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Giro d’Italia 1940: la consacrazione del giovane Fausto Coppi. Da gregario di Bartali alla maglia rosa



La Seconda Guerra Mondiale avanza sempre di più nella primavera del 1940; e contemporaneamente, il 17 maggio, parte da Milano la ventottesima edizione del Giro d’Italia. Fausto Coppi fa parte della Legnano, la formazione capeggiata da Gino Bartali, vincitore della Corsa Rosa del ’36 e del 37′. L’Airone di Castellania parte come l’ultimo dei gregari di Ginettaccio, e finisce per illuminare il Giro nonostante le tenebre del conflitto. Fausto spicca il volo sull’Abetone, conquista a Modena la sua prima grande vittoria. Va in maglia rosa, sulle montagne si difende, va in crisi sul Pordoi, ma un acciaccato Bartali, caduto durante la seconda tappa, lo aiuta. Fausto Coppi trionfa a Milano, a soli vent’anni. Ancora oggi è il vincitore più giovane di tutta la storia del Giro. 

Ma torniamo indietro al 17 maggio, alla prima tappa, la Milano-Torino. La sfida per la vittoria finale di questo Giro è tra Bartali e Giovanni Valetti, il trionfatore delle due edizioni precedenti, nonché tra Legnano e Bianchi. La frazione inaugurale va a Bizzi, che va subito in maglia rosa. Il giorno dopo, nella Torino-Genova, Coppi, che passa sulle strade di casa, si rende protagonista di due accelerate micidiali che frantumano il gruppo. Parte così una fuga, ma da dietro, Bartali, cade in discesa per colpa di un cane incrinandosi il femore; mentre Valetti fora e resta all’aria. Coppi prosegue la sua corsa, scatta sulla rampa di Recco, entra per primo nello Stadio di Genova seguito dal compagno di squadra Pierino Favalli che lo supera. Coppi è secondo, terzo Osvaldo Bailo. Bartali perde 5’15”, Valetti 8’56”. Dopo quattro frazioni guida la corsa Favalli, Coppi è a 1′, Bartali a più di 15′ di ritardo, Valetti, in crisi, a più di 30′.

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Coppi, durante l’ottava tappa, viene investito dal camioncino della Gloria, la bici è distrutta, Mario Ricci gli dà la sua, ma è troppo piccola. Rientra, ma quando Bartali scatta, cede anche Coppi, che perde 3’08”. Favalli lascia la maglia rosa e la corsa. La leadership finisce sulle spalle di Enrico Mollo. Coppi, quarto in classifica, è comunque il primo della Legnano e non ha intenzione di arrendersi. Il 27 maggio inizia la sua vendetta, scatta ai piedi del Passo della Consuma, guadagna, dietro tirano come indemoniati, compreso Bartali. Fausto viene ripreso a 9 km dal traguardo di Firenze. La tappa va ad Olimpio Bizzi su Bartali, ma adesso Coppi è terzo in classifica a 2’42” da Mollo. C’è il giorno di riposo, ma il 29 maggio si riprende la sfida.

In direzione Modena imperversa la pioggia. Scendendo dal Monte Oppio, Bartali ha un problema al movimento centrale, si ferma, e perde contatto. Coppi parte e semina tutti. 100 km in avanscoperta e un trionfo con 3’45” di vantaggio su dodici contrattaccanti, la maglia rosa Mollo e lo stesso Bartali. Il piemontese conquista così la sua prima vittoria da professionista, ma anche la maglia rosa. Ma la strada verso Milano è piena d’insidie, come a Forlì, dove gli si rompe il manubrio, perde 2′, ma li recupera in 15 chilometri. Oppure nell’Abbazia-Trieste, dove cade e viene attaccato da Vicini e Bizzi, ma perde soltanto 2′. Bartali lo aiuta a salvarsi sotto la morsa della Bianchi, mentre nel resto d’Italia Mussolini sta programmando l’entrata in guerra del nostro Paese. Il 5 giugno, nella Pieve di Cadore-Ortisei, Coppi e Bartali salutano tutti quanti e scappano via. Fausto ha un momento di difficoltà sul Pordoi, Gino lo aiuta, lo sprona, prende della neve, gliela butta addosso per farlo riprendere, e ce la fa. Scollina a ruota di Bartali, che vince la tappa, mentre Coppi ha in mano il Giro. Gli avversari sono affondati.

Il 9 giugno Coppi viene celebrato all’Arena di Milano. Ma il giorno dopo la festa è già cancellata. A Roma il duce Benito Mussolini si affaccia dal balcone di Palazzo Venezia e dichiara a gran voce guerra alla Gran Bretagna e alla Francia. La favola del Giro, di Fausto e Gino è finita. La Corsa Rosa riprenderà dopo cinque edizioni cancellate da un conflitto mondiale senza precedenti.

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lisa.guadagnini@oasport.it

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Foto: Lapresse

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