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L’Italia è grande: Christof Innerhofer, le tre perle dei Mondiali di Garmisch e lo strapotere in superG



Mondiali di sci alpino a Garmisch-Partenkirchen 2011: una festa a Casa Italia praticamente tutti i giorni! Sei medaglie, come al Sestiere ’97, quando però c’erano Alberto Tomba, Deborah Compagnoni e Isolde Kostner. Una rassegna impossibile da dimenticare, arrivata nel bel mezzo di una crisi di risultati in Coppa del Mondo che non lasciava presagire nulla di buono alla vigilia della manifestazione. E invece…

Naturalmente l’imperatore della Kandahar (più Gudiberg, la pista da slalom) fu Christof Innerhofer, 26enne all’epoca, oro in superG, bronzo in discesa, argento in combinata nella settimana più bella della sua carriera, la prima del Mondiale. L’Italia chiuse terza nel medagliere, dopo Austria e Francia, ma prima nel settore maschile. Garmisch è località storica per lo sci alpino, ispirata dalla lontana battaglia di Kandahar di 140 anni fa in Afghanistan e poi inserita per tanti anni nel Concorso del Arlberg-Kandahar, con la famosa combinata discesa-slalom. Soprattutto, Garmisch è stata a lungo una delle piste più terrificanti del Circo Bianco sino al 2008, quando appunto vennero assegnati i Mondiali, ma a patto che i connotati della pista venissero rimaneggiati. E Garmisch si è superata, mettendo la Kreuzech nel ‘frullatore’ per ricavarne due piste, la Kandahar 1 per le donne, molto difficile, e la Kandahar 2 per gli uomini, spettacolare; piste che tra l’altro si incrociano come una treccia. Invenzione che ha messo al mondo due piste superbe: non amatissima, nemmeno oggi, la K1 dalle ragazze per le sue difficoltà da paura, fantastica la K2. E’ irrimediabile, invece, il difetto legato alla sua bassa altitudine, ciò che comporta cambiamenti di neve e la necessità di soccorsi chimici. Bruschi voltafaccia della temperatura in teoria possono trasformare le due K in una pista di pattinaggio o in un budino.

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Il 9 febbraio 2011 la situazione atmosferica non ha disturbato il superG maschile, prima opera capolavoro di Innerhofer in Baviera, ma c’è un aneddoto che merita di essere raccontato. Alla vigilia della gara, in conferenza stampa, l’allora direttore tecnico, Claudio Ravetto, presenta così la sfida: “Se arriviamo ancora quarti, quinti, sesti, settimi, come a Vancouver 2010, siamo dei… pirla!”. In realtà a Whistler Mountain, il 20 febbraio 2010, per il superG olimpico di un anno prima, Werner Heel si piazzò 4°, Innerhofer 6°, Staudacher (iridato 2007), e Peter Fill uscì quando viaggiava su tempi da podio, dopo l’argento iridato 2009. In ogni caso, il commento di Ravetto fu più che azzeccato. Anche perché quando, 24 ore più tardi, Innerhofer si impose nel superG, dominando con la sua maestria tecnica la Kandahar 2 ghiacciata, si presentò poi al parterre, davanti ai giornalisti, esordendo con “visto? Non sono un pirla!” per rispondere simpaticamente al suo dt.

La gara di quel giorno è stata indimenticabile, dominata dal duello gomito a gomito fra Innerhofer e Bode Miller, che negli ultimi metri, in una spettacolare lap-dance, ha rischiato pure di non arrivare il traguardo, chiudendo poi 12° a 2″75 dall’azzurro. Per il resto, Innerhofer ha dominato. Una superiorità schiacciante quella del finanziere di Gais, che ha saputo affrontare al meglio il ghiaccio di un tracciato difficile, sul quale vincerà poi anche in discesa, in Coppa, due anni più tardi. Hannes Reichelt, argento, e Ivica Kostelic, bronzo a sorpresa, sono finiti rispettivamente a sessanta e settantadue centesimi di svantaggio e soprattutto non hanno mai sopravanzato l’altoatesino in nessun intermedio.

Inner ha dato il via a un festival italiano che poi è stato il suo festival. Tre medaglie, tre colori, tre conferenze stampa una più divertente dell’altra. Dopo l’oro, dichiarava quanto segue: “Questa volta ho fatto meglio della Borsa. Lo sci è proprio come la Borsa, più facile perdere che vincere, ma in superG ho trionfato. Sapevo di poter fare una grande prestazione, mentre in stagione non ero riuscito a esprimermi. Questa volta non ho commesso errori nel giorno più importante. Chissà quando realizzerò cosa ho realizzato in questi giorni”. Già, perché poi sono arrivati anche il bronzo in discesa, dopo un prova positiva, ma non impeccabile, e un grande argento in rimonta in combinata, dopo una grande manche di slalom.

Con la tripletta di Garmisch, oro-argento-bronzo, Innerhofer iscrisse il suo nome in un ristrettissimo club di campioni, capaci di conquistare almeno tre medaglie in una sola edizione dei Campionati. In ordine sparso e per fare solo qualche citazione in tempi recenti, Kjus (fece 5 su 5 a Vail ’99), Zurbriggen (due volte, Bormio ’85 e Crans Montana ’87, quando ne conquistò 4), Raich (Bormio 2005), Girardelli (1987), Aamodt (Morioka ’93), Miller (2003), Ligety (Schladming 2013), Hirscher (St. Moritz 2017).

WInnerhofer!

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gianmario.bonzi@gmail.com

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Foto: LaPresse

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