Istruzioni per vincere – La prestazione della vita, tutte le volte che competi. È possibile?

SALT LAKE CITY, UT - JUNE 11: Michael Jordan #23 and Scottie Pippen #33 of the Chicago Bulls celebrate after winning game five of the 1997 NBA Finals against the Utah Jazz on June 11, 1997 in Salt Lake City, Utah. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, User is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. (Photo by Andy Hayt/NBAE/Getty Images)


Sono Giammarco D’Orazio, Sport Mental Coach di Ekis ed un super appassionato di sport.

Abbiamo da poco archiviato il 2018 e con lui una serie di eventi sportivi eccezionali, in alcuni casi considerati inimmaginabili: risultati come la medaglia d’oro di Sofia Goggia nella discesa olimpica, prestazioni come alcune partite della Croazia nel Mondiali di calcio, gesti tecnici come la famosa rovesciata di Ronaldo ancora in maglia Real contro la Juventus e tanti altri ancora.
E come nel 2018, anche gli anni precedenti.

Spesso, in questi casi, si sentono o si leggono frasi del tipo “ha giocato la partita della vita”, “non accadrà mai più una cosa del genere”, “un colpo unico non replicabile”, “Un colpo di fortuna, non ci riuscirà mai più”.
Sono affermazioni vere? In parte sì.
Lo sport, come la vita, è influenzato da eventi esterni a noi e poco prevedibili: ci sono gli avversari, le condizioni metereologiche, gli arbitri e tanti altri fattori che non sono sotto il nostro controllo. È anche vero che uno sportivo sa che questi fattori esistono e può anche prevedere alcune situazioni.
È comunque possibile che alcune prestazioni e alcuni risultati siano il frutto di quello che i commentatori chiamano “fattore C”: durante una discesa proprio mentre parti c’è la miglior visibilità, mentre stai per tirare in porta il tuo difensore scivola, oppure mentre colpisci la pallina da golf arriva quella leggera folata che te la indirizza in un punto migliore.
Tutto questo ci sta.

MA, ed è un MA grande almeno come un campo di calcio, solo alcuni di questi sono il risultato del C… o della casualità e quindi non replicabili.
Molte altre prestazioni eccezionali sono frutto di quello stato magico in cui entra un’atleta, o una squadra intera, che i giornalisti chiamano spesso “stato di grazia” e che tecnicamente si chiama stato di FLOW.
Per spiegare facilmente cosa è il Flow, basterebbero alcune frasi che gli atleti dicono dopo una grande prestazione:
• avevo la sensazione che il campo fosse più piccolo;
• vedevo il canestro molto più grande del normale;
• sapevo perfettamente cosa accadesse in campo con un secondo di anticipo;
• vedevo le porte della pista molto prima di quando arrivavano realmente;
• mi sentivo come in una bolla, isolato da tutte le interferenze esterne.

Si tende spesso a etichettare queste frasi come “è l’adrenalina della vittoria” o “ha la febbre” invece di ascoltarle con attenzione e indagare meglio cosa accadesse nella testa di quell’atleta.
Si perché da metà degli Anni 70 in poi, inizialmente grazie al lavoro dello studioso Mihály Csíkszentmihályi, lo stato di Flow è ora codificato: cosa significa, che ha delle caratteristiche ben precise riconoscibili e che quindi lo possiamo attivare e replicare? Si, esattamente.
Ora sappiamo che lo stato di Flow è caratterizzato da alcuni elementi specifici tra i quali:
• chiarezza degli obiettivi e di cosa si deve fare per raggiungerli;
• completa focalizzazione su quello che si sta facendo;
• distorsione del tempo o dello spazio, con la sensazione di vedere le azioni in anticipo o di poter andare oltre i propri limiti.

Uno degli esempi più famosi di FLOW viene dal basket NBA.
È l’11 giugno 1997, quinta partita delle finali NBA tra gli Utah Jazz di Stockton-Malone e i Chicago Bulls di Michael Jordan e Scottie Pippen. Si gioca nello Utah, le squadre sono sul 2-2, è una partita chiave e la notte prima Jordan sta così male da essere in dubbio.
Jordan arriva a stento al campo, prima della partita non fa nemmeno il riscaldamento, si siede in panchina con gli occhi persi nel vuoto, come se stesse guardando un film. Una volta tolta la tuta, Jordan entra in uno stato diverso, gioca una delle partite più memorabili della storia, ribattezzata The Flu Game, con 38 punti e vittoria che porterà poi Chicago al titolo. Appena suonata la fine, Jordan “esce fuori dallo stato” e quasi sviene letteralmente nelle braccia di Pippen in una foto che è nella storia dello sport.

Probabilmente ora ti stai facendo una prima domanda: quindi mi stai dicendo che Jordan, Ronaldo, Hirsher o Zaytsev entrano in uno stato di FLOW ogni volta?
Alcuni dei grandi atleti hanno sicuramente dei talenti che li aiutano, ma sicuramente fanno di tutto per entrare in uno stato mentale che li focalizza sulla miglior prestazione possibile.
E i grandi campioni e le grandi squadre sono tali anche perché sanno stare nello stato di FLOW più a lungo e tutte le volte che serve.

Sono sicuro che ora ti stai facendo una seconda domanda: io non sono Jordan e nemmeno Ronaldo, mi stai dicendo che posso fare quello che fanno loro?
Ti sto dicendo che lo stato di FLOW si può riconoscere, allenare e replicare e uno dei nostri lavori come Mental Coach è proprio aiutare gli atleti in questo processo.

Come puoi fare? Ecco subito alcuni suggerimenti.

1. CONSAPEVOLEZZA
Rileggiti quanto abbiamo scritto sopra e prendi consapevolezza che lo stato di FLOW è una condizione mentale riconoscibile con alcune caratteristiche e quindi allenabile.
Se uno sportivo sarai ancora più attento a quello che pensi e quello che provi quando realizzi una prestazione eccellente. Se sei un allenatore starai più attento a capire cosa succede ai tuoi atleti quando sono in quello stato.

2. CHIAREZZA
Torniamo ad alcune affermazioni che abbiamo scritto prima tipo “avevo la sensazione che il campo fosse più piccolo” oppure “non sentivo la stanchezza”: cosa hai provato durante una prestazione eccellente? O cosa ha provato un atleta durante una prestazione fantastica?
Domandatelo o domandaglielo e non ti fermare a quello: prendi un foglio di carta o le note del tuo smartphone e segnati tutto quello che hai pensato o che ha pensato durante quel preciso gesto tecnico o durante una gara intera.
Questo sarà la base di partenza per punto successivo.

3. ALLENAMENTO
Noi Mental Coach parliamo sempre di allenamento mentale, perché aiutiamo gli atleti, gli allenatori e le squadre ad allenare le capacità mentali che li porteranno a prestazioni sempre migliori.
Quindi anche lo stato di FLOW si può e si deve allenare. Come puoi fare?
Parti da qui: hai una routine pre-gara? Intendo tutta quella serie di azioni, gesti, accortezze che ti portano ad essere nello stato psico-fisico migliore per la gara. Intento tutto quello che, ad esempio, Rafa Nadal racconta di cosa fa la mattina della partita, dentro lo spogliatoio o appena entrato in campo per il riscaldamento. Lui dice proprio “I’m in the flow”.
Definisci la tua routine e poi sperimenta delle alternative delle singole fasi, vedi quali sono i passaggi che ti fanno migliorare il tuo stato in vista della gara.

Ora che sai che la tua miglior prestazione è possibile tante altre volte, avrai una prospettiva totalmente diversa che Io e gli Sport Mental Coach Ekis ci piacerebbe conoscere. Quindi scrivici a sport@ekis.it cosa hai sperimentato e segui la nostra attività su http://sport.ekis.it.

 

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