguo della Gran Boucle. Entrambi sono precipitati fuori dalla top10 e rientrarci, a questo punto, diventa l’obiettivo massimo. La Francia, ad ogni modo, non vince mai una competizione di tre settimane perché non ha corridori di classe per le corse a tappe. L’italia ne ha uno solo, che compirà 36 anni a breve. Poi, tra un paio di stagioni, rischierà di ritrovarsi nella medesima situazione dei cugini d’Oltralpe, chissà per quanto tempo…

COLOMBIANI DA TOP5

Nairo Quintana, Rigoberto Uran e Miguel Angel Lopez hanno confermato di potersi giocare un onorevole piazzamento a ridosso del podio: in questo momento vanno forte, ma non fortissimo. Non sono in grado di scattare e staccare corridori superiori come Roglic e Pogacar. Hanno esperienza, sono tutti e tre molto regolari, pur senza grandi picchi. Se uno degli attuali primi tre della generale dovesse saltare, allora si spalancherebbe la grande chance per il podio.

SPAGNA SENZA GRANDI VELLEITA’

Per Mikel Landa un copione già visto troppe volte in passato. Bravo, ma…Nei momenti che contano, non è mai il migliore in salita. Enric Mas, sinora, ha perso terreno in tutte le tappe di montagna disputate. Ciò nonostante è ancora decimo. Segnale di un livello di questa Grande Boucle non così eccelso come si pensava prima della partenza. Continua infine la gara da comprimario di Alejandro Valverde.

DAMIANO CARUSO, UN PUNTINO D’AZZURRO

Oggi ha chiuso a 3’20” da Roglic, ma cosa gli si può chiedere di più? Resta 16° e non è di certo al Tour per fare classifica. Meno male che c’è il siciliano, perché per trovare un altro azzurro bisogna scendere fino alla 70ma posizione di Alberto Bettiol a 23’11”. Entrambi potrebbero ritrovarsi al Mondiale di Imola.

LA TAPPA DI DOMANI

Trattandosi del terzo sabato della Grande Boucle, ci saremmo aspettati di più che una semplice frazione di trasferimento. 5 GPM, nessuno di prima categoria: 194 km da Clermont-Ferrand a Lione. La salita più dura, il Col due Bèal (10,2 km al 5,6% di pendenza media), è posta a 126 km dal traguardo e non farà male a nessuno, pur fungendo da probabile trampolino di lancio per una fuga, anche corposa. E proprio questo appare l’esito più scontato: un gruppo di attaccanti piuttosto numeroso che andrà a giocarsi il successo sulle due cote conclusive che precederanno l’arrivo. Per i favoriti una giornata di relativa calma in vista del Grand Colombier di domenica.

federico.militello@oasport.it

LE TOUR DU DIRECTEUR

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Foto: Lapresse

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