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MotoGP, il protocollo per il ritorno in gara: porte chiuse, visite mediche, isolamento. Massimo 1300 persone nel paddock



Il Mondiale MotoGP dovrebbe incominciare nel weekend del 17-19 luglio col GP di Spagna sul circuito di Jerez de la Frontera, tracciato che dovrebbe ospitare anche la seconda tappa del campionato prevista per il fine settimana successivo. Si attende soltanto il via libera del Governo e l’annuncio ufficiale di Dorna, ma ormai sembra abbastanza sicuro che i motori si potranno finalmente accendere dopo la lunga sosta dovuta alla pandemia.

Si tratterà di eventi a porte chiuse, si gareggerà in Europa fino a metà novembre rispettando un rigido protocollo di sicurezza su cui si è soffermato il CEO Carmelo Ezpeleta: “Abbiamo realizzato un protocollo molto definito, lavorando insieme ai ministri dello sport dei vari paesi che andremo a visitare, per avere un’idea di cosa si può o non si può fare nei vari Paesi“. Sono dunque diverse le misure previste per contenere il rischio contagio, lo stesso Ezpeleta ne ha messe in evidenza alcune:

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– Il paddock sarà aperto a massimo 1300 persone (45 per ogni costruttore di MotoGP, 20 per la Moto2, 15 per la Moto3).
– Ogni pilota verrà sottoposta a una visita medica e, se il dottore lo terrà necessario, verrà sottoposto a un test prima di andare in Spagna.
– Ci sarà un test prima di entrare nel paddock, poi verrà effettuato un controllo ogni giorno.
– Le squadre saranno isolate.
– Ci si sposterà dall’albergo al circuito e viceversa.
– Non ci saranno contatti tra le persone che lavorano nel circuito e la “famiglia della MotoGP”.

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stefano.villa@oasport.it

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Foto: Valerio Origo

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