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Canoa velocità, Irene Bellan: “Non mi pesa il paragone con Josefa Idem. Sto lavorando per costruire anche i 500 metri”



Irene Bellan è il talento più cristallino su cui può puntare la canoa velocità azzurra in ottica futura: l’atleta ha parlato con OA Sport del momento storico molto delicato che stiamo vivendo e delle attese circa il suo futuro. L’azzurrina lo scorso anno ha sfiorato nella categoria juniores l’accoppiata Europei-Mondiali, centrando l’argento iridato dopo l’oro continentale.

Nata e cresciuta nella storica società Canottieri Ausonia, ed affiancata dal tecnico societario e suo allenatore di sempre Andrea Tessarin, sta per entrare nelle Fiamme Oro, e predilige le condizioni di gara con vento a favore, rispetto a quelle con brezza contraria.

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Come ti alleni in questo periodo, senza avere un obiettivo preciso nel mirino?
In realtà un obiettivo c’è sempre stato, anche nell’incertezza delle prime settimane di lockdown. Ho cercato subito di pormi una meta perché sono convinta che qualcosa a cui aspirare, uno scopo fisso nella mente, faccia la differenza nella qualità dell’allenamento di un’atleta, soprattutto se si trova in una situazione di difficoltà come quella che abbiamo tutti vissuto negli ultimi mesi. In particolare, ero consapevole che le gare internazionali non si sarebbero potute svolgere, data la gravità dell’epidemia anche negli altri Paesi, quindi mi sono posta come obiettivo i Campionati Italiani di metà settembre, che per il momento rientrano nella lista di gare che dovrebbero potersi svolgere. Per quanto riguarda gli allenamenti durante la quarantena, invece, ho usato l’ergometro che la mia società di appartenenza mi ha consentito di portare a casa e una modesta palestra che sono riuscita ad allestire in soffitta“.

In che modo stai vivendo questo momento in cui l’Italia sta ripartendo e gli atleti possono tornare ad allenarsi?
Lo sto vivendo con positività e serenità, soprattutto perché io e i miei compagni siamo stati tra i primi a riprendere gli allenamenti essendo la canoa uno sport individuale all’aria aperta. Mi è dispiaciuto perdere le numerose giornate di sole senza potermi gustare quello che di solito è l’inizio della stagione agonistica e, per la mia isola natale, Grado, l’inizio di quella turistica. Questa ripartenza la sto vivendo con speranza, ma anche con un briciolo di apprensione, perché purtroppo sono consapevole che il ritorno alla normalità non sarà immediato“.

Partiamo dai primi due importanti successi: nel 2017 i tre podi agli EYOF di Gyor, da lì inizia un susseguirsi di risultati che prosegue con il bronzo ai Campionati del Mondo juniores di Plovdiv nel 2018. Questi primi podi internazionali ti hanno dato una spinta ulteriore per poter primeggiare in campo internazionale?
Senza alcun dubbio i primi risultati internazionali mi hanno dato molta soddisfazione e gioia soprattutto perché sono arrivati senza che me lo aspettassi. Tuttavia, e ciò è insito nel mio carattere, non ho mai cavalcato l’onda di quei successi, viceversa ho continuato a prepararmi per ogni stagione agonistica con impegno e determinazione, consapevole comunque che avrei dato il massimo in ogni gara. Credo che sia importante sempre guardare avanti, cercando di migliorare, senza quindi vivere di ricordi“.

Lo scorso anno sono arrivati il titolo di campionessa europea juniores nel K1 200 a Racice e di vice-campionessa mondiale a Pitesti. Quale l’emozione più grande?
Di emozioni ce ne sono state tantissime, non lo nego, ma la più grande l’ho vissuta ai Campionati Europei di Racice. Mi stavo riprendendo da un infortunio che poco prima mi aveva costretta a rinunciare agli allenamenti, quindi ho affrontato la gara con serenità, senza alcuna pretesa se non di fare la performance migliore che potessi, limitando al minimo gli errori. Con queste premesse la gioia e l’incredulità di aver compreso di aver vinto si sono quadruplicate, rendendola una delle migliori esperienze vissute. Il fatto di averla condivisa non solo con dei compagni di squadra, ma anche degli amici, l’ha resa ancora più memorabile. Allo stesso modo, ai Campionati Mondiali ho potuto condividere il mio secondo successo con una delle persone più importanti per me: il mio allenatore Andrea Tessarin“.

Sei una velocista pura: pensi in futuro di puntare anche sui 500 metri o vuoi concentrarti soltanto sui 200?
Voglio assolutamente cercare di migliorarmi anche sui 500 metri perché ci tengo ad essere un’atleta versatile, sfatando il mito della duecentista scansafatiche. La sfida è proprio quella di non concentrarsi solo su ciò che mi viene meglio, ma impegnarsi e faticare ancora di più per diventare brava in ciò che non si pensa che sia nelle mie corde. Oltretutto trovo che allargare i propri orizzonti possa solo giovare per il futuro, perché si rendono accessibili altre strade che altrimenti non sarebbero percorribili“.

In molti ti paragonano a Josefa Idem: ti pesa essere accostata già da ora a lei?
Josefa Idem è stata ed è una grandissima e la sua bravura è entrata nella storia, quindi non mi dispiace affatto esservi paragonata. Spero che la mia carriera sportiva mi regali altrettanti successi, ma sono ancora giovane ed è presto per essere confrontata con qualcuno. In ogni caso, il percorso sportivo di un atleta è strettamente personale e io non punto ad essere la nuova Josefa, piuttosto a diventare la migliore Irene Bellan che possa essere“.

Sei nata e cresciuta nella storica società Canottieri Ausonia e sei allenata da Andrea Tessarin: raccontaci il tuo percorso di crescita in questi anni.
Era il 2010 quando per la prima volta misi piede nella Società Canottieri Ausonia e adesso, dopo 10 anni, rappresenta per me una seconda casa con una seconda famiglia. Infatti, entrambi i miei allenatori, Andrea Tessarin e Maria Cristina Tria, mi hanno vista crescere sia dal punto di vista sportivo, umano e caratteriale, facendomi diventare quella che sono oggi. Infatti, ogni gara non solo era un motivo per mettersi alla prova sportivamente, ma si tramutava anche in una prova di emotività, che entrambi i miei allenatori mi hanno aiutata a gestire. Di risultati ne ho sempre avuti, ad esempio vincendo la mia prima gara e, qualche anno dopo, il Meeting delle Regioni. Successivamente, da ragazza primo anno ho conquistato il mio primo posto nella Nazionale junior e, qualche mese dopo, il mio primo titolo italiano. Da lì, ho confermato la mia presenza in Nazionale ogni anno, partecipando sempre nel K1 200 metri alle gare internazionali, conquistando nel 2016 e nel 2017 un posto nella cosiddetta finalina agli Europei e nel 2018 e 2019 entrando finalmente nella prima finale sia agli Europei che ai Mondiali. Questo percorso di crescita prosegue fino ad oggi con un’importante svolta: lo scorso febbraio, infatti, ho partecipato e in seguito vinto un concorso pubblico per diventare un’atleta delle Fiamme Oro. Quando l’emergenza sanitaria sarà finalmente conclusa, potrò ufficialmente far parte di questa nuova grandissima famiglia, che già da ora mi sta facendo sentire una di loro“.

Prediligi le condizioni di gara con vento a favore rispetto a quelle con brezza contraria: come stai cercando di migliorare con queste ultime condizioni?
Sto cercando di migliorare intensificando il lavoro di forza sia in barca che in palestra, perché contrastare il vento necessita una quantità di potenza non trascurabile. Essendo un’atleta che, all’estero, è considerata relativamente leggera rispetto alle mie avversarie, mi trovo leggermente svantaggiata proprio per una questione di peso che, al contrario, mi avvantaggia nelle condizioni di vento a favore. Tuttavia, la cosa importante, secondo me, è saper sfruttare qualsiasi condizione del campo gara adattando la pagaiata allo stato del vento, rendendola più o meno dinamica e più efficace“.

Parigi 2024 è un obiettivo alla portata per pensare già ad un piazzamento importante?
E’ presto per dirlo, d’altronde mancano ancora 4 anni. Il sogno olimpico c’è, ma a me piace ragionare per step: la prima grande sfida consiste nel conquistare un posto tra le big, poi si può pensare ad un eventuale piazzamento. Manca ancora molto, quindi non me la sento di fare previsioni“.

roberto.santangelo@oasport.it

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Foto: Federcanoa

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