F1, Mattia Binotto e il problema di base della Ferrari: a cosa si riferisce? Gli scenari di una crisi “senza spiegazioni”

Le parole di Mattia Binotto al termine del Gran Premio di Toscana Ferrari 1000 non sono certo state incoraggianti. Ai microfoni di Sky Sport F1 il team principal del Cavallino Rampante ha detto che “non ci sono spiegazioni” per il crollo prestazionale verificatosi tra la qualifica e la gara, affermando che “le difficoltà stanno nel progetto” e facendo intendere che nessuna evoluzione potrà mai fare la differenza in positivo. Ha inoltre sottolineato come si stia lavorando duramente per “correggere il progetto di base nell’ottica della prossima stagione”. Visto che si è corso in Toscana, verrebbe da scomodare il mitico Conte Mascetti di Amici Miei e le sue “supercazzole”, ovvero giri di parole senza senso allo scopo di mettere in difficoltà l’interlocutore.

In realtà non si è tratta di una supercazzola, ma dalle dichiarazioni di Binotto traspare ormai un senso di rassegnazione in casa Ferrari. Leggendo tra le righe, si evince come sia ormai conclamato che la SF1000 sia una vettura profondamente sbagliata. D’accordo, il motore non è quello del 2019 e questo sicuramente ha influito notevolmente sul regresso della monoposto di Maranello, ma non si può ridurre tutto alla perdita di cavalli nella power unit. Ci sono grossi problemi aerodinamici, quali l’eccessivo drag unito all’inefficienza del fondo. In altre parole, ci troviamo di fronte a un progetto che fa acqua da tutte le parti.

“Il problema di base” dell’attuale Ferrari è chiaramente la SF1000 stessa, una vettura che perde i pezzi e fatica a stare in piedi dal punto di vista prestazionale. Però quello che inquieta maggiormente è il fatto che da mesi piloti, ingegneri e dirigenti ripetono gli stessi mantra: “non capiamo” oppure “non sappiamo perché”. Parole esternate sia quando le cose vanno meglio del previsto, sia quando invece le prestazioni sono al di sotto delle aspettative. Ci si trova a dover ribadire concetti già scritti più volte nelle scorse settimane, l’attuale monoposto è un disastro, perché non solo è piena di lacune, ma al tempo stesso risulta incomprensibile sia per chi l’ha creata sia per chi la deve guidare.

Dire che “non ci sono spiegazioni” però è davvero terrificante. Significa alzare bandiera bianca e arrendersi. Per carità, può capitare di sbagliare un progetto, anche in maniera clamorosa, è successo a tanti altri team gloriosi anche in passato. A questo punto, però, è imperativo capire perché il concetto è stato bucato in questo modo. Il 2020 ormai è andato, è un fatto evidente. Magari potrà arrivare ancora qualche exploit fortunoso, come avvenuto a Spielberg o Silvertone, ma la realtà è che la Ferrari sta peggiorando di gara in gara. Segno di come, evidentemente, non solo ci sia stato un errore a monte, ma al tempo stesso non si riesca a trovare alcuna contromisura efficace. Situazione inquietante non tanto nell’ottica dei prossimi mesi, quanto dei prossimi anni.

Infatti se non si dovesse risalire all’origine dei mali della SF1000, c’è il rischio di proseguire su questa strada anche per quanto riguarda le vetture del futuro. Il 2022 è dietro l’angolo e la Scuderia di Maranello non si può permettere di restare impantanata in questa empasse tecnica ancora a lungo. Nelle scorse settimane era stata annunciata “una campagna acquisti” sul fronte degli ingegneri per il mese di settembre. Siamo ormai al 13 e ancora nulla si muove. Un immobilismo inquietante, che sembra addensare nuvoloni sulla reale capacità di reazione dell’attuale Cavallino Rampante.

Bisogna sperare in novità in tempi brevissimi, perché altrimenti questa Ferrari darà l’impressione di essere in agonia. Al di là del “grande futuro” vaticinato da certi alti papaveri, attualmente non si vede alcuna luce in fondo al tunnel. Se le premesse sono queste, ovvero parlare dell’esistenza di un “problema di base” senza spiegazioni, allora la prospettiva che la crisi si tramuti in decadenza inizia a diventare sempre più concreta. L’augurio è che quest’ultimo scenario sia solo un incubo, e ci si possa svegliare presto.

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Foto: La Presse

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