Calcio, il 2006 l’apogeo di un’era. Poi umiliazioni in serie: Nuova Zelanda, Costa Rica, Svezia. Beffati e derisi

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Da potenza incontrastabile, da corazzata temuta in tutto il Pianeta, da esempio da emulare e da prendere in considerazione, dal Paese faro del calcio internazionale a Nazione bistrattata, derisa, incapace anche di qualificarsi ai Mondiali, non in grado di segnare un gol alla tutt’altro che irresistibile Svezia, costretti a guardare la rassegna iridata davanti a un televisore per la prima volta dopo 60 anni.

Ci sono almeno tre generazioni di italiani che non sapevano nemmeno cosa significasse non andare a un Mondiale in quello che è lo sport nazionale, quello a cui tutti in un modo o nell’altro, obbligati o meno, si sono avvicinati almeno una volta nella loro vita. Chiunque ha dato un calcio a un pallone da calcio, molti hanno anche sognato di diventare professionisti e di vestire quella maglia azzurra, così prestigiosa e affascinante, quella dei quattro volte Campioni del Mondo, quella di una delle squadre più forti in circolazione, temuta e blasonata a qualsiasi latitudine.

Proprio il 2006 sembra essere stato l’apogeo di un’era, il nostro culmine ma anche l’inizio di un tracollo inesorabile. I ragazzi di Marcello Lippi, scossi dal caos calciopoli che stava sconvolgendo il Paese e che avrebbe poi mutato i valori in campo della nostra Serie A, riuscirono a compattarsi e a rendersi protagonisti di una memorabile cavalcata in Germania culminata con la vittoria sulla Francia ai rigori e Fabio Cannavaro che alzava la Coppa al cielo di Berlino. Un’immagine indelebile nella mente di tutti gli italiani, un ricordo che però rischia di sbiadirsi anno dopo anno, offuscato da umiliazioni in serie che abbiamo dovuto patire nel recente passato, fino al tracollo di ieri contro la Svezia: rimanere fuori dai Mondiali, com’era successo soltanto nel 1958, è qualcosa di equiparabile soltanto allo schiaffone subito dai dilettanti della Corea del Nord nel 1966. Quel giorno vennero celebrati i funerali del calcio italiano, cambiarono le regole sugli stranieri in campionato ma la ripresa fu comunque rapida perché quattro anni dopo riuscimmo a disputare la finale contro il Brasile di Pelé dopo il mitologico Italia-Germania 4-3 d.t.s.

Dopo il trionfo di Berlino l’Italia è incappata in due eliminazioni consecutive nella fase a gironi, complici due partite disastrose contro due Cenerentole del calcio internazionale: il pareggio contro la Nuova Zelanda segnò l’addio a Sudafrica 2010 (decisivo però il ko finale contro la Slovacchia), il clamoroso scivolone contro la Costa Rica a Brasile 2014 ci costrinse all’impresa contro l’Uruguay che non arrivò. Dopo quattro anni parliamo addirittura di una mancata partecipazione, derisi e sbeffeggiati dagli avversari e dalla stampa internazionale: la Svezia, tutt’altro che una corazzata inavvicinabile, ci ha sbattuto fuori da tutto. Siamo all’anno zero e l’uscita dal tunnel sembra davvero molto lontana.

 





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