F1, analisi Test Barcellona 2017: Ferrari nata sotto una buona stella; Mercedes meno lontana?

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Gli otto giorni di test pre-stagionali di F1 a Barcellona sono stati decisamente importanti per capire, almeno in larga parte, a che punto sono, o non sono, le Scuderie in vista della stagione 2017. Il fatto che i team potessero girare solamente in queste due settimane, ha reso il circuito del Montmelò il primo vero, ed unico, banco di prova in vista dell’esordio di Melbourne tra poco meno di due settimane.

In questi 8 giorni di test (64 ore complessive) hanno girato 22 piloti per un totale di ben 7430 tornate. Il tracciato catalano, quindi, è stato percorso per qualcosa come 34586 chilometri. Numeri che, ovviamente, ci hanno lasciato diversi spunti. Andiamoli ad analizzare in maniera accurata.

Iniziamo dai campioni in carica della Mercedes. Le frecce d’argento sono le vetture che hanno effettuato il maggior numero di giri, Valtteri Bottas 628 (record assoluto) e 428 per Lewis Hamilton per un totale di 5101 chilometri. Una distanza incredibile che è stata percorsa quasi sempre senza intoppi (e se c’erano si trattava di grattacapi minimi) e che dimostra, e non ce n’era bisogno, che la Mercedes W08 è solidissima. Sulle prestazioni la sensazione netta di tutto il paddock è che Hamilton e Bottas si siano nascosti (Valtteri Bottas ha segnato il terzo tempo assoluto dei test in 1:19.310, mentre Lewis Hamilton ha il quarto con 1:19.352) e che, quando ci sarà da fare sul serio, disporranno ancora di tre, quattro, decimi di sicurezza. Dopo tre anni di dominio, tuttavia, si potrebbe annunciare un nuovo Mondiale con meno vantaggio sugli inseguitori.

Al 13 di marzo sembrerebbe che le prime a mettere il fiato sul collo delle Mercedes potrebbero essere le Ferrari, e questa di per sé è già una grande notizia. Dopo una stagione 2016 davvero negativa, la nuova SF70H sembra nata sotto una buona stella e, aspetto ancor più importante, è migliore della sua edizione precedente in diverse criticità. Partiamo dai numeri: Kimi Raikkonen ha centrato il giro più veloce di questi otto giorni con un impressionante 1:18.634 (quasi tre secondi più veloce della pole 2016 di Hamilton) e ha completato 365 giri. Il suo compagno di squadra, Sebastian Vettel, ha il secondo crono con 1:19.024 (con le SuperSoft) e ha chiuso la bellezza di 591 giri (secondo dato assoluto). A parte un paio di stop per problemi di lieve entità, e qualche fisiologica uscita di pista, le rosse hanno dimostrato affidabilità (sono lontani anni luce gli stop ripetuti di dodici mesi fa) e tanti miglioramenti. La vettura è veloce anche nel giro secco, quantomeno è molto più vicina alle Mercedes rispetto agli ultimi tempi, si comporta bene anche con le gomme più dure e non solo con Soft e SuperSoft come nel 2016 e, soprattutto, si adatta bene al nuovo elevato carico aerodinamico. Gli ingegneri di Maranello hanno puntato su un passo più corto rispetto a tutti e, la SF70H, sembra giovarsene. Molto lavoro si è concentrato sul carico al retrotreno, un aspetto nel quale può e deve fare meglio, ma il bicchiere è assolutamente mezzo pieno, forse anche tre quarti.

Al terzo posto non si può non mettere la seconda Scuderia dell’anno scorso, ovvero la Red Bull. Questa posizione è dovuta a due aspetti: prestazioni non eccezionali e affidabilità ancora mancante. La nuova RB13 ha girato meno delle dirette concorrenti (Max Verstappen ha concludo 347 tornate con il sesto crono in 1:19.438, mentre Daniel Ricciardo ha fatto anche peggio con 337 giri e nono tempo, 1:19.900). 3184 chilometri che hanno visto diversi stop inattesi. Power Unit Renault che saltavano (e quando erano vive e vegete erano meno prestazionali del dovuto, tanto che in alcuni momenti venivano depotenziate) e balbettii di crescita che non stanno certo facendo piacere ai due piloti. Se dovessimo giocarci il classico euro, scommetteremmo che la Scuderia di Milton Keynes non sia quella che abbiamo visto ma sarà molto più competitiva. Di sicuro, però, Ricciardo e Verstappen speravano in un inizio migliore.

Non potevano, invece, sperare in tanto in casa Williams. Rispetto all’ultima stagione sembra che gli incubi siano stati scacciati. Il ritirato-rientrante Felipe Massa ha piazzato il quinto tempo assoluto in 1:19.420 e ha completato 414 giri. Anche il suo giovane compagno, Lance Stroll, ha dato segnali di crescita rapida e, quindi, c’è di che ben sperare. La nuova vettura inglese è apparsa, sin da subito, molto veloce sul giro secco e anche affidabile. In poche parole la Williams si candida come sorpresa del 2017.

In scia vogliamo mettere la Force India. Sergio Perez e Esteban Ocon non hanno fatto segnare tempi eclatanti, e si può dire che non fosse nemmeno nei loro piani, ma hanno percorso oltre 700 giri e dato la consueta sensazione di avere tra le mani una monoposto solida. Nel team si parla di “attacco al terzo posto nei Costruttori”. Ad oggi appare ancora un obiettivo decisamente lontano.

Meno distante, invece, il piano di rinascita della Toro Rosso. Sia chiaro, la Scuderia di Faenza non è pronta ad un salto in avanti enorme, ma sul finale dei test ha dato segni di miglioramenti. Carlos Sainz ha fatto segnare il settimo tempo assoluto in 1:19.837 (il compagno Daniil Kvyat solo il quattordicesimo) e hanno dimostrato di poter migliorare. Sarà importante capire come andrà la nuova Power Unit Renault.

Chi ha puntato, quasi esclusivamente, sulla lunga distanza, è stata la Haas che, con Kevin Magnussen e Romain Grosjean hanno completato oltre 700 giri, quasi sempre senza forzare (i migliori tempi sono da ultime file) proprio per andare alla ricerca dell’affidabilità, vero tallone d’Achille della stagione d’esordio.

Prova a emergere anche la Renault che, con Nico Hulkenberg e Joylon Palmer, hanno svolto otto giorni di prove abbastanza anonime. Tempi non eccezionali e circa 600 giri conclusi non sono un grande biglietto da visita, ma il cantiere è aperto. Anche per loro la grande incognita è la Power Unit.

Chiudiamo con le note dolenti, o forse dolentissime. Nelle ultime due file, dato che la Manor non c’è più, troviamo la Sauber e la McLaren. Gli svizzeri con Pascal Wehrlein, Markus Ericsson e Antonio Giovinazzi (esordio positivo per il pilota pugliese) hanno girato un buon numero di chilometri ma le prestazioni sono scarse. Mediamente tra i tre e i quattro secondi di ritardo. Chi sta facendo peggio è la Scuderia di Woking che ha già fatto fuori un numero impressionante di Power Unit Honda e che per questo motivo ha girato pochissimo (appena 425 giri e 1978 chilometri). In poche parole tutto quello che Fernando Alonso e Stoffel Vandoorne non volevano. Al momento la McLaren rischia di essere allo stesso livello del 2015. Il che è pressochè incredibile e allarmante. La pazienza di Alonso è già ampiamente esaurita.

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