MotoGP, Andrea Dovizioso: “Siamo persone normali, la tv ti rende una star. Kevin Schwantz e Valentino Rossi i riferimenti”

Chiunque può essere un eroe, anche un uomo che ha fatto qualcosa di così semplice e rassicurante come mettere un cappotto sulle spalle di un ragazzo giovane, per fargli sapere che il mondo non era finito“. Frase ad effetto cinematografiche, che però possono avere un senso. E’ un po’ quanto sostenuto da Andrea Dovizioso, pilota della classe MotoGP e tre volte consecutivamente secondo nella massima cilindrata alle spalle dell’asso spagnolo della Honda Marc Marquez.

Il forlivese, intervistato da Speedweek, ha rivelato quanto l’essere pilota non abbia quei crismi eroici che tanti, spesso, pensano davanti agli schermi: “La televisione ti rende una star, ma noi siamo persone normali e non dimentichiamo da dove veniamo. Ovviamente ognuno è andato per la propria strada, ma più o meno veniamo tutti dalle mini moto e per molti anni abbiamo vissuto come zingari“, le parole del centauro della Ducati.

Un Dovizioso cresciuto, come detto da lui stesso, con le mini moto, lì dove talento e passione si sono fusi: “Ogni fine settimana ti trovavi in moto grazie ai tuoi genitori che per te avevano fatto qualcosa di speciale, spendendo soldi per sei-sette anni come nessuno fa. Non riuscivi a prendere i soldi della corsa ma magari gareggiavi lo stesso, in qualche modo poi i tuoi facevano quadrare i conti e per me è successo per molti anni“, ha ammesso il “Dovi”.

Inevitabilmente, agli inizi della carriera si hanno dei punti di riferimento. Il pilota del Bel Paese guardava con ammirazione all’americano Kevin Schwantz e ai risultati di Valentino Rossi, così vincente al termine degli anni ’90 e all’inizio degli anni 2000: “Schwantz per me contava molto in quel periodo, ma ovviamente Rossi è stato il pilota che tutti hanno analizzato perché aveva vinto così tanto in così tanti anni. Secondo me tutti avevano il suo poster nella loro stanza“.

 

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Foto: Valerio Origo

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