F1, la politica conservativa della Ferrari. Meglio un Kimi Raikkonen al tramonto che un giovane rampante da svezzare

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A due gare dal termine, con un Mondiale 2017 andato già in archivio e la vittoria di Lewis Hamilton in Messico, è tempo di analisi e primi bilanci nel Circus di F1. In particolare, la Ferrari uscita sconfitta dal confronto con la Mercedes, sia nel campionato costruttori che in quello piloti, deve riflettere sui propri errori e la propria gestione.

Affidabilità e freddezza sono le qualità venute a mancare nel momento decisivo della stagione, favorendo le Frecce d’Argento ed Hamilton. Un percorso iridato nel quale è stato Sebastian Vettel l’unico asso nel mazzo del Cavallino Rampante. Seb, grazie alle sue 4 vittorie e agli 11 podi stagionali, ha conteso il titolo al britannico essendo in testa alla graduatoria fino all’appuntamento di Monza. Poi il trittico asiatico ha punito il teutonico e la scuderia di Maranello.

Come detto, però, sposando una tipica espressione del gergo calcistico, si è notato un attacco ad una sola punta con Kimi Raikkonen, solo in alcuni round, in grado di replicare gli stessi risultati del compagno di squadra. I quasi 100 punti di differenza in classifica parlano chiaro del differente rendimento tra il teutonico ed il finlandese. Certo, alcune gare sono state condizionate dai giochi di squadra, in favore di Seb, però è altrettanto evidente che, come continuità di rendimento, il 4 volte campione del mondo si sia dimostrato superiore.

Una constatazione che porta ad una domanda: è meglio un Raikkonen a corrente alternata che puntare ad un giovane come Antonio Giovinazzi o Charles Leclerc (vincitore della F2) con tanta voglia di competere? La risposta della Rossa è nota. Il prolungamento del contratto dell’iridato 2007 per un alto anno dà conferma della politica conservativa della Ferrari, non intenzionata ad alterare lo status quo anche perché, probabilmente, un assetto del genere è ideale anche per il n.5.

Anche se nessuno lo dice chiaramente, Vettel è il n.1 in squadra e va d’accordo con Raikkonen, dal punto di vista umano, concorde anche nel lavoro di sviluppo da seguire. Pertanto il ragionamento della squadra è volto a non alterare questi delicati equilibri. Vero è che, un po’ come fatto da Red Bull, investire non necessariamente sull’usato sicuro può essere un vantaggio guardando anche a lungo termine e non solo a breve scadenza.

Il Cavallino però va avanti con questa strategia, conscio però dei pro e dei contro.

 

 

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