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Storia delle Olimpiadi: Cathy Freeman, la prima aborigena a vincere una medaglia d’oro ai Giochi



Waltzing Matilda” è una delle più popolari ballate australiane, scritta da Banjo Paterson e cantata dal grande Slim Dusty. Le parole raccontano l’Australia, il desiderio di libertà e il forte senso di rispetto della sua gente. Quando l’1 ottobre 2000, durante la Cerimonia di Chiusura delle Olimpiadi, Slim Dusty la cantò, i centomila di Sydney si emozionarono, compreso Juan Antonio Samaranch, ai suoi ultimi Giochi da presidente del CIO.

Sidney 2000 passò alla storia come l’Olimpiade del nuovo millennio e della pace, forse definitiva, tra i nativi aborigeni e i coloni che arrivarono e fecero grande l’Australia. Il profondo senso di libertà raccontato da “Waltzing Matilda” è anche quello degli aborigeni, popolo così lontano e così affascinante.

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In questo contesto, con l’”Opera House” di Sydney al centro del mondo, Cathy Freeman il 13 settembre accese il tripode olimpico. Una donna che rappresenta il simbolo e l’orgoglio dei nativi d’Australia, lei che corre anche per la sorella morta prematuramente per problemi cerebrali.

L’accensione di quel primo fuoco del nuovo millennio fu forse la più bella che la storia ricordi: il passato, rappresentato dal popolo aborigeno, che accende il futuro, e il mondo che quel giorno assiste ad un meraviglioso spettacolo. Il fuoco e l’acqua assieme in un sensazionale gioco di colori e luci in quella che è un’immagine simbolo della storia australiana.

Grande fu la pressione mediatica addosso a Cathy Freeman: lei, simbolo dei Giochi, grande favorita, costretta a vincere i 400 metri piani in un giro di pista da percorrere quasi in apnea. Il giorno è il 25 settembre, lo stadio è il Sydney Olympic Stadium: tutti gli australiani ricordano dove si trovavano in quella serata di fine settembre.

Freeman, la prima aborigena a vincere i Giochi del Commonwealth, aveva dichiarato: “Quando entravamo in posti nuovi eravamo completamente impauriti, perché sentivamo che essendo neri, non avevamo il diritto di trovarci lì“. Lei quel giorno correva per un’intero Paese.

La sua tuta bianco-verde, quel cappuccio che le copre i capelli e che sembra nasconderla al mondo, gli occhi della tensione, lo sguardo avanti fisso sul traguardo e sulla vittoria e poi lo start per quei 400 metri piani che rappresentano la storia: 112524 cuori all’interno di un frastuono assordante spingono Freeman verso uno degli ori più belli e più significativi dei Giochi.

Lei non delude, domina la gara con uno splendido attacco nei 100 metri finali, quando Graham è al suo fianco. Al traguardo si inginocchia e piange. Sta un po’ da sola a pensare forse alla sua medaglia o forse alla storia del suo popolo. Quel giorno in tribuna c’è sua madre: indossa una semplice tuta a ricordarle che, anche ora che la figlia è in cima al mondo, il suo cuore e le sue origini sono quelle degli aborigeni d’Australia: e il primo abbraccio dopo essersi tolta il cappuccio è proprio per lei.

Nel giro trionfale dello stadio, Cathy Freeman, a piedi nudi come i suoi antenati, sventola due bandiere, quella del suo Paese, l’Australia, con la Union Jack e la Croce del Sud, e quella nera, come il colore della pelle, rossa, come la terra, e gialla, come il sole, che rappresentano le sue orgogliose origini aborigene.

Quel giorno tutti cantano “Advance Australia Fair” in onore della campionessa: Cathy Freeman è la prima donna aborigena a vincere la medaglia d’oro olimpica, ma soprattutto è la donna che quel giorno, in quel giro di pista, fece innamorare un intero popolo, e, forse, l’intero mondo.

Roberto Vallalta

NELLE PUNTATE PRECEDENTI…

Prima puntata: Jury Chechi
Seconda puntata: Ondina Valla
Terza puntata: Tania Cagnotto
Quarta puntata: Michael Johnson
Quinta puntata: Andrea Benelli
Sesta puntata: Mark Spitz
Settima puntata: Vincenzo Maenza

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Foto: LaPresse

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