Ciclocross, Kevin Pezzo Rosola: “Vorrei fare anche solo la metà di quello che ha fatto mia mamma”



Cresce a vista d’occhio un altro giovane promettente del movimento ciclocrossistico italiano, il diciassettenne portacolori della DP66 Giant SMP Kevin Pezzo Rosola. Figlio di Paola Pezzo, campionessa olimpica di MTB ad Atlanta 1996 e a Sydney 2000, e dell’ex professionista Paolo Rosola, vincitore di dodici tappe al Giro d’Italia, e dal 2015 direttore sportivo della Gazprom-RusVelo, Kevin sta svolgendo gara dopo gara un percorso tutto suo, cercando di dimostrare il meglio di sé senza farsi pesare il ruolo di figlio d’arte. Un ragazzo che ha già assaggiato la vittoria a livello internazionale, e al Giro d’Italia di ciclocross su tutti, e che adesso ha davanti a sé un Campionato italiano, come quello di Schio, dove potrà giocarsi una grandissima chance per un futuro ricco di sogni.

Tracciamo assieme il tuo bilancio stagionale.

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“Il mio bilancio in questa stagione di ciclocross è positivo, molto costante e sono felice perché per la prima volta ho indossato la maglia azzurra in Coppa del Mondo. Adesso il mio obiettivo sarà quello di fare bene i Campionati italiani”. 

Sei pienamente soddisfatto o hai qualche rammarico?

“Sono molto soddisfatto perché è il terzo anno che pratico ciclocross e lo ritengo importante per preparare la MTB e la strada e per mantenersi sempre in forma”. 

Hai analizzato il percorso di Schio? 

“Già l’anno scorso ho gareggiato a Schio e il percorso richiama più o meno quello classico. È un percorso veloce con tratti tecnici dove chi sa guidare può fare la differenza. Se piove ci sarà da correre tanto a piedi; alla fine ne verrà fuori un percorso molto duro, anche se non sembra”. 

Chi sono i favoriti per il Campionato italiano?

“I favoriti al momento sono Davide De Pretto e Filippo Agostinacchio che hanno dimostrato di andare forte anche in Coppa del Mondo e di piazzarsi nelle prime posizioni”. 

Cosa significa portare sulle spalle due cognomi così rilevanti nel mondo delle due ruote?

“Sì non è facile portare due cognomi così e a volte io non ci faccio tanto caso perché voglio dimostrare quello che valgo”.

Che differenza hai trovato tra il ciclocross nazionale e quello estero?

“La differenza è tanta. In Italia non siamo in tanti, e invece all’estero è uno sport nazionale dove c’è cultura per il ciclocross con migliaia di spettatori. I percorsi sono molto più impegnativi, spettacolari e hanno dei ritmi di gara più elevati”.

Cosa significa per te il ciclocross?

“Il ciclocross per me è una grande famiglia. È una disciplina che insegna tanto per le altre specialità e che tutti dovrebbero praticare”. 

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

“Il mio sogno nel cassetto è passare professionista e vincere una delle grandi Classiche del Nord come ad esempio la Parigi-Roubaix; e, chissà, magari fare anche solo la metà di quello che ha fatto mia mamma”.  

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@lisa_guadagnini

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Foto: Profilo Instagram Kevin Pezzo Rosola

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