Volley femminile, Italia poco concreta e senza killer instinct. Premiato il cinismo della Serbia


Quando ti lasci sfuggire una finale iridata dopo essere stato avanti di un set per 1-0 e 2-1, per poi condurre il tie-break prima 6-4, poi 7-5 ed infine 8-7, i rimpianti non possono che inondare lo stato d’animo di un gruppo giunto davvero ad un passo dalla gloria sportiva.

Oggi l’Italia non era inferiore alla Serbia, sebbene qualche giocatrice si sia espressa ben al di sotto del consueto potenziale. A fare la differenza è stata l’assenza del killer instinct. In verità tale difetto era emerso anche nelle partite precedenti con Giappone e Cina, quando le azzurre avevano sprecato l’impossibile, salvo salvarsi in extremis grazie alle bordate di Paola Egonu. La scarsa concretezza si è rivelata però letale al cospetto di un avversario esperto e decisamente più abituato a vivere partite di tale importanza.

La compagine tricolore ha accusato due sanguinosi cali di concentrazione dopo essersi aggiudicata il primo ed il terzo set. Dalla parità sul 6-6, le azzurre si sono ritrovate sotto 13-20 nel secondo parziale. Il quarto è poi iniziato con un 2-8 che, di fatto, ha subito lasciato intendere che la partita si sarebbe risolta al tie-break. Due lunghi passaggi a vuoto prolungati, in cui le ragazze di Mazzanti hanno faticato in tutti i fondamentali: in un match per l’oro pause così lunghe si pagano carissime.

Nella quinta e decisiva frazione la formazione del Bel Paese ha offerto dei regali decisivi alla Serbia. Prima è arrivato l’errore in battuta di Miriam Sylla in una situazione di vantaggio per 7-5, poi quello di Cristina Chirichella sull’8-7. In quei frangenti sarebbe stato molto più saggio tenere in campo a tutti i costi il servizio piuttosto che provare ad impensierire la ricezione avversaria. Anche in questo caso l’Italia non è riuscita a rifilare il colpo di grazia che avrebbe steso definitivamente la Serbia.

Ha vinto dunque la Nazionale che si è rivelata più compatta e coesa come squadra, sfruttando con cinismo ogni minimo errore da parte delle azzurre. Nell’atto conclusivo, ma già in semifinale e contro il Giappone, l’Italia si è riscoperta Egonu-dipendente, tuttavia nemmeno la miglior giocatrice al mondo, peraltro inspiegabilmente poco servita nel tie-break da una Ofelia Malinov che ha stupito con scelte tattiche anticonformiste, è bastato per salire sul trono iridato. La Serbia si è affidata alla continuità disarmante di Boskovic e Mihajlovic, ma anche alla solidità di due centrali navigate come Rasic e Veljkovic, senza dimenticare la sapiente regia della veterana Ognjenovic. E dire che, nel corso del Mondiale, le balcaniche avevano perso per infortunio la 21enne Bojana Milenkovic. Dopo l’Europeo dello scorso anno, le serbe si presenteranno ora da favorite anche alle prossime Olimpiadi di Tokyo 2020, dove proveranno a completare un ciclo tutto d’oro dopo il titolo europeo del 2017.

L’Italia, dal proprio canto, dovrà fare tesoro di questa bruciante sconfitta. Per i prossimi 10 anni, e forse anche oltre, servirà continuare a costruire la squadra attorno alla fuoriclasse Paola Egonu, cercando tuttavia delle interpreti che, soprattutto offensivamente, riescano ad alleggerire la responsabilità dell’opposto. Una di queste potrebbe essere Elena Pietrini, 18enne che in Giappone ha strabiliato per personalità e qualità dei colpi, anche se con lacune ancora evidenti in ricezione. Resta uno step di natura mentale da compiere, il più difficile: quello che separa un’ottima squadra da un gruppo vincente.





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Foto: Fivb

 

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