Biathlon, Olimpiadi PyeongChang 2018: bilancio positivo per l’Italia. Due medaglie preziose, ma qualche rammarico


Le Olimpiadi Invernali di PyeongChang 2018 si sono chiuse. L’Italia ha raccolto 10 medaglie, raggiungendo il risultato minimo auspicato alla vigilia dal presidente del CONI Giovanni Malagò. Due di queste sono arrivate dal biathlon: un bilancio positivo (eguagliato il bottino della prima edizione da medaglia, Calgary 1988), avendo raddoppiato quanto ottenuto a Sochi. Rispetto all’edizione dei Giochi di quattro anni fa, gli azzurri hanno confermato il terzo posto nella staffetta mista, tornando dopo vent’anni sul podio in una gara individuale, grazie a Dominik Windisch, bronzo nella sprint.

Proprio il 28enne di Rasun Anterselva è stato il protagonista indiscusso della spedizione. Sin dalla prima gara, la sprint, quella che ha consegnato all’Italia la prima medaglia di questi Giochi. Una condotta magistrale, gestendo nella prima parte, poligono compreso (dove le condizioni si erano rivelate proibitive per molti) e alzando il ritmo nella seconda parte, con il rammarico di quell’ultimo bersaglio non coperto che lo avrebbe addirittura portato sul gradino più alto del podio e che lo ha costretto alla rimonta fino al bronzo, vinto per 7 decimi. Nelle altre due gare individuali, Windisch non ha saputo ripetersi (ma nella mass start ha fatto gara di testa fino al secondo poligono), ma il suo zampino lo ha messo anche nella seconda medaglia, la staffetta mista. L’azzurro si è trovato in lotta per il podio all’ultima serie di spari, e nonostante una ricarica e un problema con la carabina, è uscito in linea con il tedesco Arnd Peiffer. Dominik ha quindi messo in scena un ultimo giro da paura, tenendo un ritmo altissimo, fino a prendersi il bronzo in una volata che è già nella storia dello sport italiano. La giusta consacrazione per un atleta umile che ha sempre fatto del duro lavoro il suo credo.

Non avrà ottenuto medaglie individuali ma Lisa Vittozzi è l’altra grande nota positiva della spedizione azzurra del biathlon. Dopo una crescita costante negli ultimi anni, la 23enne di Sappada ha compiuto uno step in più proprio sul palcoscenico più importante con il rammarico di un pizzico di sfortuna che in più di un’occasione le ha negato una medaglia che avrebbe meritato (sesta nella sprint con un errore all’ultimo bersaglio e quarta nella mass start, sul podio virtuale con Wierer all’ultimo poligono). Nella staffetta mista, poi, è stata praticamente perfetta al lancio, con due poligoni rapidi e precisi, da atleta navigata, chiudendo in testa la sua frazione. Un’Olimpiade, la prima, più che soddisfacente, da cui esce con tanta consapevolezza per il futuro.

Un po’ di rammarico non manca e qui entrano in gioco Lukas Hofer e Dorothea Wierer. Dovevano essere le punte di questa spedizione ma per un motivo o per l’altro hanno reso al di sotto del loro potenziale, come confermato dallo stesso direttore tecnico Fabrizio Curtaz. Probabilmente loro in primis si aspettavano di più, ma alla fine qualcosa è andato storto, un po’ per le condizioni meteo che hanno messo in crisi tanti atleti (basti pensare alla finlandese Kaisa Makarainen, leader di Coppa del Mondo e mai competitiva nelle gare disputate), un po’ per le energie nervose venute inevitabilmente a mancare in situazioni estreme e non ideali. Tutti e due, però, hanno saputo rifarsi nella staffetta mista: Dorothea tenendo l’Italia in testa, dietro solo alla Germania (poi vincitrice), Lukas tenendo contro la rimonta della Norvegia (con Johannes Boe) per mettere Windisch nelle condizioni di giocarsi il podio. Un’Olimpiade chiusa quindi con una medaglia al collo (la seconda dopo Sochi), ma anche amarezza, perché entrambi avevano dimostrato in stagione di poter valere molto e di essere tra i big del circuito di Coppa del Mondo. In particolar modo Wierer, che in stagione aveva trionfato nell’individuale e che giungeva a PyeongChang al termine di un quadriennio notevole, che l’aveva consacrata come una delle migliori di sempre del biathlon azzurro.

Le due staffette, maschile e femminile, invece, non hanno brillato particolarmente. Male gli uomini, per i quali, visto il livello delle rivali, il podio era comunque molto difficile. Una gara nata male, con una prima frazione deludente da parte di un Thomas Bormolini apparso scarico che ha inevitabilmente condizionato anche gli altri (Hofer e Windisch compresi). Chi si è difeso bene è stato Giuseppe Montello, preferito a Thierry Chenal sia nelle gare individuali che nella staffetta, dove in terza frazione ha trovato un ottimo zero a terra. Una bella soddisfazione, visto com’era nata la stagione, con i problemi di salute accusati a fine preparazione. Più chance ce le avevano le ragazze. All’Italia non sono bastate Vittozzi (anche in questo caso prima dopo la sua frazione, al lancio) e Wierer (che ha reagito da campionessa, con un poligono spaziale in piedi, alle difficoltà a terra): le ambizioni si sono sciolte con Nicole Gontier e Federica Sanfilippo, che hanno pagato condizioni davvero proibitive. Anche per quest’ultima un’Olimpiade al di sotto del potenziale (con tanto di colpo di freddo nella prima gara), inserita però in una stagione già travagliata e avara di soddisfazioni a livello individuale. Alexia Runggaldier, infine, si è difesa nell’unica gara disputata, l’individuale.

Aldilà dei rammarichi, però, l’Italia può uscire soddisfatta da PyeongChang 2018. La staffetta mista si è confermata sul podio, con quattro atleti di assoluto spessore, che hanno dimostrato di potersi giocare il podio anche nelle gare individuali e che continuano a fare da traino a tutto il movimento.

 

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alessandro.tarallo@oasport.it

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Foto: Fisi-Pentaphoto

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