MotoGP, GP Australia 2017: la crisi senza fine della Yamaha. Valentino Rossi è preoccupato, anche in ottica 2018….

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Si dice che siano gli anni bisestili a “portare sfortuna“. Nel caso della Yamaha, invece, è questo 2017 l’anno che andrebbe cancellato in fretta dagli almanacchi. Dopo un inizio incoraggiante, con Maverick Vinales in grado di vincere tre delle prime cinque gare, il campionato ha preso una china davvero negativa con la miseria di cinque podi tra lo spagnolo e Valentino Rossi (primo ad Assen), negli ultimi dieci Gran Premi. Al momento le vittorie in totale sono 4 (due anni fa, per esempio, erano 11), e per vedere un dato peggiore bisogna risalire al lontano 2003, con zero, quando i piloti si chiamavano Carlos Checa e Marco Melandri.

Come si può spiegare, quindi, una involuzione simile? Una crisi (clicca qui per analisi), senza mezzi termini, nella quale è piombata la scuderia di Iwata? I motivi sono molteplici e, aspetto non secondario, sono lampanti anche allo stesso team. Il fatto che non stiano riuscendo a risolverli, dunque, è doppiamente allarmante. Ma andiamo con ordine.

Dopo un inverno sfolgorante, con Vinales che sembrava andare ad un ritmo impossibile per tutti, le prime uscite sembravano confermare tale assunto. Vittoria per lo spagnolo in Qatar ed in Argentina, che anticiparono la caduta ad Austin e il successo a Le Mans nel derby con Rossi. Prima dell’appuntamento transalpino tuttavia arrivò il primo campanello d’allarme, in occasione del GP di Spagna a Jerez de la Frontera. Le due Yamaha ufficiali, infatti, chiusero una gara a dir poco complicata nelle posizioni di rincalzo (sesto Vinales e addirittura decimo Rossi) per colpa delle gomme. Con le alte temperature di Jerez gli pneumatici andarono in enorme sofferenza, rendendo le moto inguidabili. In uscita di curva, infatti, la moto iniziava a “spinnare” con perdita di accelerazione e guidabilità.

Da questo momento in poi l’annata in casa Yamaha è divenuta una lunga rincorsa a trovare soluzioni per problemi insormontabili. Solo la vittoria di Rossi nel GP di Olanda, suo feudo, e dopo una gara con qualche goccia di pioggia, ha reso meno amaro un finale di stagione letteralmente da mani nei capelli. La casa giapponese le ha tentate tutte. Incominciando con il telaio. Seguendo due strade distinte. Rossi preferiva una soluzione, mentre Vinales voleva tornare al passato. Ad ogni modo, anche sotto questo punto di vista, le cose non sono certo migliorate.

Come, non va dimenticato, sotto l’aspetto della mancanza di grip. Ormai è diventata una litania. Quando le temperature sono troppo alte, o troppo basse, quando piove, o quando un tracciato ha di suo poco grip, le Yamaha ufficiali (perché dal team Tech3 in giù, con l’edizione 2016, non soffrono a livelli simili) annaspano. Lo si è visto a Barcellona (ottavo Rossi e decimo Vinales), in Austria (sesto lo spagnolo e settimo l’italiano) o in altre occasioni. Infine, quando piove, le M1 diventano nuovamente inguidabili, come ha confermato il “Dottore” dopo la caduta di Motegi, con termini come “paura di guidare questa moto sul bagnato” che non si sentono spesso in questo mondo.

In poche parole la Yamaha 2017 è risultata un progetto nato male, rivoluzionando troppo una moto che nella passata stagione risultava decisamente migliore, e che non è stato possibile sviluppare nel corso della stagione. A questo punto si deve già pensare al 2018, rivedendo completamente le idee. Rossi e Vinales negli ultimi GP hanno lanciato l’allarme, sottolineando che al momento la Yamaha si trovi letteralmente in mare aperto, con una moto impossibile da sfruttare in troppe condizioni e che non potrà essere presentata così nella prossima stagione. Servirà una vera e propria rivoluzione capendo, sin da subito, dove intervenire e come migliorare.

 





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alessandro.passanti@oasport.it

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