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Vuelta a España 2019, Italia si scopre senza velocisti di punta nell’ultimo GT stagionale



La tappa odierna della 74esima edizione della Vuelta a España non ha certo sorriso ai corridori italiani, così come non lo faranno nemmeno i prossimi arrivi allo sprint. Di velocisti azzurri, infatti, nell’ultimo grande giro della stagione non ce n’è nemmeno l’ombra. Gli unici corridori nostrani che possono ambire a una top-10 in un arrivo a ranghi compatti sono i veneti Marco Marcato (UAE Team Emirates) ed Enrico Battaglin (Team Katusha), ma il primo ha il compito di scortare una ruota veloce di rango come Fernando Gaviria e il secondo, invece, nella frazione di oggi è stato rallentato da un problema meccanico.

Pensare che per anni il grande giro spagnolo è stato terra di conquista per le frecce azzurre. Da Minali negli anni ’90, passando per Cipollini, Petacchi e Bennati negli ultimi 20 anni, fino ad arrivare alla scorsa edizione in cui Elia Viviani è stato il re delle volate. Indimenticabile fu l’edizione 2002, quando l’Italia con i sopraccitati Re Leone ed Alejet più Giovanni Lombardi e un ispiratissimo Angelo Furlan vinse tutti gli arrivi a ranghi compatti.

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Nell’utlimo decennio, se andiamo ad osservare con attenzione gli ordini d’arrivo delle passate edizioni, notiamo che il numero di vittorie allo sprint del Bel Paese alla Vuelta era già in calo drastico prima degli exploit di Trentin e Viviani rispettivamente nel 2017 e nel 2018. I motivi sono molteplici. Da un lato sicuramente bisogna ammettere che il pur buon livello delle nostre attuali ruote veloci, eccezion fatta per Viviani, non è paragonabile a quello dei loro corrispettivi di 15/20 anni fa.

Dopodiché sicuramente incide la svolta che c’è stata a inizio decennio nel disegno dei percorsi. Per anni la Vuelta è stata una corsa molto soft, con poche salite e una terza settimana sovente molto semplice, cucita su misura per le necessità di chi andava in Spagna a preparare il Mondiale. Dopo un’edizione 2012 già più dura delle precedenti, nel 2013 c’è stata la svolta, con la corsa spagnola che presentò un tracciato con ben 13 arrivi in salita. Da quel momento la Vuelta è diventata una gara che offre molto poco agli uomini veloci, i quali, quando vi partecipano, si vedono costretti a soffrire molto per raccogliere le briciole.

Anche quest’anno le frazioni dedicate ai velocisti sono decisamente poche, cinque contando quella odierna, di cui tre sono nella terza settimana. Dopo la tappa di domani, inizia una serie infinita di salite e molti velocisti, non solo italiani, hanno ben poca voglia di passare oltre 10 giorni a stringere i denti per scollinare ascese durissime, sovente anche lottando contro il tempo massimo. A maggior ragione perché un successo parziale alla Vuelta viene comunque considerato meno prestigioso rispetto a uno al Tour, ma anche al Giro.

E, poi, c’è da tenere conto della forte concorrenza di altre gare. Quest’anno la Vuelta era in concomitanza con la Classica d’Amburgo, uno degli appuntamenti clou dell’estate dei velocisti, tanto che tutti gli sprinter azzurri vi hanno partecipato. Inoltre, da qui in avanti ci sono altre gare come la Bretagne Classic o il Tour of Britain che molto hanno da offrire alle ruote veloci, senza domandare in cambio i sacrifici che richiede la Vuelta.

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Foto: Valerio Origo

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