Mondiale F1 2019: Binotto-Arrivabene, numeri a confronto. La Ferrari ha cambiato tutto e non ha cambiato niente

La prima parte di stagione 2019 della F1 si è ufficialmente conclusa con il GP di Ungheria e per tutti è tempo di ricaricare le batterie ma soprattutto di bilanci. Quando si parla di Ferrari diventa inevitabile pensare al ribaltone interno avvenuto questo inverno, con il benservito a Maurizio Arrivabene e la promozione a team principal di quel Mattia Binotto che il bresciano non ha mai particolarmente amato. La SF90, il primo prodotto del post Marchionne, è nata con un look dai colori rinnovati e dallo sguardo feroce ma più che la vettura in sé fu l’atmosfera del giorno della presentazione ad apparire diversa dal solito, quell’atteggiamento tipico di chi è davvero convinto d’iniziare una nuova era.

A conti fatti però, dopo dodici Gran Premi, gli stessi uomini si trovano di fronte all’inesorabile realtà delle cose, un progetto che non è mai decollato e che ha evidenziato problemi sotto numerosi fronti, per lo più mal supportato da un organico giovane e molto spesso troppo falloso. 

IL CONFRONTO COL 2015. Buttando uno sguardo al passato si può notare come l’avventura di Arrivabene in Ferrari nella sua prima stagione al comando fosse cominciata con otto podi nelle prime dieci gare che portarono il circus delle quattro ruote fino all’Ungheria, comprese due vittorie di Sebastian Vettel proprio all’Hungaroring e in Malesia. In questa stagione invece – dati alla mano – i piazzamenti nei primi 3 delle Rosse sono stati undici (in dodici round, 6-5 per Vettel su Leclerc) senza successi, ma per comparare al meglio le due stagioni, entrambe dominate da Mercedes, bisogna certamente considerare che la RB11 fu nettamente la peggior monoposto progettata da Red Bull negli ultimi anni e che non riuscì mai a mettere in pericolo l’incontrastato ruolo di seconda forza della Ferrari al contrario di quanto sta avvenendo in questa stagione. Da Spa in avanti la Ferrari conquistò altrettanti podi (8), con una terza vittoria a Singapore e, mancando nove appuntamenti al termine di questo 2019, è possibile ipotizzare al momento che il bottino potrebbe essere molto simile per la SF90, sperando in qualcosa di meglio. Provando a immaginare idealmente il campionato in corso senza la competitività mostrata dalla scuderia austriaca la Ferrari avrebbe sin qui raccolto quattordici podi e conquistato due vittorie, a Spielberg e in Germania; ecco allora che i dati si presenterebbero veramente molto simili, con le dovute proporzioni, a quanto visto quattro anni fa.

IL CONFRONTO COL 2018. Ingeneroso nei confronti del manager italo-svizzero ma decisamente più preoccupante sarebbe invece un paragone con l’anno scorso, l’ultimo del corso Arrivabene ma arrivato dopo un buon processo di crescita durato molto tempo. Le Ferrari riuscirono a dare parecchio filo da torcere ai dominatori dell’ultimo lustro di F1 portando a casa 23 podi e 5 vittorie (15 e 4 fino all’Ungheria) nonostante una Red Bull competitiva. Chiara ed evidente l’involuzione subita, ma non servivano i numeri per capirlo. 

Non va tuttavia dimenticato però nell’analisi che dietro alla direzione della complicata e autoritaria figura di Arrivabene si celava la rassicurante e competente figura di Sergio Marchionne, mentre per Binotto, caratterialmente all’opposto del suo predecessore, il discorso è decisamente diverso; il suo compito pare più complicato proprio per la mancanza di un personaggio di tale caratura, che riusciva a scuotere l’ambiente e farsi rispettare senza eccezioni. Non è un segreto che Marchionne sia stato un pilastro decisivo all’interno del team, mentre la nuova gestione di John Elkann e Louis Camilleri non dà affatto la stessa impressione e in poco tempo la Rossa è finita ai minimi storici in quanto a peso politico, come evidenziano i casi di Canada e Austria. I piloti sotto contratto sono quelli giusti, nella squadra si può contare sull’esperienza e l’abilità di sviluppo di Vettel e sulla freschezza del talento di Leclerc che unite possono riuscire nell’impresa di riportare sul tetto del mondo questa Ferrari, ma se si vuole provarci per davvero sarà assolutamente necessario ritrovare la serenità e inserire alle loro spalle un team più affidabile e preciso.

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Foto: Shutterstock.com

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