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Ciclismo, Joxean Matxin (Manager UAE Emirates): “Pogacar un talento, Aru ha responsabilità. Occhio a Covi”


@BettiniPhoto / @UAETeamEmirates


L’UAE Emirates è diventata una delle squadre più forti e dal valore del roster più alto all’interno del World Tour di ciclismo maschile. La compagine degli Emirati è guidata da un General Manager di altissima qualità, tra i più rispettati, anche da colleghi ed addetti ai lavori, nel circuito: Joxean Matxin. Il basco ha concesso ad OA Sport un’intervista esclusiva nella quale ha parlato di ciò che accadrà con la ripresa delle corse dopo il lungo stop causa pandemia.

Come prevedi il rientro alle gare dopo questo lungo periodo di inattività e come giudichi il calendario World Tour?

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“Il calendario ovviamente è ridotto e tutto più condensato. Questo però è il male minore. L’UCI, le squadre e i corridori hanno fatto uno sforzo notevole e dobbiamo ringraziare tutti. Non sono le condizioni ideali al 100%, ma neanche la vita lo è. La salute va al primo posto, per il lato sportivo prendiamo ciò che è possibile”. 

Al Tour de France con la coppia Tadej Pogacar – Fabio Aru e Davide Formolo in supporto: l’obiettivo è il podio o si può sognare il trionfo?

“Noi partiamo sempre per fare il meglio possibile. Partire con un focus è importante, sappiamo che Tadej è un talento che può benissimo giocarsi la vittoria, ma non ha mai disputato il Tour e questa corsa è diversa da tutte quelle che ha disputato fino ad oggi. Deve partire senza pressioni perché non possiamo chiedergli troppo vista l’età e la situazione. Tanta responsabilità invece per Fabio Aru”. 

Al Giro d’Italia, vista la mancanza di un vero e proprio uomo di classifica, l’obiettivo sarà portare a casa più tappe possibili?

“Credo molto nella squadra che abbiamo. È ovvio che cerchiamo di vincere delle tappe con corridori come Fernando Gaviria, Valerio Conti e Diego Ulissi. Sono fiducioso però anche per corridori che possono dimostrare grandi cose in chiave classifica come Joe Dombrowski e Brandon McNulty. È il momento di dare spazio e fiducia anche nei nostri giovani talenti”. 

È stato difficile organizzare una programmazione ideale visto il calendario così particolare?

“Quest’anno chi fa il Giro non può fare le altre due corse a tappe, quindi abbiamo deciso di portare i capitani del Tour anche alla Vuelta. Abbiamo calcolato tutto ciò che serviva. Ad esempio all’inizio Alexander Kristoff doveva fare classiche e Giro d’Italia, con Gaviria al Tour, ma abbiamo deciso di cambiare per concedere più volate al colombiano e provare a vincere il più possibile”.

In chiave Classiche, quale delle cinque Monumento pensate di poter portare a casa con più possibilità?

“Dire che possiamo portarne a casa una o l’altra vorrebbe dire prevedere il futuro e io non so ancora farlo. Può succedere di tutto. Fondamentale è partire per vincere ogni corsa alla quale prendiamo parte. Tutti gli allenamenti e i test che facciamo sono per tentare di vincere il più possibile. Difficile dire a quale Monumento possiamo arrivare, significherebbe mancare di rispetto alle altre. Qualunque Monumento sarebbe un colpaccio. Abbiamo una squadra importante, ma ci sono da rispettare i rivali, che sono veramente forti. Non è nel mio stile puntare ad una sola, il mio stile è puntare a tutte”.

Dando uno sguardo verso il Mondiale, anche se è ancora tutto da scoprire, chi vedi come favorito?

“Ce ne sono tanti. Sarà un Mondiale diverso, più per gli scalatori: la sensazione è che chi uscirà bene dal Tour potrà arrivare con la gamba perfetta. Gli uomini di classifica alla Grande Boucle saranno tra i favoriti in Svizzera. In casa nostra i nomi più quotati sono Tadej Pogacar e Davide Formolo, ovviamente, vedremo come arriverà Fabio Aru; può far benissimo anche Diego Ulissi. La lista dei favoriti è infinita: da Bernal, Uran, Higuita, Valverde, Woods. Ne dico cinque, ma ne posso citare anche altri dieci: Dumoulin, Alaphilippe, Bardet, Pinot, Quintana, Roglic. Fondamentale sarà la condizione, dopo il Tour potremo dire meglio come sarà la situazione”. 

L’Italia per il futuro si aspetta tanto da Alessandro Covi: che tipo di corridore è? A quali corse può puntare?

“Covi è un killer, un corridore che sa vincere, che ha un ottimo spunto di velocità. Sa salvare la gamba in montagna, può diventare uno scalatore, magari non da grandi giri, ma si difende benissimo in salita. È intelligente, sa divertirsi, ha anche quella punta di pazzia che nel ciclismo è fondamentale. Poi anche a livello caratteriale è sempre allegro, un ottimo compagno di squadra. Possiamo sviluppare un super talento”. 

Lo scorso anno c’era stato un corteggiamento per Vincenzo Nibali, che poi ha scelto di andare in Trek-Segafredo. Quale sarebbe per il futuro un acquisto “da sogno” per te?

“Più che un acquisto da sogno per me è fondamentale far diventare campioni i nostri corridori. Roglic, Nibali: sono super corridori, che sanno vincere. Ma anche noi abbiamo presente come Aru, Kristoff, Gaviria, Formolo, ma anche tantissimo futuro, a partire da Tadej Pogacar, passando per gli altri che ancora devono sbocciare”.

gianluca.bruno@oasport.it

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Foto: @BettiniPhoto / @UAETeamEmirates

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