Wimbledon 2018: Anderson-Isner, una semifinale da record che ha regalato al sudafricano la seconda finale Slam

Si è chiusa da poco la prima semifinale del torneo di Wimbledon tra Kevin Anderson e John Isner. Che potesse durare tanto era prevedibile, viste le abitudini al servizio di entrambi i giocatori: che potesse durare così tanto, però, nessuno se lo aspettava. Per qualche decina di minuti, sono comparsi gli spettri del leggendario Isner-Mahut, 11 ore e 5 minuti in tre giorni, il record forse impossibile da battere nella storia del tennis. Durante l’incontro si sono battuti davvero tanti record. Tanto per cominciare, abbiamo assistito alla semifinale più lunga della storia dei Championships, nonché al secondo più lungo incontro vissuto sui sacri prati (il più lungo, datato 2010, ve l’abbiamo già citato). All’approssimarsi delle sei ore di gioco, Isner è diventato l’uomo col maggior numero di aces in una singola edizione di Wimbledon: 214.

Questo match, con le sue 6 ore e 35 minuti, è il quarto più lungo della storia del tennis: lo precedono solo la predetta Isner-Mahut e due match di Coppa Davis prima che venisse introdotto il tie-break al quinto set: un doppio Svizzera-Repubblica Ceca del 2013 con in campo Wawrinka e Chiudinelli contro Berdych e Rosol, vinto dai cechi, e un singolare del 2015 tra Leonardo Mayer e Joao Souza all’interno di Argentina-Brasile, vinto da Mayer. Prendendo in considerazione i soli Slam, tuttavia, questo è il più lungo match mai disputatosi in una singola giornata; il record precedente apparteneva alla finale degli Australian Open 2012 tra Rafael Nadal e Novak Djokovic, vinta dal serbo dopo 5 ore e 53 di battaglia. Per quanto riguarda Wimbledon, invece, il vecchio primato era di Marin Cilic e Sam Querrey, che si affrontarono per 5 ore e 31 minuti nel terzo turno del 2012 vinto dal croato per 17-15 al quinto set. Inoltre, questo è appena il tredicesimo incontro che supera la soglia delle sei ore nella storia del tennis: 12 di questi match sono maschili, mentre uno è femminile ed è anche piuttosto noto. Lo giocarono Vicki Nelson e Jean Hepner, durò due set, 6 ore e 31 minuti e comprese lo scambio da 29 minuti e 643 colpi che è ancora oggi il più lungo di sempre.

Kevin Anderson, col match di oggi, ha portato un’altra volta John Isner nella storia, ma questa volta in proprio favore. Lui, che in carriera di match al quinto ne aveva giocati 20, vincendone la metà, a Wimbledon ha ristabilito in due mosse il vantaggio dalla parte vittoriosa. Prima si è preso il successo storico per valore dell’avversario, chiamato Roger Federer, poi il successo storico per tutti i record ad esso legato, nonché per l’approdo in finale a Wimbledon. Per un sudafricano, è la prima volta in una finale di Wimbledon da quasi un secolo, dal 1921, quando ce la fece Brian Norton. Il sistema era però diverso: c’era il Challenge Round, per il quale il vincitore dell’anno precedente era esentato dall’affrontare il torneo, giocando contro il vincitore degli All-Comers. Fu l’ultimo anno di quel sistema: l’uomo che rimontò due set a Norton si chiamava Bill Tilden ed è tra i più grandi tennisti mai esistiti.





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Foto: Profilo Twitter US Open

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TAG:
John Isner Kevin Anderson Wimbledon 2018

ultimo aggiornamento: 13-07-2018


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