Tuffi, Mondiali Budapest 2017: il “tradimento” di Bondar e altri cambi di nazionalità

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Il caso recente più noto, nei tuffi, è stato quello di Uschi Freitag: fino all’Olimpiade di Londra 2012 con la Germania, dopo con l’Olanda. Ma ora che si è ritirata è di Aleksandr Bondar la storia più curiosa alla vigilia del Mondiale che partirà domani, venerdì 14 luglio, a Budapest. Piattaformista classe 1993, con l’Ucraina ha vinto un bronzo iridato nel sincro 10 metri a Shanghai 2011 e nove medaglie europee tra il 2009 e il 2014. Poi, nella stagione 2014-2015, non si è più visto.

E’ ricomparso nell’estate 2015 in una foto postata sui social network da Alessio Moneta, tuffatore italiano impegnato negli Europei giovanili a Mosca, e il 10 ottobre di quell’anno ha ottenuto il passaporto russo dopo aver sposato la fidanzata Yekaterina Fedorchenko. Avrebbe voluto qualificarsi per Rio 2016, ma non ce l’ha fatta. Intanto, però, ha mandato su tutte le furie il suo ex Paese, perché aveva già annunciato il suo ritiro per problemi fisici. Tamara Tokmacheva, l’allenatrice della nazionale gialloblu, ha parlato di “tradimento” al sito ucraino Segodnya. Il tutto mentre i rapporti diplomatici tra Russia e Ucraina, si sa, non sono amichevoli. Anche per questo motivo Bondar, che a Budapest sarà in gara nell’individuale da 10 metri e nel sincro con Viktor Minibaev, ha partecipato alle World Series 2017 (tre bronzi) ma ha saltato l’Europeo disputato proprio a Kiev a metà giugno.

Anche Kevin Chavez, nato nel 1991, sarà al via del Mondiale di Budapest per una nazione diversa da quella di nascita. Nel 2013, a Barcellona, fu terzo nella gara individuale da 1 metro per il Messico. A Rio 2016 ha però difeso i colori dell’Australia, e lo stesso farà in Ungheria. Anche lui – come ha rivelato il The Australian – si era ritirato per un infortunio al ginocchio, ma è stato convinto a riprendere l’attività da Chava Sobrino, allenatore australiano nato in Messico che nel 2008 ha portato al trionfo olimpico Matthew Mitcham dopo problemi di droga e che, per un breve periodo, ha seguito anche Tania Cagnotto. “Non ero motivato a ricominciare a tuffarmi, ma Chava mi ha invitato a Sydney e ho accettato“, ha detto Chavez. La conferma della sua cittadinanza è arrivata a dieci giorni dai Trials olimpici e in Brasile ha chiuso 26° da 3 metri.

Non hanno mai partecipato a un Mondiale con un’altra bandiera, ma ci sono altri esempi di tuffatori impegnati a Budapest che in passato gareggiavano per un Paese diverso. Adriano Ruslan Cristofori, nato in Ucraina e adottato da una famiglia italiana che ha vissuto in Spagna fino al 2013, vestirà l’azzurro (è all’esordio) ma nel 2012 ha disputato il Meeting internazionale giovanile di Dresda con gli iberici. Yona Knight-Wisdom (Giamaica) e Oliver Dingley (Irlanda) hanno scelto il Paese dei nonni perché chiusi dalla concorrenza in Gran Bretagna. E l’australiana Esther Qin si è allenata sette anni in Cina prima di trasferirsi in Oceania nel 2009 per seguire il padre, che aveva trovato lavoro come chef.

 

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francesco.caligaris@oasport.it

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Foto da: Facebook Fina (Bondar, il primo da destra, sul podio alle World Series 2017 con Minibaev)

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