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Mattia Camboni, vela: “Mi piace molto il campo di regata olimpico, a Tokyo posso giocarmela con tutti”



Tra 15 mesi potrebbe essere uno dei protagonisti più attesi della vela italiana ai Giochi Olimpici di Tokyo nella classe RS:X maschile. Mattia Camboni, classe 1996, dopo la prima esperienza a cinque cerchi maturata nel 2016 a Rio (in cui arrivò decimo) ha vissuto un quadriennio esaltante in cui ha ottenuto dei risultati molto importanti attestandosi con buona continuità tra i migliori interpreti attuali del windsurf olimpico mondiale. Il 23enne nativo di Civitavecchia, vincitore del Campionato Europeo 2018 a Sopot, è reduce però da due Campionati del Mondo negativi (a settembre 2019 sul Lago di Garda, a febbraio 2020 in Australia) condizionati da uno strappo al braccio sinistro riportato in allenamento nel corso della preparazione verso la rassegna iridata casalinga di Torbole. Mattia Camboni si è raccontato ad OA Sport proiettandosi verso l’Olimpiade dell’anno prossimo (per cui l’Italia dell’RS:X maschile è già qualificata grazie al suo sesto posto mondiale nel 2018) e ripercorrendo l’ultimo biennio di competizioni.

Dopo la trasferta australiana di inizio annata, la vostra stagione si è di fatto interrotta a causa dell’emergenza Coronavirus. Come stai passando questo periodo di quarantena?

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Col mio allenatore abbiamo deciso di migliorare l’aspetto fisico in modo tale che quando si potrà riprendere ad andare in tavola ci potremo concentrare al 100% sulla tavola e potremo così tralasciare un minimo la preparazione fisica, che prende molto tempo. Quindi ci portiamo avanti per quanto riguarda la parte fisica e aspettiamo con ansia di poter riprendere ad andare in tavola. Il momento non è facile da affrontare anche a livello psicologico perché eravamo vicini alle Olimpiadi e avevo acquistato un buon vantaggio sugli altri italiani dopo il Mondiale in Australia”.

Qual è stata la tua prima reazione dopo aver ricevuto la notizia del rinvio dei Giochi?

Un minimo me l’aspettavo, però dall’aspettarselo ad averne la certezza è diverso. È difficile perché comunque, parlando di me stesso, negli ultimi quattro anni per arrivare ai risultati che ho ottenuto soprattutto la scorsa stagione ho sacrificato veramente tutta la mia vita. Pensare di dover affrontare un altro anno come gli ultimi quattro passati, anche se sono comunque giovane e non è un problema, però a livello fisico e mentale è dura. In ogni caso adesso è questo che dobbiamo fare quindi ci rimbocchiamo le maniche e lo facciamo“.

Gli ultimi due Mondiali non ti hanno regalato indubbiamente grandi soddisfazioni anche a causa di un infortunio rimediato in allenamento la scorsa estate. Ci puoi raccontare cosa è andato storto a Torbole e a Sorrento?

“A Torbole sono entrato in acqua il giorno prima del Mondiale, dopo 18 giorni di stop causa uno strappo al braccio all’ultimo giorno di ritiro con la Nazionale. Mi avevano anche sconsigliato di fare il Mondiale però era l’ultima gara dell’anno e ho deciso di farla. Ho fatto anche un’operazione al braccio per velocizzare la chiusura dello strappo, ma al secondo giorno il fisico non era più abituato ai ritmi gara mentre mi era arrivata anche un po’ di febbre, quindi sono state tante piccole cose che ad un Mondiale non ti permettono di stare lì davanti se non sei al top, infatti ho chiuso 20° su oltre 100 atleti. In Australia invece è stato un Mondiale un po’ particolare e a dire la verità io a inizio stagione, da gennaio a marzo, non brillo mai moltissimo soprattutto perché noi siamo una delle poche Nazionali che si allena in Italia e qui il tempo non è favorevole per fare ore di qualità e quantità in mare. Moltissimi altri atleti vanno invece nell’altro emisfero, dove è estate, e quindi possono permettersi quello che noi facciamo poi da maggio a luglio e che mi consente di sentirmi molto meglio in tavola verso agosto. In più al Mondiale in Australia le condizioni di vento non sono state le più favorevoli per le mie caratteristiche, quindi questo mi ha fatto uscire dai primi dieci, che era il mio obiettivo sapendo di non essere al top della forma. Ho finito 12° a pari punti con l’11°, quindi molto vicino all’obiettivo che mi ero dato, e primo degli italiani, ma non è bastato per entrare in Medal Race”.

Prima dell’infortunio eri reduce da tre prestazioni molto incoraggianti, specialmente il secondo posto nel test event olimpico a Enoshima. È stato complicato dal punto di vista psicologico doversi fermare proprio in quel momento?

In realtà non pensavo fosse così grave, me ne sono reso conto solo strada facendo che mi potesse condizionare così tanto. Ero arrivato ad un ottimo stato di forma e affrontavo le regate con grande sicurezza in me stesso, un aspetto che mi aiutava molto in gara. Adesso si tratta di riprendere quella confidenza, abbiamo tutto il tempo che ci serve e ci concentriamo sugli allenamenti. Quando poi sarà il momento di tornare in acqua ad affrontare gli avversari, ripartiremo pensando a quelle regate e non agli ultimi due Mondiali“.

Tornando alla magica estate del 2018, in cui hai vinto i Giochi del Mediterraneo e gli Europei oltre a qualificare l’Italia all’Olimpiade con il sesto posto iridato, quale di queste imprese è stata per te la più significativa ed emozionante?

Vincere l’Europeo Senior è stato davvero bello, tra l’altro nella classe olimpica del windsurf maschile nessun italiano ci era mai riuscito. È stato un successo che sognavo fin da piccolo, quindi è stato davvero il più bello. Poi anche il sesto posto al Mondiale con cui ho qualificato la Nazione alle Olimpiadi è stata una gara positiva, ma le emozioni che ho provato vincendo l’Europeo sono state diverse”.

Proiettandoci alle Olimpiadi, nelle tue ultime due apparizioni ad Enoshima hai sempre ben figurato con un quarto ed un secondo posto. Pensi che il campo di regata olimpico possa essere adatto alle tue caratteristiche?

“È un campo in cui finora mi sono trovato bene, ci ho già fatto anche diversi periodi di allenamento e diverse regate organizzate dagli allenatori. Per quanto riguarda le condizioni fa molto caldo e a me piace molto regatare con temperature alte, in più le condizioni di vento sono molto varie quindi premiano gli atleti che sono più completi. Io mi difendo con vento sostenuto e attacco molto con vento leggero, almeno finora, quindi è un campo di regata che mi piace molto”.

Oltre al favorito olandese Kiran Badloe, vincitore degli ultimi due Mondiali, chi sono gli avversari che temi di più in vista delle Olimpiadi?

Come hai detto Badloe è l’atleta più forte che alle Olimpiadi porterà un peso molto grosso, quello di sostituire Dorian (van Rijsselberghe, ndr), il quale ha vinto per l’Olanda le ultime due Olimpiadi consecutive con un giorno d’anticipo. Sicuramente avrà un grande peso sulle spalle che lo potrebbe condizionare, diciamo che non è un punto a suo favore. Poi c’è il francese Goyard, fortissimo, che tra i tre transalpini era quello che ci aspettavamo di meno potesse essere selezionato ed invece ha brillato alla grande non sbagliando nulla nelle ultime 3-4 competizioni. Ci sono atleti poi come il cinese, che è molto competitivo con vento forte però non è molto completo. Anche l’inglese non è completissimo, va molto bene con vento forte ma poi con vento leggero non brilla, perciò a seconda delle condizioni che troveremo lì ci saranno degli avversari più o meno pericolosi. Tra i più completi ci sono sicuramente l’olandese, il francese, io ed il greco, che ha una grande esperienza alle spalle con due Olimpiadi sempre nei primi 6. L’israeliano poi può essere pericoloso ma solo a momenti, a dire la verità. A parte Badloe non penso di avere grandi distacchi da nessun atleta, perché anche col francese di solito ce la giochiamo, perciò se arrivo lì preparato nel modo giusto posso giocarmela con tutti“.

erik.nicolaysen@oasport.it

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Foto: Martina Orsini – FIV

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