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Vuelta a España 2019: le speranze dell’Italia. Fabio Aru punta alla top-5, Formolo indeciso tra la classifica e una vittoria di tappa



Con l’uscita di scena di Domenico Pozzovivo (Bahrein-Merida) a causa del brutto incidente di cui è stato vittima, l’Italia ha perso una delle sue punte principali per la prossima Vuelta a España. Un’assenza pesante, a maggior ragione perché la truppa azzurra, quest’anno, non è particolarmente folta.

Le speranze italiane sono, dunque, riposte soprattutto sul vincitore della Vuelta 2015 Fabio Aru (UAE Team Emirates) e sulle sue chance di fare una buona classifica. Il sardo arriva da un Tour de Suisse in cui è andato forte per una settimana, prima di crollare nell’ultima tappa, e un Tour de France in cui, pur non brillando, ha colto un buon 14esimo posto in classifica generale. Il Cavaliere dei 4 Mori ha, dunque, mostrato segnali di lenta e costante crescita da quando è tornato dall’operazione all’arteria illiaca.

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Quando provò in passato l’accoppiata Tour-Vuelta, nel 2017, le cose non andarono tanto bene. Fabio, infatti, rimase in classifica, pur senza guizzi, dalla prima alla 20esima tappa, quando crollò sull’Angliru scendendo dalla 7^ alla 13esima posizione nella generale. Vi è da dire, però, che all’epoca il sardo arrivava da una situazione completamente diversa, al Delfinato volava e a fine Tour aveva già dato i primi segnali di cedimento. Quest’anno, invece, il suo rendimento sembra stia seguendo una direzione diametralmente opposta.

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Da valutare, per il Cavaliere dei 4 Mori, anche la coesistenza con compagni ingombranti come Gaviria e il giovane Pogacar. Aru, negli anni all’Astana, è stato abituato ad avere sovente delle corazzate tutte per sé, sia nelle gare a tappe che in quelle di un giorno (ricordiamo l’emblematico Giro di Lombardia 2016 ove Diego Rosa corse a lungo per Aru finché non fu chiaro che, quel giorno, aveva una gamba decisamente superiore rispetto a quella del capitano), mentre in questa Vuelta, verosimilmente, si troverà a dover coesistere con altri corridori che reclamano spazio.

Fatte questa valutazioni e preso atto di una startlist di livello non eccelso (a maggior ragione dopo il forfait di Carapaz) e di un percorso adatto ad Aru con una terza settimana soft e molti arrivi su salite da 20 minuti di sforzo che ben si adattano alle caratteristiche del sardo, almeno una top-10 può essere alla portata. E sarebbe già un risultato importante per Fabio che è arrivato nei 10 in un grande giro una volta negli ultimi 4 anni.

Vi è un altro corridore tra gli azzurri, però, che può ambire a un bel piazzamento in classifica generale: Davide Formolo (Bora-Hansgroe). Il veronese ha sì un compagno che nelle gerarchie gli sta davanti, ovvero Rajal Majka, ma non dimentichiamoci che nel 2016 giunse 9° correndo a supporto di Talansky. Il polacco è indubbiamente un corridore importante, ma non è uno che monopolizza la squadra attorno a sé, dunque il campione italiano può benissimo fare corsa parallela anche per la classifica. I due, oltretutto, di recente hanno già testato la coesistenza sia al Giro d’Italia che al Tour de Pologne e problemi non ce ne sono stati.

Avrebbe anche senso, però, per Davide uscire presto di classifica per puntare a una vittoria di tappa, dato che in passato ha dimostrato di avere le qualità necessarie per vincere qualche frazione nelle corse a tappe, anche non necessariamente con arrivo in salita, dato che il campione italiano è un corridore capace di portare a termine attacchi solitari a lunga gittata (in carriera ha vinto solo così, oltretutto). Tuttavia, alcune sue recenti dichiarazioni e il suo storico recente lasciano intendere che voglia ancora testarsi sulle tre settimane.

Tra gli altri italiani al via non troviamo nessun velocista (sono tutti ad Amburgo, ndr), ma diversi corridori che potrebbero fare bene in fuga. Spicca Gianluca Brambilla (Trek-Segafredo) che nel 2016 vinse ad Aramon Formigal davanti nientemeno che a Nairo Quintana, poi trionfatore finale in quella Vuelta. In quell’edizione del grande giro spagnolo si assicurò un successo parziale anche Valerio Conti (UAE Team Emirates), un corridore che delle fughe è specialista, anche se quest’anno sarà limitato dalla presenza di diversi capitani nel suo team. Dario Cataldo (Astana), quest’anno conquistatore della tappa di Como al Giro, è un altro che sa come si vince in Spagna, avendo lui alzato le braccia al cielo, nel 2012, sul durissimo Cuitu Nigru al termine di una fuga con un cliente tutt’altro che comodo quale Thomas De Gendt. Anche per l’abruzzese, però, vi è il problema di far parte di un sodalizio che gli chiederà spesso e volentieri di mettersi al servizio dei compagni.

Ha solo sfiorato, invece, la vittoria in terra spagnola Eros Capecchi (Quick-Step), battuto da in volata da Albasini nella tappa di Ponferrada dell’edizione 2011. La sua squadra non ha un capitano vero e proprio per la classifica (anche se James Knox potrebbe fare bene) e, dunque, Eros avrà le sue occasioni di andare in fuga. Come le avrà anche Giovanni Battaglin (Team Katusha) il quale abbiamo visto al Giro, nel corso degli anni, saper essere letale quando ha la giornata buona.

Se per Jacopo Mosca (Trek-Segafredo), Manuele Boaro (Astana), Marco Marcato e Oliviero Troia (UAE Team Emirates) si prospetta una gara al servizio dei compagni, per l’ultimo degli italiani in gara, vale a dire Matteo Fabbro (Team Katusha), è difficile intuire cosa riserverà questa Vuelta. Il friulano è uno scalatore puro che dopo aver ottenuto bei risultati da U23, si è messo in luce, di tanto in tanto, con delle belle scalate anche tra i pro. La classifica generale sembra troppo per lui al momento, ma un pensierino a quella dei GPM, invece, è più che lecito.

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Foto: Valerio Origo

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