Sci di fondo, Mondiali 2015: Pellegrino e la staffetta del presente e del futuro

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Il rischio molto spesso è collegato alle possibilità di sviluppo in chiave futura. Gestire il rischio vuole anche dire saper accettare gli insuccessi e trarre insegnamento da questi. E’ da vedere in quest’ottica la decisione di schierare Federico Pellegrino in ultima frazione della staffetta. Scelta che oggi è risultata ininfluente ma che appare l’opzione più logica per far tornare l’Italia ai fasti di un tempo in una delle gare più prestigiose dello sci di fondo. Non ce ne voglia David Hofer, ma in questo stato di forma, pur in crescita rispetto alle precedenti gare stagionali, l’Italia non avrebbe avuto nessuna chance di lottare per il podio qualora ci fosse stato un arrivo in volata.

L’unica possibilità era rischiare Federico Pellegrino e sperare in un’ultima frazione non troppo dispendiosa che permettesse al poliziotto valdostano di giocarsi qualcosa di importante in volata. Così non è stato, Francesco De Fabiani e soprattutto Didi Noeckler hanno perso le code dei migliori in alternato e Roland Clara non ha potuto fare altro che riportare l’Italia a giocarsi una posizione a ridosso del podio. Peccato per la prestazione del poliziotto altoatesino, incapace di ripetere la straordinaria performance della team sprint a skating.

Rimane comunque da elogiare la scelta di Sepp Chenetti. Questo, salvo inserimenti a sorpresa nei prossimi anni, sarà il quartetto che difenderà il tricolore anche ai prossimi Mondiali e soprattutto alle Olimpiadi di Pyongyang. L’unico dubbio riguarda Roland Clara, il più anziano del gruppo con i suoi 33 anni. Rollo tuttavia è stato una delle principali note liete della “cura Chenetti”, assolutamente rigenerato dopo un’annata da dimenticare. Non bisogna dimenticare lo stesso David Hofer, che se tornasse quello di due anni fa, sarebbe un ottimo elemento per la terza frazione nonostante pure lui sia un po’ in là con l’età (appena un anno in meno di Clara).

Per l’ultima frazione invece appare improbabile puntare su un nome diverso da quello di Federico Pellegrino. Le grandi imprese azzurre del passato portano la firma tutte di campionissimi. Da Silvio Fauner che ammutolì i centomila vichinghi a Lillehammer nel 1994 a Cristian Zorzi che difese, anzi incrementò, il vantaggio lasciato in dote da Pietro Piller Cottrer a Torino 2006. L’unica via percorribile per far rivivere quelle emozioni è puntare con decisione sul Chicco nazionale, nella speranza che quest’ultimo riesca a migliorare nelle lunghe distanze senza perdere il suo incredibile rush finale.

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francesco.drago@olimpiazzurra.com

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