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Alberto Tomba: “Dal ’92 al ’98 le vittorie più belle. Italia, questa è la terza valanga”


Marco Poderi Studios


Sono trascorsi ormai 22 anni da quando Alberto Tomba lasciò da vincente il mondo dello sci. Il trionfo nello slalom di Crans Montana, nell’ultima gara di una carriera magistrale, rappresentò la chiusura di una sorta di cerchio ideale, proprio nella medesima località dove nel 1987 aveva conquistato la prima medaglia ai Mondiali, il bronzo in gigante. Il tempo sembra essersi fermato: ancora oggi il ricordo delle imprese dell’emiliano scalda i cuori di chi le ha vissute con genuino entusiasmo.

Un vero e proprio tornado che si era abbattuto sull’austero mondo delle nevi, il primo uomo in Italia a trascinare le masse ed a rendere lo sci alpino uno sport popolare. Memorabile ed irripetibile l’interruzione del Festival di Sanremo 1988, quando un’intera nazione trattenne il respiro durante la discesa del proprio beniamino, lasciandosi andare infine ad una irrefrenabile gioia dopo la vittoria dell’oro olimpico. Tomba e lo sci, di fatto, erano una cosa sola nell’immaginario collettivo.

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Il nativo di Bologna vanta un palmares da autentica leggenda. Limitandoci alle vittorie: 50 successi in Coppa del Mondo (o 51, come ama spesso ripetere), 4 sfere di cristallo di slalom ed altrettante di gigante, 3 ori olimpici e 2 iridati. Come dimenticare poi l’epocale trionfo nella Coppa del Mondo generale del 1995, maturata 20 anni dopo Gustavo Thoeni ed al termine di un lungo ed agognato inseguimento, più volte sfiorata in passato con tre secondi posti. 25 anni fa la celebrazione del nuovo imperatore delle nevi avvenne a Bormio, dove Tomba, già sicuro del trofeo assoluto, vinse anche la gara di gigante e la relativa ‘coppetta’ di specialità. Un’eco di gloria che non si placa, il meritato dono per chi ha saputo intingere la storia di azzurro.

Il calendario attuale della Coppa del Mondo, con un numero di gare tecniche superiori a quelle veloci e l’introduzione dei paralleli, appare favorevole sulla carta agli slalom-gigantisti. Alberto Tomba, se avesse gareggiato ai giorni nostri, avrebbe vinto un numero maggiore di sfere di cristallo assolute?
Erano altri tempi, la combinata mi ha penalizzato tanto. Vincevo tante gare, ma Accola e Zurbriggen facevano punti pesanti grazie alle combinate. Era tutto diverso rispetto ad oggi. La combinata non era una gara come adesso, la classifica si otteneva sommando i tempi della discesa, a cui io non partecipavo, con quelli dello slalom”. 

Ad inizio carriera ottenevi risultati consistenti anche in superG, disciplina che ti vide per ben dieci volte nella top10 tra il 1986 ed il 1989, con tanto di medaglia sfiorata alle Olimpiadi 1988. Cosa ti portò ad abbandonarlo, per concentrarti poi solo su gigante e slalom?
E’ una bella domanda, che mi fanno in pochi. Quando sei giovane, ti mandano in giro a fare tutte le gare. Poi ho visto che in superG ci sono più possibilità di infortunio. E’ nel superG che ho subito il mio più grande infortunio (in Val d’Isere l’11 dicembre 1989, quando riportò la frattura della clavicola sinistra, ndr), che di fatto mi ha fatto saltare l’intera stagione. Inoltre, non partecipando alle discese, avevo poca dimestichezza anche con le piste, ed in superG si raggiungono anche i 120 km/h e cadendo ti puoi fare molto male e compromettere la prestazione anche sulle altre discipline. In quegli anni il superG facilitava i velocisti, era una sorta di mini-discesa. E se vedi, anche Hirscher negli ultimi anni ha preferito fare solo gigante e slalom per non prendersi rischi“.

Quale vittoria ricordi con maggiore affetto?
Le Olimpiadi del 1988 sono state una bellissima esperienza, ma ero giovane, è successo tutto molto in fretta ed inaspettatamente. Sicuramente Albertville 1992, con la mia conferma in gigante, su una pista molto ripida ed insidiosa, poi Bormio 1995, quando vinsi l’ultimo gigante, la Coppa del Mondo generale e le due di specialità, ed i Mondiali in Sierra Nevada che inseguivo da anni. Infine l’ultima vittoria della mia carriera a Crans Montana“.

Un ritiro da vincente, a soli 31 anni. Ti sei mai pentito di questa scelta?
Diciamo che ho avuto modo di ripensarci, ma non subito, perché ero stressato dai calendari di gara e dalla stampa che mi andava spesso contro. Ho iniziato a ripensarci qualche anno dopo, mentre collaboravo all’organizzazione delle Olimpiadi di Torino 2006: avrei potuto fermarmi, allenarmi a casa, stare qualche anno lontano dalle gare. Nel frattempo avrei fatto pratica con i nuovi materiali, che nel frattempo avevano modificato stile e lunghezza. E avrei potuto tentare un rientro con una wild-card…“.

Il rimpianto della tua carriera?
Non ho rimpianti, rifarei tutto. Forse avrei dovuto vincere più avanti con gli anni, perché avrei avuto più esperienza per gestire tutto quello che mi stava intorno. Non avevo solo gli allenamenti e le gare, ma anche i lunghi viaggi in auto tra una località e l’altra, gli impegni con gli sponsor, le interviste, ero inesperto ed accettavo di fare tutto, e con maggiore esperienza sicuramente si sarebbero gestite le attività con più serenità“.

Olimpiadi Lillehammer 1994: la memorabile rimonta in slalom dalla dodicesima posizione all’argento. Dentro di te prevalse maggiormente la gioia per la medaglia o la delusione per l’oro sfiorato?
No perché lo sci è fatto anche di rimonte. Io giunsi secondo per 15 centesimi. Chi era primo al mondo poteva scegliere il pettorale, io scelsi l’1, ma con -30° sottozero la pista era molto gessosa col freddo, non era veloce. Dopo 4-5 passaggi era meglio, Stangassinger, che vinse, aveva il pettorale n.8. Nella seconda manche la temperatura si era alzata e partii per quarto, rimontando tante posizioni. A fine gara però hanno portato me in trionfo e non il vincitore, me lo ricordo bene. Ero comunque contento, l’oro ce l’avevo già, diciamo che nella mia bacheca manca solo il bronzo olimpico“.

Sono trascorsi 25 anni dalla straordinaria vittoria nella Coppa del Mondo generale e la festa avvenuta nel corso delle Finali di Bormio. Puoi raccontarci qualche aneddoto di quei momenti indimenticabili?
Si disputò una grande finale sulla pista Stelvio di Bormio. Avevo già vinto la classifica generale, mi giocavo la Coppa di gigante e la vinsi arrivando primo anche in quell’ultima gara. 60000 tifosi erano accorsi in quei due giorni. Organizzai uno show sul podio con bermuda gialli, cravatta e canottiera, volevo festeggiare, divertirmi e far divertire. La gente era in delirio, c’era davvero il mondo… Cinque anni fa siamo tornati a Bormio con il Tomba Fans Club a festeggiare i 20 anni, a settembre speriamo di poterci tornare per il quarto di secolo“.

Passiamo all’attualità. Dominik Paris, senza l’infortunio, avrebbe vinto la Coppa del Mondo generale?
Peccato per Paris, era in grandissima forma e lo si era visto già dalle prime gare. Credo che avrebbe potuto farcela, sicuramente per la Coppa di specialità e poi, perché no, anche quella generale. Kilde è stato comunque un avversario molto forte, Pinturault anche lui un po’ sfortunato, Kristoffersen demotivato dall’assenza dell’eterno avversario Hirscher. Però non è mica finita, Dominik è giovane e a 35-36 anni puoi ancora vincere, fisicamente il 40enne di oggi è il 30enne di ieri, per cui Paris ce la potrà ancora fare. Sta recuperando bene, ha tutto il tempo di riprendersi e di rientrare la prossima stagione con ancora più determinazione“.

Federica Brignone ha invece centrato un risultato storico, inatteso ad inizio stagione.
Brignone è costante, non ha sbagliato, era sempre competitiva, poi Shiffrin è dovuta rientrare in America per l’improvvisa morte del padre. Non sappiamo come sarebbero andate le cose, ma le Finali di Cortina sarebbero state comunque dure per la statunitense, che aveva saltato parecchie gare. E comunque alle spalle di Federica in classifica c’è sempre stata Petra Vlhova, che è molto forte. Quindi solo complimenti per lei, si tratta di una grande vittoria, la prima nella storia dello sci femminile. Mi piace guardare i numeri: io vinsi 20 anni dopo Thoeni, lei 25 dopo di me“.

La Nazionale italiana attuale è inferiore, di pari livello o superiore a quella dei tuoi tempi?
Questo giudizio spetta a voi giornalisti. È un’altra valanga, la terza. La prima era stata quella degli anni ’70, nella mia eravamo in due, Tomba e Compagnoni. Adesso abbiamo Brignone, Paris, un Vinatzer che può andare bene in slalom, Bassino e Goggia, mancano un po’ il gigante maschile e lo slalom femminile. Speriamo nelle nuove leve, che possano crescere nella prossima stagione in vista dei Giochi Olimpici di Pechino 2022 e Milano-Cortina 2026“.

Alex Vinatzer, da te citato, può realmente diventare il nuovo campione italiano dello slalom?
Vinatzer ha il fisico giusto, è veloce, un po’ come Razzoli, che però è stato molto sfortunato con gli infortuni. Diciamo che Vinatzer ha la prestanza e Razzoli l’esperienza. Poi non dimentichiamoci di Gross, anche lui è sempre forte e ha già vinto. Speriamo che gli italiani diventino costanti anche nelle vittorie in slalom. E poi un augurio a Moelgg che si è infortunato, ma sta cercando di recuperare la forma per i Mondiali di Cortina dell’anno prossimo“.

L’Italia sta affrontando il dramma della pandemia di Covid-19. Come stai trascorrendo le lunghe giornate della quarantena?
Grazie al cielo ho il giardino, posso stare un po’ fuori a respirare e fare esercizio. Il mio pensiero però va alle famiglie che hanno figli e che non hanno possibilità di uscire di casa e muoversi. Dobbiamo resistere e prenderci cura di noi stessi e degli altri. Mi auguro che tra qualche giorno si possa uscire, anche se sarà un altro modo di vivere, un po’ più lento, un po’ più attento. L’8 marzo scorso erano tutti a fare le file per sciare o andare in spiaggia al mare. Non eravamo pronti a questa ondata virale, ma alla fine tutti hanno dovuto accettare la gravità di questo momento. Adesso dobbiamo essere vicini alle persone che hanno perso i loro cari, a cui mando un abbraccio virtuale in attesa che si possa tornare al contatto umano. I pensieri sono tanti in questo momento. Dobbiamo essere solidali con gli altri e loro con noi. Parlo delle persone e anche delle Nazioni. Sembra che in questi giorni l’abbiano capito tutti, anche i nostri vicini in Europa. Bisogna fare squadra, come nello sport, uniti per la vittoria. E per citare le parole di Nelson Mandela ‘Sport has the power to change the world’ – Lo sport ha il potere di cambiare il mondo“.

Durante l’inverno rimani costantemente aggiornato sui risultati delle gare di sci alpino?
Sono ancora molto impegnato con le attività promozionali e spesso non riesco a seguire le gare in diretta…Però quando sono in giro, mi collego al vostro sito e riesco comunque a sapere non solo i risultati ma anche come è andata la gara. Grazie per quello che fate per gli appassionati di tutti gli sport“.

federico.militello@oasport.it

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