Parigi-Roubaix 2018, le pagelle: Peter Sagan, la lode nell’Inferno del Nord. Quick-Step, troppo aggressiva? Moscon lontano

Le pagelle della Parigi-Roubaix 2018. 

SAGAN Peter, voto 10: primo podio alla Roubaix e di conseguenza anche la prima vittoria nella Regina delle Classiche. All’ultima occasione utile raddrizza la sua campagna di primavera dopo le sconfitte alla Milano-Sanremo e al Giro delle Fiandre che rischiavano di metterlo in difficoltà nella sua rincorsa ad un successo di peso. Oggi ha preso il toro dalle corna e quando ne ha avuto l’opportunità ha attaccato salutando la compagnia. Nel finale gestisce Dillier alla perfezione, portandolo al velodromo e battendolo con una volata perfetta.

DILLIER Silvan, voto 10: lo mettiamo al pari di Sagan, perché non è da tutti farsi oltre 200 chilometri di fuga e poi resistere sul Carrefour de l’Arbre ad una forza della natura come lo slovacco. Non ha mai rinunciato ad un cambio (e forse qualcuno se lo sarebbe potuto risparmiare) fino alla volata finale: entra nel velodromo in testa e ne esce sconfitto, ma quasi da eroe per come ha provato a resistere all’avversario su tutti i settori di ciottolato pur sembrano al limite. La favola si è interrotta, ma resta la sua grande prova.

TERSPSTRA Niki, voto 6: si è fatto sorprendere nel momento sbagliato, quello dell’attacco di Sagan. Fino a quel momento la Quick-Step Floors aveva corso in maniera molto aggressiva, ma probabilmente ha sprecato due punte come Gilbert e Stybar lontano dal traguardo, per poi trovarsi scoperta quando è iniziata la lotta per la vittoria. L’olandese ha chiuso sul podio e ha confermato l’ottima condizione che gli ha permesso di vincere il Fiandre. Sul pavé è stato probabilmente il più forte, ma è imperdonabile la lentezza con cui lui e la squadra hanno risposto all’attacco di Sagan, tra le altre cose anticipato da un altro allungo di Greg Van Avermaet, i grandi favoriti della vigilia.

VAN AVERMAET Greg, voto 6: alla fine è quarto ma ha confermato le sensazioni delle ultime gare. Gli manca brillantezza rispetto ai giorni migliori, ma alla fine si difende e taglia il traguardo come sesto. Prova la carta della furbizia, ma non basta.

STUYVEN Jasper, voto 6,5: tra i grandi del pavé. Tra i primissimi ad inseguire Sagan, ma lo slovacco aveva qualcosa in più. In ogni modo una quinta posizione che fa bene a lui e alla squadra.

VANMARCKE Sep, voto 6: il minimo che ci si attende da lui in queste gare, finire nel gruppetto dei migliori. Però non brilla quando dovrebbe gettare il piede sull’acceleratore. Il tempo passa ma lui non vince e addirittura pare aver fatto un passo indietro rispetto al passato. Lo attendiamo tra 12 mesi, per cercare di scrivere il proprio nome nell’albo d’oro di Fiandre e Roubaix.

PHINNEY Taylor, voto 7: bellissimo rivederlo davanti. Un corridore dal sicuro talento che ha attraversato diverse stagioni difficile. È ancora giovane e la prestazione odierna può rilanciarlo, sia in questo genere di corse che nel resto della carriera. Il futuro può davvero essere dalla sua parte.

STYBAR, GILBERT, voto 5: attaccano e restano a bagno maria, senza rialzarsi. Quando poi è il momento di far valere la superiorità numerica non ci sono e Terpstra non può contare su di loro. Forse un eccesso di sicurezza da parte della squadra belga, che si è giocata male la grande dote che aveva con almeno tre punte in grado di vincere.

OSS, BURGHARDT, voto 7: perfetti ad aiutare Sagan fino a quando ne ha bisogno. Una risposta importante dopo il Fiandre.

VAN AERT Wout, voto 7: ogni volta impressiona. Resta nel gruppetto buone, poi viene fermato da un problema meccanico. Non è ancora maturo per vincere queste corse, ma pensando che poco più due mesi diventava per la terza volta consecutiva campione del mondo di ciclocross. Rappresenta il futuro, ma è già una bellissima realtà.

NAESEN Oliver, voto 5,5: fortunato non è fortunato, ma la sua campagna del Nord si chiude con risultati scadenti. Ci si attendeva di più.

MOSCON Gianni, voto 5: lontanissimo dai migliori, quando inizia la lotta lui sparisce. Da valutare se è successo qualcosa, perché la condizione sembrava discreta e la sola caduta che ha avuto non può spiegare un risultato lontano dalle aspettative. 41esimo, ci aveva abituato meglio.





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Foto: Valerio Origo

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