Hockey prato, l’Italia femminile punta ai Mondiali 2018 con vista su Tokyo 2020

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Un 2017 che, nonostante un piccolo svarione (la mancata qualificazione all’Europeo di Pool A), può ritenersi davvero soddisfacente per l’Italia femminile di hockey su prato, che è riuscita a conquistare, tra mille difficoltà, la qualificazione ai Mondiali 2018. L’obiettivo è comunque puntato verso la fine del quadriennio: nel 2020 ci sono le Olimpiadi di Tokyo e questa volta le azzurre non vogliono mancare il pass a cinque cerchi. Per questi risultati il merito va alle giocatrici, che non hanno mai smesso di credere a questo sogno, ma anche dell’allenatore, Roberto Carta, sicuramente uno dei migliori di sempre in campo italiano.

Proprio sul finale di stagione il ct sardo si è raccontato in esclusiva su Hockeylove. Il programma per il 2018 prevede: “Dal 6 al 16 febbraio terremo il primo raduno. Poi cercheremo di mantenere un ritmo mensile, usando anche Pasqua e Pentecoste. A luglio, ma la data è da definire, faremo un quadrangolare in Irlanda, in mezzo ci infileremo anche due test-match con il Cile”.

Per quanto riguarda le novità nella rosa tricolore: “Qualcuna sì. La più gradita sarà Maryna Vinohradova. Un’atleta italiana per scelta, per matrimonio e per stile di vita. Da tre anni rifiuta le chiamate dall’Ucraina, ha saltato già due europei e ora il mondiale indoor, per vestire la maglia azzurra. Rientrano nel gruppo Mirabella e Natalia Lecchini che ha dato la disponibilità. Rientra, questa volta a pieno titolo, Zanni. Soprattutto abbiamo seguito le indicazioni del campionato: Giulia Pacella, Taglioli, Bormida, Dalla Vittoria”.

Dando uno sguardo alla competizione iridata, in particolare sul gruppo azzurro: “Forse è il più difficile. Il vantaggio è conoscerle già. Abbiamo fatto risultato con Cina e Corea e loro ci temono. Per noi significa fare sempre la partita perfetta, loro devono stare attente e non sbagliare troppo. Su due cose non siamo inferiori: buona parte del bagaglio tecnico individuale, come controllo palla, superamento dell’avversaria e sul piano atletico. Le azzurre sono professioniste si allenano come tali, seguono i programmi individuali con scrupolo. Alcuni test ci hanno mostrato incrementi del 30%. Cosa rara negli sport minori, dove raramente si è atleti”.

 

gianluca.bruno@oasport.it

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Foto: FB FIH


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