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Giovanni Valetti, l’ultimo vincitore del Giro d’Italia prima dell’avvento di Coppi, Bartali…e della Guerra



Tredici anni di carriera, due Giri d’Italia nel palmares; poi la guerra, l’abbandono del professionismo, e il ritorno alla vita d’operaio di Giovanni Valetti. Un’esistenza lunga, intensa, sudata. Da asso del ciclismo italiano degli anni trenta, capace di vincere la Corsa Rosa del 1939 staccando di ben 2’59” un certo Gino Bartali, a quella Seconda Guerra Mondiale che lo ha risucchiato e destinato al ritorno alla vita in fabbrica, precisamente alla FIAT. Resta ancora il dubbio di ciò che ne sarebbe stato della sua carriera senza quel conflitto che è stato capace di spezzare troppe vite e troppi sogni; compresi quelli di Giovanni Valetti da Vinovo, primatista del Giro d’Italia del 1938, del 1939, primo italiano a vincere il Tour de Suisse, e che seppe sconfiggere Gino Bartali prima del conflitto mondiale.

Ma torniamo al 1938. Al ventiseiesimo Giro d’Italia c’è tanta gioventù, ma non Bartali, destinato da lì a poco a vincere il Tour de France. A sfruttare l’opportunità di inseguire la maglia rosa c’è un operaio della Lancia di Torino, Giovanni Valetti, che a soli 24 anni dimostra una completezza allucinante; eccezion fatta delle volate. In precedenza il torinese aveva concluso il suo Giro del debutto del ’36 al quinto posto, e al secondo quello del ’37, battuto soltanto da Bartali. In quel 1938 parte da favorito numero uno, ma non si fa condizionare dalla pressione che gli si riversa addosso. Vince così la quarta tappa a La Spezia, la cronoscalata al Monte Terminillo, e conquista la maglia rosa nella Napoli-Lanciano, per poi non lasciarla più. Vince per distacco a Recoaro. Il piemontese trionfa all’Arena di Milano, con Ezio Cecchi a 8’47” nella classifica finale, e Severino Canavesi a 9’06”. Ma intanto in Europa, si fa sempre più minacciosa l’aria di guerra. Il secondo conflitto mondiale incombe, ma la vittoria di Valetti è tutto fuorché anonima.

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Così eccoci al Giro del 1939. Ritorna Bartali, ma pure la maglia rosa uscente Valetti: si incendia la sfida tra i due. Il piemontese conquista nuovamente il Terminillo, si prende la leadership a Firenze, al termine della volata vincente di Gino. Domina anche la cronometro di Gorizia, Bartali è a 3’59”, ma nella Cortina d’Ampezzo-Trento, il toscano di Ponte a Ema, infligge al rivale 7’48”. Siamo alla penultima tappa, la chance finale per ribaltare la corsa: la Trento-Sondrio. Mancano 80 chilometri al traguardo, Bartali in maglia rosa ha un vantaggio di 3’46” su Valetti. Sembra avere in pugno la corsa, ma in Val di Non piove, e Gino fora a Cles. Valetti allunga, rimonta e va in fuga sul passo del Tonale, nell’unica striscia di strada percorribile con tutto il fango presente sulla strada. La pioggia diventa neve, e Bartali insegue da lontano. Anche Valetti fora, ma il compagno di squadra e di fuga Olimpio Bizzi gli passa la ruota, poi rientra e lo aiuta.

Sulle rampe più ripide del Tonale, Valetti rimane tutto solo al comando, con Bartali a 5’25”. Un ritardo che si intensifica alll’Aprica e al traguardo di Sondrio il distacco è di ben 6’48”. Valetti si riprende la maglia rosa dopo un attacco leggendario, sconfiggendo il favorito numero uno. Gino ci prova l’indomani sul Ghisallo, ma il suo tentativo è presto vano. Valetti conquista il suo secondo Giro d’Italia consecutivo. Un’impresa forse sottovalutata, ma che può essere paragonata a quella di tanti altri celebri campioni. Purtroppo si è messa di mezzo la guerra. Al Giro del 1940 chiude al diciassettesimo posto, e contemporaneamente arriva il primo dei cinque sigilli in maglia rosa dell’Airone, Fausto Coppi. Giovanni si ripresenta nel 1946, ma non è più lo stesso. Si ritira nel 1948, appende la bici al chiodo, e a 35 anni torna alla vita di prima. Si aprono le porte della FIAT e si chiude il capitolo del campione che riuscì a mettere in difficoltà l’Intramontabile Gino Bartali.

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lisa.guadagnini@oasport.it

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