Sci alpino: bentornata, Fede!

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Il cerchio si chiude ad Aspen, dove tutto era iniziato cinque anni fa. Il 29 novembre 2009, proprio sulla pista del Colorado, Federica Brignone centrava il primo podio in Coppa del Mondo: non certo il primo ruggito di una carriera da predestinata (campionessa mondiale junior in combinata pochi mesi prima a Garmisch), ma la più bella conferma che questa figlia d’arte poteva girare forte anche ai più alti livelli.

Poi ne sono seguiti altri cinque, restando comunque stabilmente tra le prime 5-6 gigantiste al mondo e vincendo l’argento iridato ancora una volta a Garmisch; mancava la vittoria, manca la vittoria, ma quella arriverà. Perché tra quella Federica e quella di oggi, anzi di sabato scorso, è passato parecchio tempo e sono successe tante cose. C’è stato il passaggio ai nuovi raggi di curvatura, che comunque in qualche modo hanno costretto a cambiare il gesto tecnico; c’è stato soprattutto un infortunio alla caviglia, inizialmente sottovalutato e forse anche schernito da alcune persone, ma rivelatosi poi decisamente limitante. E allora una stagione, la 2012-2013, è volata via così, mentre nell’anno passato la carabiniera di La Salle ha ritrovato continuità di rendimento, pur mancando il podio, continuando inoltre ad accumulare paletti in slalom, disciplina dove, vista la non formidabile concorrenza, non fatica a trovare spazio in squadra e la usa quasi per sfogarsi, per liberarsi dalla tensione.

A fine ottobre Federica inizia col piede giusto la nuova stagione: quinto posto sul Rettenbach e un radioso sorriso che comunica tranquillità, sicurezza nei propri mezzi, felicità. Si ritorna ad Aspen, si ripete la magia di cinque anni prima: pista difficile, gigante vero, livello altissimo. Da parte sua, una sciata morbida ma aggressiva, fluida, senza incertezze, dosando bene la capacità e la voglia di attaccare: sì, un paio di piccole sbavature nella seconda manche, ma non sembra che lì ci abbia lasciato i 76/100 che la distanziano dal secondo posto o l’1.36 dalla sorprendente Eva-Maria Brem. Terzo posto, cinque centesimi meglio di Tina Maze, perché i centesimi vanno e vengono, sono un battito di ciglia, ma prima o poi ripagano degli sforzi. E si riparte da lì, Federica, dal podio ritrovato e dalla forte convinzione in se stessi per assaltare nuovamente l’élite della specialità.

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foto: credit FISI

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marco.regazzoni@olimpiazzurra.com

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