Rugby, Mondiali 2019: Italia-Namibia, gli azzurri vincono ma serve cambiare ritmo

E’ arrivata la vittoria all’esordio nella Rugby World Cup per l’Italia in Giappone. E’ arrivato il successo con bonus, obiettivo minimo richiesto a Parisse e compagni contro una Namibia che si è confermata formazione mediocre e non certo al livello degli azzurri. Ma le note positive all’Hanazono Stadium finiscono praticamente qui. Perché l’Italrugby soffre troppo, sbaglia di più e, alla fine, non convince e mostra ancora una volta tutti i suoi limiti.

Partiamo, però, dalle poche note positive. Al di là della vittoria, che come detto era obbligata, a mettersi in mostra sono stati soprattutto tre giocatori. Nel primo tempo, quello in cui gli azzurri hanno giocato peggio e sofferto di più, a spiccare è stato soprattutto Federico Ruzza. La seconda linea, spesso non considerato titolare da O’Shea, è stato l’unico a scendere in campo con il focus giusto, ha regalato alcune giocate di assoluto livello e ha tenuto a galla un’Italia che stava affondando. Con lui ha fatto la differenza Luca Morisi. Il centro azzurro ha trovato sempre la linea del vantaggio, a differenza dei compagni ha commesso pochissimi errori di handling, ed è stato dai suoi spunti che sono arrivate le prime due mete azzurre. Nella ripresa, invece, a salire in cattedra è stato, ancora una volta, Jake Polledri. La terza linea ha cambiato ritmo al match e ha saputo anche mettere la sua firma sulla partita con una bella meta.

I motivi per sorridere, però, in casa azzurra finiscono qui. L’Italia è scesa in campo poco concentrata, nel primo tempo ha commesso troppi errori (a fine partita i turnover concessi sono stati ben 16) in attacco, perdendo palloni banali. E se da un punto di vista offensivo l’Italia ha sprecato almeno tre chiare occasioni da meta, peggio ha fatto difensivamente. Gli azzurri hanno subito tre mete da una Namibia non certo irresistibile, ma quel che è peggio è che ha concesso tre marcature troppo facili. Tre mete in prima fase, senza una reale opposizione difensiva, con alcuni placcaggi sbagliati in occasione della prima e terza meta, mentre sulla seconda i namibiani sono potuti arrivare fino in fondo senza neppure un contrasto azzurro.

I turnover effettuati da Conor O’Shea hanno evidenziato come alcuni rincalzi non siano ancora pronti per questo livello. In mischia l’Italia non ha dominato come doveva e, al di là dell’infortunio subito da Pasquali, la prima linea formata dal pilone di Treviso, da Quaglio e Bigi non ha convinto (meglio, molto meglio, Riccioni entrato per Pasquali). Poco incisiva la terza linea, con Braam Steyn in ombra, Mbandà impalpabile e Sergio Parisse che ha confermato le tante difficoltà degli ultimi anni. Male anche la mediana, con un Tito Tebaldi nervoso, che spesso ha preso decisioni sbagliate, mentre Tommaso Allan ha commesso troppi errori per poter dare velocità e continuità al gioco azzurro. E la coppia Palazzani/Canna non ha fatto meglio, anzi. Dietro, invece, nella norma le prestazioni di Tommaso Benvenuti, al di là del bel calcio per la meta di Bellini a inizio ripresa, così come quella di Padovani ed Hayward.

Insomma, l’esordio dell’Italia ai Mondiali in Giappone è stato quello che doveva essere da un punto di vista del risultato. Vittoria, bonus e la conferma che il gap con nazioni come la Namibia è elevato. Ma ora per i ragazzi di Conor O’Shea serve un veloce cambio di marcia. Già con il Canada bisognerà limitare al massimo gli errori di handling e alzare l’intensità dei placcaggi per non dare chance ai nordamericani di entrare in partita. Ma, soprattutto, servirà tutt’altra Italia contro il Sudafrica se si vuole, veramente, provare a mettere a segno il colpaccio per i quarti di finale.

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Foto: Federugby

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