F1, la Ferrari può davvero sperare di giocarsi il Mondiale? I 5 motivi per crederci

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21 ottobre 2007. Kimi Raikkonen si aggiudica il GP del Brasile, vince in volata il titolo soffiandolo a Lewis Hamilton e riporta, dopo tre anni, il Campionato del Mondo di F1 in casa Ferrari. Fast forward. Sono passati esattamente 3431 giorni da quella trionfale domenica di San Paolo per la Scuderia di Maranello sul circuito intitolato a Carlos Pace. Da quel momento in avanti le gioie per la Rossa si sono decisamente rarefatte e si riassumono in un titolo Costruttori nel 2008 e appena 22 vittorie nei 171 Gran Premi disputati (solo 3 nelle ultime 73 gare). Come se non bastasse, si sono vissuti addirittura campionati senza nemmeno un arrivo sul gradino più alto del podio, come nel 2014 e nel 2016. La passata stagione, poi, è stata una delle più scottanti della storia recente della Ferrari. Partenza tra grandi squilli di fanfara e rovinosa caduta nella realtà. Anche per questo la Scuderia di Maranello ha deciso di approcciare la stagione 2017 con basso profilo e voglia di lavorare. I primi risultati dei test di Barcellona lasciano ben sperare. Ma ci sono motivi reali per cui potremmo vedere Sebastian Vettel o Kimi Raikkonen tornare al titolo piloti? Non sarà facile, per niente, ma qualche spunto per sperare c’è.

1) LA NUOVA SF70H – Come abbiamo già detto in questi giorni, la nuova vettura sembra partita con i migliori auspici. È veloce, costante e maneggiabile grazie al passo corto. Nella stagione 2016 i talloni d’Achille furono l’affidabilità, il giro secco (nel quale il gap era di quasi un secondo nei confronti della Mercedes) e lo sfruttamento del carico aerodinamico. Gli otto giorni di prove a Barcellona hanno fatto capire che, almeno per il momento, la nuova rossa è solida, potente (la Power Unit è competitiva) e meno selettiva con i circuiti. I due piloti hanno girato spesso con ghiere per capire come si comporta il retrotreno della vettura in fatto di aerodinamica. Dopo anni di galleria del vento fallimentare, urge un salto di qualità laddove, Red Bull su tutte, e Mercedes sono all’apice.

2) GLI PNEUMATICI Le gomme 2017 non sono solamente più larghe, ma si annunciano anche più durature. Significa che vedremo meno pit stop e stint di gara più lunghi. Verranno utilizzate spesso le mescole Hard e Medium, dunque, non le migliori amiche della Ferrari negli ultimi tempi. I test pre-stagionali, invece, hanno espresso una SF70H educata e veloce con queste coperture e il fatto rappresenterebbe un passo in avanti rispetto all’anno scorso quando la vettura di Maranello eccelleva solo con SuperSoft e Soft. L’incognita è, tuttavia, portare gli pneumatici nel giusto range di temperatura. L’anno scorso, specie nelle qualifiche, era una vera impresa e, se si vuole puntare in alto, sarà un problema da risolvere nel più breve tempo possibile.

3) MENTALITA’ – Da Sergio Marchionne in giù il messaggio è chiaro. “Poche chiacchiere, testa bassa e lavorare”. I primi frutti sembrano già vedersi nitidi e il nuovo Direttore Tecnico Mattia Binotto ne è la conferma. C’è grande concentrazione in quel di Maranello e una voglia immensa di zittire i critici e mettersi alle spalle il 2016. Da chi ha disegnato la vettura, e ha percorso una strada quasi unica nel circus, a chi la sta migliorando, fino ai piloti, si agisce e si pensa in vista di un anno che, volenti o nolenti, sarà fondamentale per il futuro della Scuderia.

4) IL CAMBIO DI REGOLAMENTO – Questo è il punto più labile ma, forse, decisivo. Quando si affronta una vera e propria rivoluzione tecnica, e quest’anno la stiamo vivendo in maniera massiccia, le carte si rimescolano. Sia chiaro, la Mercedes è ancora la squadra da battere, ma mai come in questa occasione c’è spazio per chi ha azzeccato la vettura giusta. In Ferrari, negli ultimi periodi, questo aspetto c’era. Mancava, decisamente, il saper portare gli sviluppi ad hoc durante la stagione, a differenza, soprattutto, della Red Bull.

5) I PILOTI Se n’è andato (ma non siamo certi che in un futuro prossimo non ritornerà) il Campione del Mondo Nico Rosberg. Lewis Hamilton rimane l’unico iridato nei piani alti (non ce ne voglia Fernando Alonso, ma pensare che la McLaren lotterà per il Titolo è dura) per cui avere a disposizione un’accoppiata come Kimi Raikkonen e Seb Vettel (62 vittorie in totale) non è cosa da poco. Qualità, voglia di rifarsi ed esperienza che, con vetture così rinnovate, non guasta di sicuro. Certo, entrambi sono in scadenza di contratto e tutto ciò potrebbe aprire altri discorsi, ma non è pensabile che due campioni simili possano essere distratti da questioni simili.

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