EditorialiSlitteSlittino
C’era una volta l’Italia dello slittino…
C’era una volta l’Italia dello slittino. Una potenza capace di conquistare ben 35 Coppe del Mondo nella sua storia tra singolo (comprese quelle a pari merito di Ernst Haspinger e Paul Hildgartner nel 1981), singolo femminile, doppio e team-relay, seconda solo alla Germania (ma davanti ai tedeschi nel singolo maschile).
C’era una volta Armin Zoeggeler, il più grande di sempre in questo sport, capace di stabilire record difficilmente battibili (10 sfere di cristallo e 57 vittorie complessive nel circuito maggiore) e sul podio in ben sei edizioni consecutive dei Giochi Olimpici (con gli ori di Salt Lake City 2002 e Torino 2006).
Oggi dell’Italia dominante nello slittino resta solo il ricordo. Le gare di Winterberg hanno confermato la sgradevole sensazione emersa al termine della passata stagione: quella tricolore, ormai, va considerata come una squadra di seconda fascia nel panorama mondiale. Una compagine con diversi i giovani interessanti che faticano a spiccare definitivamente il volo. Un’Italia capace di piazzare qualche colpo sporadico, dettato da particolari piste o condizioni meteo, senza tuttavia garantire l’eccezionale continuità di rendimento cui eravamo abituati in passato.
Se torniamo indietro di 7 anni, gli azzurri festeggiarono ben due Coppe del Mondo nel 2009, quella di Zoeggeler nel singolo e di Oberstolz-Gruber (tutt’ora in attività) nel doppio. Risultati e trionfi che oggi annegano nell’utopia, dove anche il podio in una singola tappa è diventato un obiettivo difficile da agguantare.
Di certo molte cose sono mutate nell’arco dei decenni. Quello attuale non è più lo stesso slittino di inizio Millennio. La ricerca tecnologica applicata per rendere sempre più performanti le slitte, i pattini così sensibili alle condizioni climatiche: tutti fattori dove la Germania eccelle ed i risultati (dominanti) non rappresentano che una mera conseguenza di investimenti importanti. L’Italia, sotto questo profilo, è rimasta indietro, anche se da questa stagione è tornato il ‘mago’ Walter Plaikner dopo l’esperienza in Russia. Sarebbe riduttivo, tuttavia, ricondurre le cause dello slittino italiano solo alla qualità di materiali o, come accade sovente, all’assenza di una pista sul territorio nazionale dove poter effettuare dei test.
Sempre più spesso, infatti, i nostri portacolori commettono evidenti errori di guida, anche coloro che, almeno sulla carta, avrebbero il talento per decollare. Dominik Fischnaller, sbocciato nel 2014 con un terzo posto nella classifica generale di Coppa del Mondo che lasciava presagire un futuro da erede di Armin Zoeggeler, sembra vittima di un’involuzione che ha radici prettamente nella testa. A febbraio compirà 24 anni, ma il limbo tra eterna promessa e campione affermato non è ancora stato valicato. Qualche buon segnale hanno mostrato in doppio Rieder-Rastner, altra coppia su cui si punta da anni, ma sostanzialmente mai davvero in grado di ambire al podio con continuità. Sta ancora peggio il settore femminile, dove da un ventennio manca un’interprete in grado di garantire il vertice mondiale (andrà seguita in futuro Nina Zoeggeler, figlia del Cannibale su cui non bisognerà mettere eccessive pressioni; anche lei, come suo padre, ha iniziato dallo slittino naturale).
L’Italia vincente e dominante, dunque, vive nel passato. Se la Germania appare ormai inarrivabile, gli azzurri hanno perso posizioni nelle gerarchie internazionali anche al cospetto di Russia, Austria e Stati Uniti. Oggi un posto nella top10 viene accolto come un risultato positivo, un podio come un trionfo. C’era una volta l’Italia dello slittino…
federico.militello@oasport.it
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Foto: Paola Castaldi
