Judo, Europei | Antonio Ciano ci racconta la medaglia del 2009. E sui suoi eredi: “Li vedo tra i più forti”

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Era il 2009 quando Antonio Ciano disputò la finale della categoria 81 kg ai Campionati Europei di Tbilisi contro il russo Ivan Nifontov: da allora, non si sono più visti judoka italiani nelle finali maschili della rassegna continentale (per le donne invece le ultime finali sono quelle del 2010, che videro protagoniste Edwige Gwend e Rosalba Forciniti). Nella speranza che altri azzurri riescano ed eguagliarlo, abbiamo sentito l’atleta campano, che nel frattempo sta preparando il suo futuro nelle vesti di allenatore.

Antonio Ciano, raccontaci com’è andata quell’edizione degli Europei.

Era il primo Europeo che disputavo, finita l’era Maddaloni potevo esprimermi finalmente in una gara ufficiale. Non vedevo l’ora, fino a quel momento ero rimasto alla finestra, all’epoca solo un judoka per categoria poteva partecipare ai Campionati Europei e Mondiali. Per tutto il 2008, mentre la nazionale si preparava per le Olimpiadi di Pechino, io decisi di non far parte dei convocati per la rassegna a cinque cerchi, e me ne stavo tra caserma, casa e allenamenti all’estero, organizzati con amici che ho in altri Paesi: andai ad allenarmi in Francia e Germania. Iniziato il 2009, il primo step era quello di affermarmi come titolare post-Maddaloni in campo nazionale, e poi puntare alle tre gare ufficiali che c’erano quell’anno: Campionati Europei a Tbilisi, Giochi del Mediterraneo a Pescara e Campionati del Mondo a Rotterdam. Disputai la finale per la medaglia in tutte e tre le competizioni. Ad aprile si fecero i Campionati Assoluti a Crotone dove guarda caso battei Marconcini in finale, quindi dopo venti giorni andai a Tbilisi con tanta voglia di fare. Primo incontro con il finlandese, secondo con il campione del mondo olandese Elmont, poi il georgiano Tsiklauri, beniamino di casa poi finito terzo, semifinale con lo sloveno Sedej, anche lui terzo. Così mi ritrovai in finale con il russo Nifontov, che poi vincerà a Rotterdam il titolo iridato, ma che fino a quel momento pochi conoscevano. Dopo trenta secondi ero in vantaggio di un waza-ari, ma nell’azione dopo mi fa ippon. Una finale botta e risposta. Chiaramente ero soddisfatto del risultato, visto che ero andato lì per divertirmi e dimostrare il mio valore“.

Come vedi la squadra azzurra per Varsavia, ed in particolare i due atleti della tua categoria, Matteo Marconcini ed Antonio Esposito?

La squadra maschile, a parte Di Loreto, è alla prima partecipazione ad un Campionato Europeo, quindi spero che l’emozione e la tensione non la facciamo da padrone, ma che possano trovare quella serenità giusta per potersi esprimere al meglio. Il mio augurio è di non arrivare solo in finale, ma di far suonare l’inno di Mameli a Varsavia per tutto il judo italiano. Per quanto riguarda gli Azzurri della categoria 81 kg, li vedo tra i più forti, sono giovani e fanno un bel judo. Antonio l’ho visto crescere, ha molti margini di miglioramento soprattutto dal punto di vista fisico. Matteo è un po’ più esperto ed estroverso, cinico. Hanno dalla loro il fatto di essere più bravi tecnicamente degli altri. Secondo me possono prendersi una bella soddisfazione“.

Qual è il tuo ruolo attuale all’interno della federazione?

Rientro nel quadro tecnico come collaboratore tecnico federale, un po’ di esperienza ce l’ho e spero di metterla al servizio dei giovani. Ma prima di tutto viene la Finanza, le Fiamme Gialle: punto a diventare tecnico ufficiale lì, step by step“.

giulio.chinappi@oasport.it

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Immagine: EJU – Marina Mayorova

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